Giovedì 24 Maggio 2012
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Più ombre che luci nell'operazione Mps-Antonveneta

9 Gennaio 2008

Più passa il tempo e più l’acquisto della Banca Antonveneta di Padova da parte di Banca Monte Paschi si rivela un boccone difficile da digerire.

Negli ultimi otto mesi il titolo di Monte Paschi ha bruciato più di 4 miliardi in Borsa  - come ha scritto ieri "Finanza&Mercati" – arrivando a capitalizzare appena 10,4 miliardi. Per altro, la  banca senese si appresta a sborsare 8 miliardi per Antonveneta, una cifra che supera di  svariati miliardi  quanto gli spagnoli di Banco Santander avevano pagato per la banca padovana all’inizio dell’estate, allorché le quotazioni dell’intero settore erano nettamente più elevate,  prima dello scoppio della crisi dei mutui “sub prime”.

La domanda che gli analisti si pongono è perché Siena intenda spendere tanto per acquistare una banca di medie dimensioni e anche un po’ malmessa. I sostenitori dell’operazione, tifosi della strategia dei campioni nazionali, elogiano Monte Paschi perché acquista, anche se pagando un prezzo salato,  l’ultima azienda di credito disponibile in Italia e in questa maniera diviene la terza banca del paese, per dimensioni. La domanda allora da porsi è: a che pro divenire la terza banca italiana?

Una  prima giustificazione potrebbe essere che con l’acquisizione si determinano economie di scala che fanno aumentare la redditività del capitale investito. Purtroppo una vasta letteratura scientifica dimostra che le economie di scala nel settore bancario sono limitate. Esse risiedono principalmente nella attività di gestione del risparmio, dove si possono mettere a fattore comune i costi fissi di ricerca e sviluppo di prodotti finanziari e distribuirli su un parco clienti più vasto. Ma la  cosa paradossale dell’operazione Monte Paschi è che per finanziare l’ingente acquisizione la banca senese si appresta a vendere al migliore offerente proprio il suo ramo di attività di gestione del risparmio (MPS Asset Management), per concentrarsi sulla attività di banca al dettaglio, dove le economie di scala sono pressoché inesistenti.

Un diverso argomento per giustificare la smania di crescita potrebbe essere quello di aumentare le dimensioni per rendere la banca più difficilmente scalabile da parte di predatori ostili. Tale argomento avrebbe senso per aziende il cui azionariato sia aperto e contendibile, come nel caso di Capitalia e Unicredito o di S.Paolo e Intesa. Nel caso di Monte Paschi invece la proprietà della banca è saldamente in mano alla Fondazione senese, che ne controlla più del 50 per cento, e senza il di cui  consenso nessuno può scalare MPS;  che sia 10 volte più grande o più piccola!

Per altro, un’acquisizione così ingente determina  un serio problema per la Fondazione. Se non vuole vedere  diluito il proprio ruolo di azionista  della banca  dovrà sottoscrivere un significativo aumento di capitale. Ciò comporterà però che il patrimonio della Fondazione verrà a essere fortemente concentrato in un unico cespite, la partecipazione in  Banca Monte Paschi,  legando quindi il flusso di proventi disponibili per le sue attività benefiche all’andamento della redditività di questo unico asset. Una politica di contraria a qualunque criterio di sana e prudente diversificazione del rischio.

Insomma più ombre che luci in questa operazione, che se da un lato porta alla ribalta nazionale i  managers che l’hanno impostata, dall’altro non tutela adeguatamente l’azionista Fondazione e i beneficiari ultimi a cui sono destinati i proventi del suo patrimonio: i cittadini e il territorio di Siena.

Commenti
Anonimo
10/01/08 13:16
Se il Mps non faceva niente
Se il Mps non faceva niente era arroccato e doveva ingrandirsi ed uscire dal suo provincialismo. Ora compra una banca (e la paga, come è logico che sia) e faceva meglio a rimanere come prima. Della serie: comunque sia non va bene. Tra l'altro, la borsa va mele comunque e i miliardi li hanno bruciati tutti.
Anonimo
10/01/08 21:18
E' per tutte le altre fusioni...
... come mai nessuno parlava di assenza di economie di scala nelle aggregazioni bancarie? Perchè non dire che MPS Antoveneta ha una logica geografica mentre dalle altre fusioni escono sempre vendite di sportelle ordinate dall'antitrust? Perchè diventare il terzo polo? Sono 10 che la menate con le aggregazioni per avere colossi ai livelli europei...
Anonimo
12/01/08 03:59
Anch'io non capisco questa
Anch'io non capisco questa acquisizione superpagata. E poi MPS crede di poter spremere ancora di piu' la povera Antonveneta? Certo non con la vendita di prodotti per spennare ancor piu' i Clienti, si spera. E le scelte manageriali sono in grado di dare una svolta nel senso della professionalita', tagliando malcostume, clientelismi e giovani segretarie gambalunga.........
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