Giovedì 24 Maggio 2012
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L'aumento delle tasse fa migliorare i conti

15 Gennaio 2008

Il Bollettino Economico della Banca d’Italia, appena pubblicato, descrive una situazione economica del paese che appare molto difficile da sostenere sul piano socio-politico.

Se da un lato i conti pubblici migliorano nettamente, ciò avviene in virtù di un forte aumento della pressione fiscale. Dal lato della produzione e dei consumi il quadro è invece in netto peggioramento. Andiamo con ordine.

Il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche è sui livelli più bassi degli ultimi decenni, sottolinea la Banca d’Italia, ma non manca di rilevare, con la dovuta sobrietà che le si addice, che è cresciuta ancora la pressione fiscale; l’IRES è aumentata del 27,8 per cento, l’IRPEF versata in autotassazione ha mostrato una forte crescita e i contributi sociali sono saliti del 6,4 per cento.

L’andamento della produzione e dei consumi, quindi del benessere delle imprese e dei cittadini,  si è invece deteriorato, e ciò non  può sorprendere più di tanto a fronte di un tale inasprimento del prelievo fiscale.

Dopo una modesta ripresa nel terzo trimestre, in Italia la produzione industriale sarebbe calata nel quarto. Il clima di fiducia delle imprese elaborato ha mantenuto il profilo flettente in atto dalla scorsa primavera, associato al graduale peggioramento delle aspettative sugli ordini. Il Bollettino riporta le  indicazioni provenienti dal sondaggio condotto dalla Banca d’Italia alla fine di dicembre, che confermano il crescente pessimismo delle imprese circa le prospettive a breve termine.

La competitività di prezzo delle nostre imprese ha subito ulteriori peggioramenti. Considerando la  misura basata sul costo del lavoro per unità di prodotto  (CLUP), l’andamento della competitività è risultato sfavorevole dall’inizio del 2007.

Si stima che i consumi, sostenuti nella prima metà dell’anno, abbiano quasi ristagnato nella seconda. Secondo gli economisti della Banca d’Italia, l’indebolimento della dinamica dei consumi ha riflesso un atteggiamento di prudenza da parte delle famiglie. Negli ultimi mesi il clima di fiducia si è mantenuto sui bassi livelli raggiunti all’inizio dell’estate, riflettendo soprattutto il deterioramento delle attese dei consumatori sulla situazione economica generale. Gli ultimi dati sulle vendite al dettaglio segnalano un ulteriore rallentamento degli acquisti di beni non durevoli nel quarto trimestre del 2007.

L’inflazione  è aumentata significativamente. La variazione sui dodici mesi dei prezzi al consumo è salita a dicembre al 2,6 per cento. Il rialzo, secondo la Banca d’Italia, è dovuto all’aumento dei costi degli input alimentari ed energetici sui mercati internazionali. Tra l’altro, gli economisti della Banca centrale non mancano di sottolineare che il rincaro delle materi prime alimentari riflette  il crescente impiego di alcuni prodotti agricoli nell’industria dei biocarburanti. In questo contesto di inflazione importata e di natura strutturale, fa sorridere  la nomina odierna da parte del Governo di un Garante per la sorveglianza dei prezzi.

Sono positivi, invece, i dati sull’occupazione. Nei  primi nove mesi del 2007 è  aumentato il numero degli occupati ed è diminuito il tasso di disoccupazione.

Nel terzo trimestre è tornato a crescere il tasso di attività, anche nel Sud; è cresciuta la partecipazione delle donne, si è arrestata la flessione di quella dei giovani. Rispetto a un anno prima, sia la composizione dell’occupazione per posizione professionale, sia l’incidenza dei contratti a tempo determinato sono rimaste sostanzialmente invariate.

Ciò smentisce la vulgata della sinistra che vuole il mercato del lavoro caratterizzato da crescente precarietà e da impieghi di bassa qualità. Purtroppo i “benefici effetti” dello smantellamento della Legge Biagi devono ancora entrare  in vigore!

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