I leader di Stati Uniti, Israele e popolo palestinese hanno rilanciato con una stretta di mano la trattativa di pace che nei migliori auspici dovrebbe concludersi entro la fine del 2008 con la creazione di uno stato palestinese.
“E’ un forte inizio” ha dichiarato Bush ai delegati delle quaranta quattro nazioni presenti alla conferenza di Annapolis, inclusi quattordici paesi arabi tra cui Siria e Arabia Saudita e superpotenze come Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna. “Il compito che inizia qui ad Annapolis sarà difficile” riconosce il Presidente americano, e mette le mani avanti: “E’ l’inizio del processo e non la fine, e non c’è dubbio che resta molto da fare.” Ma rimane ottimista: “Le parti possono iniziare questo lavoro con fiducia Il momento è giusto. Lo sforzo è giusto. E con un forte impegno, so che possono avere successo.”
Il leader palestinese Abbas si è rivolto ai cittadini israeliani: “Nostri vicini in questo piccolo pezzo di terra, non stiamo elemosinando la pace l’uno dall’altro. La pace è un interesse comune per entrambi. Pace e libertà sono un nostro diritto quanto pace e sicurezza sono il diritto di entrambi. E’ il momento che questo ciclo di sangue, violenza e occupazione finisca.” Sottolinea l’importanza del coinvolgimento degli altri paesi arabi: “Bisogna profittare dell’eccezionale opportunità della presenza araba, islamica ed internazionale e del grande sostegno di Annapolis da parte dall’opinione pubblica palestinese ed israeliana per rilanciare il processo di negoziazione.” (un sostegno non proprio condiviso da tutti considerando le violente proteste di Gaza).
Olmert dice che questo è “un processo inevitabile” nonostante le grandi difficoltà. Ribadisce che Israele “vuole la pace, la fine del terrore e dell’odio” e che “è pronta a fare un compromesso difficile” per raggiungerla. Chiama Abbas “il suo amico”, invitandolo a raggiungerlo “in un processo tormentato che non ha alternative”. Guardando dalle parti del principe Saud-al Faisal, ministro degli esteri saudita, dichiara: “C’è molto che ci separa, ma ci sono molte cose che ci accomunano. Come noi, sapete che il fanatismo religioso e l’estremismo nazionalista sono la ricetta perfetta per l’instabilità e la violenza, per l’amarezza e infine per la disintegrazione delle vere fondamenta di coesistenza basata sulla tolleranza e l’accettazione reciproca”. Il principe applaude, ma dopo la conferenza dice agli altri ministri che “è arrivato il momento per Israele di mettere la sua fede nella pace dopo avere puntato sulla guerra per decenni senza successo” e ha richiesto il suo ritiro dalla Cisgiordania.
Rivolgendosi ai giornalisti dell’Associated Press nell’Ufficio Ovale, il Presidente Bush ha reso chiara la sua posizione e le sue intenzioni per il processo di pace. In apertura, si è detto soddisfatto del fatto che Israele e Palestina siano d’accordo sul negoziare per la visione di uno stato palestinese.
Ha sottolineato per primo il fatto che la causa del continuo fallimento della pace in Medioriente è il terrorismo: “E’ importante che la gente capisca che stiamo di fronte non solo a una molta storia, ma che ci stiamo confrontando con terrorismo e estremismo e radicali…che uccidono gli innocenti che cercano di arrivare a obiettivi politici.” Dalla parte di Israele dichiara: “ho riconosciuto che il problema e’ il terrorismo, e che gli stati non possono accettare terrorismo ai loro confini, in particolare democrazie, e che un stato non puo’ essere formato a causa del terrorismo.” Sui partner per il processo di pace specifica che “gli Stati Uniti trattano solo con leader che dichiarano chiaramente il loro obiettivo di pace con i loro vicini e che lottano contro il terrorismo”, riferendosi al Presidente Abbas e al Primo ministro Fayad, e dando un frecciata sottointesa a Hamas.
Il secondo punto riguarda la sicurezza di Israele: “Se guardate alla storia su questo problema, vedrete come la leadership di Israele ha fatto un cambio significante quando è stata riconosciuta”. Ricorda lo sforzo di Sharon nel ritirarsi da Gaza e lo slogan elettorale di Olmert che diceva “votate per me e lavorerò per creare uno stato palestinese”.
Infine, ribadisce il suo impegno e quello di “Condi” di convincere la comunità internazionale a partecipare al processo.
Se la sicurezza di Israele e un punto fondamentale per Bush, non è sicuramente condiviso dalla Siria, che in una sessione privata con Condoleezza Rice, ha dichiarato che Israele deve prima ritirarsi completamente dai territori occupati del 1967 prima di ottenere la normalizzazione dei rapporti con i paesi arabi.
Bush ha invitato entrambe le parti ad inaugurare i negoziati già da oggi (mercoledì) alla Casabianca, mentre una data è già stata stabilita per il loro prossimo incontro nella regione: il 12 dicembre. I temi scottanti da affrontare nel corso del processo saranno il ritiro degli insediamenti in Cisgiordania, i confini di uno stato palestinese, lo stato di Gerusalemme e i rifugiati palestinesi.

