Venerdì 10 Febbraio 2012
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James Jones, la scelta della Rice per i territori palestinesi

5 Dicembre 2007

Il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, ha nominato James Jones, ex comandante della Nato e dei Marines, inviato speciale per la sicurezza in Medio Oriente. Dice il portavoce della Casa Bianca, Sean McCormack, che il suo ruolo consisterà principalmente nel monitorare lo sviluppo dei servizi di sicurezza palestinesi e la cooperazione con le controparti israeliane. Jones sarà affiancato dal tenente generale Keith Dayton, da due anni a capo del programma di addestramento delle forze di sicurezza palestinesi facenti capo ad Abu Mazen, anche se con risultati poco incoraggianti: Hamas infatti, quando ha preso il controllo della Striscia di Gaza lo scorso giugno, ha avuto la meglio proprio su al-Fatah, equipaggiato peraltro con armi americane. La speranza è che una figura di grande autorevolezza come quella di Jones operi con maggiore efficienza nel garantire la sicurezza dell’area.

Jones, sessantatreenne, originario di Kansas City, Missouri, si è ritirato lo scorso febbraio dopo quarant’anni di carriera militare: è stato Comandante Supremo nella Nato dal 2003 al 2006; comandante dei Marines dal 1999 al 2003 e prima ancora ha partecipato alle operazioni di soccorso nel nord dell’Iraq e in Bosnia. Agli inizi ha prestato servizio in Vietnam: le dodici ore di resistenza sotto gli attacchi dei vietcong, insieme ai suoi uomini, gli sono valse un’importante onorificenza, la Silver Star Medal, e hanno dato una svolta alla sua carriera.

Dopo essersi ritirato, il pluridecorato Jones ha guidato la commissione che aveva il compito di riferire al Congresso lo stato delle forze di sicurezza irachene. Il suo report, che ha preceduto la testimonianza del generale Petraeus, riconosceva i progressi effettuati in Iraq ma denunciava anche la corruzione e le divisioni della polizia irachena. Il report è stato strumentalizzato dai democratici per contrastare, senza successo, la richiesta di Petraeus di proseguire con il “surge” in Iraq, perché Jones aveva suggerito di procedere a una riduzione delle truppe per attenuare negli iracheni la percezione dell’“occupazione” americana.

Rice lo definisce un “esperto in diplomazia”, “un brillante stratega che capisce le sfide della sicurezza in Medio Oriente”. In realtà, il generale non ha esperienza nel conflitto israelo-palestinese. Anzi, riferisce il quotidiano israeliano Haaretz che la scelta di Jones è tutt’altro che favorevole a Israele, paese con il quale il generale ha avuto da sempre un rapporto “freddo”. Jones infatti, nel tentativo di espandere il commercio con gli stati del Golfo, si è apertamente opposto alle leggi americane che vietano alle aziende di sostenere il boicottaggio arabo nei confronti d’Israele. Il Jerusalem Post, per di più, cita un ufficiale della difesa israeliana secondo cui Jones farà certamente pressioni nei confronti d’Israele affinché faccia concessioni in materia di sicurezza assumendosi i rischi conseguenti, in un momento in cui le forze palestinesi non hanno la capacità di tenere a freno il terrorismo.

Jones conserverà l’incarico di capo dell’Institute for 21st Century Energy e della Camera di Commercio americana di Washington; il generale è inoltre membro del Comitato direttivo della Boeing Co., il secondo maggior produttore di aerei commerciali, e di Cross Match Technologies Inc., che fornisce soluzioni d’identificazione biometrica al dipartimento di Stato e al governo britannico.

E’ un amico stretto del candidato presidenziale repubblicano John McCain e potrebbe diventare in futuro ministro per l’Energia. Per questo motivo, c’è chi sostiene che non vuole “sporcarsi le mani” con la questione mediorientale per evitare di mettere a rischio il suo futuro politico.

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