Venerdì 10 Febbraio 2012
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale

Annapolis: la Rice cerca il successo ma a rischiare è Israele

27 Novembre 2007

Regna lo scetticismo intorno alla conferenza di Annapolis che vede Israele sedersi allo stesso tavolo con sedici paesi arabi. Il Presidente Bush è forse l’unico a dirsi ottimista, mentre la stampa israeliana, araba ed internazionale predicono già il fallimento.

I palestinesi, come si è ormai capito dai vari tentativi degli ultimi cinquant’anni, non sono in grado d’imboccare la via del dialogo con Israele in maniera indipendente. Il riconoscimento dello Stato ebraico da parte dei paesi arabi sembra indispensabile a qualsiasi futuro accordo, quindi, in uno scenario ideale, il coinvolgimento di tutte le parti in causa è imprescindibile. Tuttavia, numerosi fattori minano dal principio la possibilità che la conferenza abbia un esito positivo.

Il primo è il Presidente dell’Autorità %0APalestinese, Mahmoud Abbas, con il Primo Ministro Salam Fayad. Non solo il loro potere è confinato alla Cisgiordania, mentre la Striscia di Gaza è interamente nelle mani di Hamas, ma il partito politico cui appartengono, al-Fatah, fondato da Arafat, non è altro che un gruppo terroristico in veste ufficiale che in pratica non ha mai fatto nessun vero sforzo verso la pace.

D’altro canto, il Presidente israeliano Olmert, che ha stretto alleanze a destra e sinistra per rimanere al potere, ha le mani legate. Ogni concessione, infatti, darebbe un motivo alla destra per dissociarsi dal suo governo e fargli perdere la maggioranza in parlamento. Questa forse è l’unica fortuna per Israele, pressata da Condoleezza Rice nell’accettare la partecipazione ad una conferenza dove ha tutto da perdere.

Tutte le concessioni richieste dagli arabi metterebbe Israele in pericolo: l’est di Gerusalemme (Muro del Pianto incluso), le alture del Golan, il ritorno dei rifugiati palestinesi da ogni parte del mondo, il ripristino dei confini del 1967, il ritiro dagli insediamenti in Cisgiordania. Cosa ottiene Israele in cambio? Una promessa di sicurezza che come al solito non verrà mantenuta. Basta pensare a Gaza, caduta nelle mani degli estremisti di Hamas dopo il ritiro israeliano (Hamas, almeno, ammette apertamente di volere la distruzione dello Stato ebraico , una volontà ribadita continuamente dai loro attacchi missilistici). Queste richieste sono impossibili da assecondare per Israele, che alla fine sarà biasimata come al solito per aver causato il fallimento della conferenza (i media filo arabi hanno già cominciato).

Il vero fallimento, però, è quello della politica estera di Condoleezza Rice, ormai lanciata nel suo chiodo fisso di creare uno Stato palestinese a tutti i costi. Come può pretendere l’amministrazione Bush di risolvere nel suo ultimo anno di governo la situazione mediorientale? Si tratta di megalomania o di una disperata volontà d’isolare l’Iran avvicinandosi ai paesi arabi? Indipendentemente dallo scopo, sarà Israele, il suo unico vero alleato in Medio Oriente, a sacrificarsi.

Non importa alla Rice che i paesi coinvolti, in particolare la Siria e l’Arabia Saudita, siano paesi che finanziano e producono terrorismo contro Israele e gli Stati Uniti? Perché invitarli, addirittura supplicarli di venire negli Stati Uniti quando in realtà gli viene fatto un favore, come nel caso della Siria,  sventolando la possibilità della restituzione delle alture del Golan. L’ironia è che la Siria accetti con la puzza sotto il naso questo incontro per testare “la sincerità di Washington nel promuovere la pace”. Lo stesso paese che fornisce supporto all’Iran, con il quale ha firmato un’alleanza militare nel 2006, e con il quale promuove gli attacchi antiamericani in Iraq, che finanzia gli Hezbollah nella continua destabilizzazione del Libano e nei suoi attacchi terroristici, e che stava progettando una base nucleare di stampo nordcoreano recentemente distrutta dalla forza aerea israeliana.

Per convincere l’Arabia Saudita a partecipare, la Rice ha incluso addirittura  tra i testi di riferimento il piano saudita di pace del 2002, che enumera una lista di rinunce assurde da parte di Israele come il ritiro ai confini dell’armistizio del 1949, l’accettazione di milioni di arabi come cittadini e la rinuncia del controllo sui suoi siti religiosi.

Non importano alla Rice le conseguenze del fallimento di Annapolis, in particolare la crescita delle aspettative dei paesi arabi e dei palestinesi? Questi giustificheranno altra violenza contro Israele e gli Stati Uniti e sosterranno il rafforzamento di Hamas, che si è radicalmente opposto alla conferenza e potrà dimostrare nuovamente che nulla si ottiene senza l’uso della forza.

Per convincere il Congresso a sostenere la guerra in Iraq, Bush parla con passione di terrorismo islamico al quale ha dichiarato guerra dopo l’11settembre. In una mossa totalmente incoerente, invita i maggiori sponsor del terrorismo islamico a casa sua, a parlare di pace, offrendo illusioni che mettono in posizione di pericolo sia Israele che gli stessi Stati Uniti. Con gli importanti progressi compiuti in Iraq, Bush dovrebbe concentrarsi sul conseguimento di una definitiva vittoria sul campo e sulla nascita di un paese arabo davvero democratico in Medio Oriente (che è poi l’obiettivo originale dei suoi anni alla Casa Bianca), invece di associarsi ai continui insuccessi della politica estera di Condoleezza Rice.

Commenti
vittorio
27/11/07 11:27
Bush è un grande
Bush è un grande personaggio politico,ma un grande presidente deve saper scegliere grandi collaboratori.4 anni in Iraq con una politica assurda,che solo da poco ha cambiato.La Rice che passa da far danni(imporre ad Israele di fermarsi,quando stava,finalmente,vincendo) a danni ancora maggiori,come ben illustra l'articolo.Che gran peccato.
27/11/07 21:06
Israele rischia
Mi spiace ma ad Annapolis Israele non uscirà vincente e dovremo ricominciare da capo.
Lettore occasionale
28/11/07 00:49
Ma chi è l'autore di questo
Ma chi è l'autore di questo articolo? Per entrare nell'ordine dei giornalisti non è necessario leggersi un manuale di geopolitica, né uno di storia. E si vede. Ma poi ci si espone a certe figuracce... Questi amanti dell'Israele in perenne stato di guerra proprio sono incomprensibili. La pace vi fa proprio paura, eh? In base a cosa ritenete che non sia doveroso per Israele rientrare nei confini del 1967 e restituire il Golan? Mah.
l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2011 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl