Giovedì 24 Maggio 2012
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Il Cav. immola le Poste al dialogo con l'opposizione

30 Maggio 2008
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Il Governo Berlusconi ha scelto di nominare alla Presidenza di Poste Italiane l’ex sindacalista dei postelegrafonici CISL, Giovanni Ialongo, in omaggio alla strategia del dialogo con l’opposizione. La nomina sarebbe stata in effetti concordata su iniziativa di Gianni Letta con Walter Veltroni a cui occorreva ingraziarsi Franco Marini in chiave anti dalemiana. Non a caso uomini vicini a Massimo D’Alema hanno fatto saper di non condividere la designazione. 

La decisione lascia perplessi per il merito e per l’effetto “segnaletico” che ne consegue.

Nessuno discute il metodo del dialogo e anzi la nuova stagione berlusconiana ha il pregio di avere saputo avanzare su questa strada rompendo contrapposizioni antiche e superate. Occorre però ribadire con forza che il dialogo non si applica ai contenuti, al merito delle questioni. Su questi aspetti  il dovere dei leader del centro destra è di non tradire il mandato degli elettori che hanno votato per la riforma e il rinnovamento. La decisione di affidare la presidenza di un’azienda cruciale come Poste italiane a un rappresentante dell’opposizione, e per di più un sindacalista aziendale,  appare, invece, come una totale remissione degli obiettivi proposti. E’ una scelta che ha sapore di restaurazione e di conservazione. Coerentemente,  nelle prime dichiarazioni il neo  presidente ha ribadito che la sua designazione rappresenta la linea della continuità. 

Purtroppo la continuità è proprio ciò di cui Poste potrebbe fare a meno. L’azienda dovrà affrontare la liberalizzazione sancita dalla direttiva UE che entrerà in vigore già nel 2010. A questa sfida Poste si presenta ancora oggi con scarsa qualità e alti costi del servizio di recapito, dovuta alla storica inefficienza gestionale e sovrapposizione delle reti di recapito della corrispondenza e dei pacchi,  come evidenziato anche dal recentissimo Rapporto del Gruppo di lavoro sulla liberalizzazione del mercato postale, istituito dal Ministero delle Comunicazioni.

Per altro Poste italiane dovrà colmare il forte ritardo nel settore corriere espresso, pacchi e logistica dove le alleanze internazionali sono cruciali per vincere la sfida concorrenziale e dove i nostri principali competitori europei si sono mossi già da tempo.

Infine occorrerà che Poste rilanci e completi la valorizzazione dello straordinario patrimonio costituito da Bancoposta dalle enormi potenzialità,  senza vantaggi o sussidi “impliciti”, ma in un’ottica di sana e corretta concorrenza con il sistema bancario, che accresca il benessere degli utenti e dei consumatori. 

In questa prospettiva  una decisone quale quella adottata ieri, pur apprezzabile per la conferma dell’Amministratore delegato, non costituisce il migliore viatico per una politica di rinnovamento, e non lascia ben sperare per tutto il delicato comparto della pubblica amministrazione su cui il segnala dato ieri non potrà che avere ricadute dannose.

Commenti
Manuela
30/05/08 12:33
In fondo “l’Italia è
In fondo “l’Italia è questa qua”. Quando le persone che valgono realmente vengono tagliate fuori da mere logiche di potere a rimetterci sono tutti gli italiani. Tra i pretendenti alla poltrona più alta di Poste c’erano manager di valore, persone (e non politici o sindacalisti) con provate esperienze di successo alle spalle che avrebbero fatto soffiare sulla società un vento nuovo, raccogliendo una sfida europea e migliorando i servizi al cittadino. Le diverse vedute dei partiti di centrodestra interessati (e le liti tra le correnti all’interno degli stessi partiti) non hanno permesso che sulla questione si arrivasse a un accordo, alla formulazione chiara di un nome. Così, alla fine si è rimesso tutto nelle mani della “trasversalità lettiana” che in nome del dialogo ha saputo dare una risposta agli interessi della politica. Con buona pace degli interessi degli italiani e di un’azienda interamente controllata dallo Stato che finalmente avrebbe potuto volare alto fuori dai confini italiani. Ma in fondo l’Italia è davvero questa qua.
marco bianchi
30/05/08 17:22
A parte il fatto che mi
A parte il fatto che mi sembra un dialogo senza contropartite,è comunque una cosa stomachevole.Invece di togliere i sindacalisti,(vedi ferrovie),se ne aggiungono.E alle Poste!!!!Devo dire che questo governo è una delusione continua.E Berlusconi aveva come riferimenti Thatcher e Reagan?!Per favore!E' troppo se ha Andreotti.E lo abbiamo votato per questo,secondo lui?
Vincenzo Leso
30/05/08 17:35
Resto perplesso quando si
Resto perplesso quando si giudica con tanta faciloneria quello che viene deciso da chi ha responsabilità di governo, decisioni che, è invece presumibile, rappresentano la soluzione migliore possibile in rapporto a quanto è prioritario o a quanto è concretamente raggiungibile. In questo articolo si fanno le solite chiacchiere da bar, analoghe a quelle che si fanno sulle decisioni degli allenatori della Nazionale: ciascuno crede di poter giudicare. E qui ritroviamo un segno da non sottovalutare, perché l'idea di poter sproloquiare su tutto (cosa diversa dal diritto di essere informati su tutto e sul dovere di informarsi adeguatamente su tutto), è un segno non rassicurante, perché dalla presunzione di giudicare facilmente nascono le scelte operative affrettate e semplicistiche, le decisioni di fare questo o quello, salvo poi accorgersi che forse... le cose non stavano come ci erano sembrate. In un bar, tanto per discutere e sfogarsi un po', ci si può anche credere allenatori della Nazionale. Quando invece si ha responsabilità culturali, come è per i giornalisti,ad esempio, allora le cose dovrebbero essere valutate e descritte in maniera ben più ponderata e professionale.
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