“Io sono il tuo Messia”, ha annunciato Silvio Berlusconi a Walter Veltroni nel recente incontro del “disgelo”, e lo stesso Cav. l’ha ricordato nella lunga intervista al Corriere con cui ha segnato la ripresa d’inizio anno.
“Sono il tuo Messia perché posso liberarti dall’abbraccio mortale con la sinistra estrema”, ha detto al sindaco il leader di Forza Italia. E sulle sue buone intenzioni c’è davvero poco da dubitare, dal momento che la linea del dialogo costruttivo col Pd per la riscrittura della legge elettorale, da parte degli azzurri ha attraversato indenne i numerosi, spesso repentini, talvolta incomprensibili cambiamenti di rotta maturati nel loft di piazza Sant’Anastasia.
Durerà? Le scommesse sono aperte e i book-makers vicini all’impazzimento. Già, perché se sulla buona volontà del Cav. e dei suoi si può mettere la mano sul fuoco, la posizione dell’interlocutore – Walter, per l’appunto - sembra farsi di giorno in giorno più traballante, sottoposto com’è al fuoco incrociato degli alleati dell’Unione, ma soprattutto dei compagni di loft.
Se v’erano infatti dubbi sull’ostilità di D’Alema e della sua nutrita corte di fedelissimi, infatti, la reazione del vicepremier alla sortita natalizia di Franceschini sul sistema francese e il suo malcelato tentativo di tessere con l’Udc una tela “tedesca” che consenta al Pd di spostarsi sulla sinistra recuperando parte dei “dissidenti”, e ai centristi di guadagnare spazio per la costruzione di una futuribile “cosa bianca”, li hanno spazzati via definitivamente. Con la differenza che nel teatro di guerra parlamentare – dove di qui a poco la partita delle riforme, legge elettorale in primis, si giocherà per davvero – il ministro degli Esteri può contare su una poderosa truppa, mentre il segretario del Pd si trova pressoché sguarnito. Al punto che nella ristretta cerchia veltroniana ci si comincia a domandare se il beau jeste delle dimissioni di Goffredo Bettini dalla carica di senatore non sia stato un po’ troppo affrettato.
Un dato appare chiaro: il futuro del dialogo fra Forza Italia e Pd, la possibilità che dal tavolo comune venga fuori un sistema elettorale capace di garantire al Paese alternanza, coalizioni omogenee e partiti a vocazione maggioritaria, è subordinato alla effettiva possibilità che Veltroni avrà di esercitare la sua leadership.
Il tempo a disposizione non è illimitato, i nemici dell’ “asse” non stanno inermi a guardare, e il fatto che in questo magmatico contesto la sorte del governo Prodi non sia una variabile indipendente non aiuta.
E Berlusconi lo sa bene. Come non aiuta neanche la trattativa “parallela” con Pier Ferdinando Casini per concedere a quest’ultimo il collegio unico nazionale.
Di certo, Forza Italia non può aspettare in eterno, tanto più che tra Vassallum, bozza Bianco, sistema francese e “premietti” vari non v’è più neanche la certezza del progetto in vista del quale tener ferma la barra del dialogo. Anche perché, se l’unica risposta concreta alla buona volontà è l’accelerazione dell’iter parlamentare della legge Gentiloni, diventa difficile pretendere che gli interlocutori si prestino ad oltranza a fare i Tafazzi della situazione.

