Giovedì 9 Febbraio 2012
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Daniele Cirioli

Boeri e Garibaldi contro l’apprendistato

E’ vero: l’abolizione dell’articolo 18 aiuterebbe a contrastare la precarietà

3 Febbraio 2012 -

In un recente intervento (“Ci vuole una vera riforma del lavoro”, su LaVoce.info, 1° febbraio) Tito Boeri e Pietro Garibaldi sono tornati sul loro progetto di riforma del mercato del lavoro, cosiddetto contratto unico d’ingresso, per sostenerne la bontà anche in relazione ad alcuni problemi creati dalla riforma delle pensioni. senza articolo 18 gli attuali disoccupati over50enni troverebbero più facilmente un posto di lavoro. Figuriamoci i giovani e i precari.

Il nuovo quadro pensionistico alla prova

Ecco come la riforma Fornero penalizza i mestieri per i quali c'è più domanda

1 Febbraio 2012 -

Pietro e Paolo (nomi di fantasia) sono due fratelli gemelli, classe 1970. Oggi, entrambi laureati, il primo è dirigente bancario, con stipendio di 3 mila euro netti mensili; Paolo invece fa il pasticciere per appagare una sua vecchia passione e guadagna, netti, più di 2 mila euro al mese. Hanno trovato lavoro lo stesso mese ma finirà che andranno in pensione con quattro anni di differenza l'uno dall'altro grazie alla riforma Fornero.

Quel che dice il decreto liberalizzazioni

Nuove società con 1 euro di capitale. Ma il nodo resta trovare il credito

25 Gennaio 2012 -

 

Con un capitale di 1 euro i giovani possono costituire una società a responsabilità limitata (la Srl). Una grossa semplificazione, che non è l’unica peraltro, se si considera che normalmente per mettere su una Srl serve investire un capitale minimo di 10 mila euro. Una possibilità in più per chi volesse “fare impresa” e creare da sé il proprio lavoro. La novità è prevista nel decreto liberalizzazioni. (Tratto da Avvenire)

 

Cgil-Cisl-Uil contro le liberalizzazioni

Il 'mondo perfetto' dei sindacati? Quello in cui sono tutti dipendenti

19 Gennaio 2012 -

Per la Triplice del sindacato il lavoro non è uguale per tutti: ce n’è uno di serie A e uno di serie B. Il primo è quello svolto dai lavoratori dipendenti, sfruttati da farabutti padroni; il secondo è quello dei professionisti, sanguisughe di cittadini e profittatori delle giovani generazioni. Due pesi e due misure. Contro le liberalizzazioni e contro i datori di lavoro. Per i sindacati il mondo del lavoro dovrebbe essere fatto solo da dipendenti. Ma se sono tutti dipendenti, chi offrirà lavoro?

La resa dei conti del governo dei tecnici

La riforma del lavoro di Monti mette in luce le debolezze della Cgil (e del Pd)

4 Gennaio 2012 -

Probabilmente siamo alla resa dei conti. La giornata di ieri è trascorsa in un’aspra discussione sulle modalità del confronto, tra governo e parti sociali, su riforma del lavoro e dei licenziamenti che dovrebbe esserci a partire dalla prossima settimana. E’ la resa dei conti. Perché sono inconciliabili le posizioni sindacali e, soprattutto, quelle dei Partiti sulla riforma del lavoro, dei licenziamenti e dell’articolo 18.

Tagliare i costi alle imprese, favorire i lavoratori

Ecco come dovremmo riscrivere il capitolo "costo del lavoro" nel 2012

2 Gennaio 2012 -

I sindacati sono di nuovo all'attacco. Ieri hanno lanciato un nuovo avvertimento al governo. C'è un «rischio reale» di tensioni sociali, la priorità è la difesa del lavoro. Mario Monti ha ribadito la sua volontà di ricercare «la massima intesa» sui temi del lavoro, sottolineando «l'esigenza di operare con la sollecitudine imposta dalla situazione». Ma come dovrebbe essere riformato il mercato del lavoro nessuno ancora lo sa.

La battaglia per la flessibilità

Il vero problema è che la Fornero non ha alcuna intenzione di toccare l'art. 18

22 Dicembre 2011 -

Credo che il ministro del lavoro Fornero abbia espresso le sue reali intenzioni quando, all’indomani dell’intervista al Corriere, ha precisato di non aver citato l’articolo 18 e che si trattava soltanto di un invito al dialogo sulla riforma del mercato del lavoro. Ed è proprio questo il problema: l’attuale governo “tecnico” non ha alcuna intenzione di modificare la disciplina dei licenziamenti, ossia il famigerato articolo 18 dello Statuto dei lavoratori del 1970.

Più lavoro, meno pensione

Trent'anni di studio, 40 di lavoro, 8 di pensione: ecco lo scenario post manovra

16 Dicembre 2011 -

Trent’anni di studio, quaranta di lavoro e otto di pensione. A conti fatti, con l’aiuto della statistica, è questo lo scenario di vita attesa dell’uomo italiano di oggi, dopo la manovra Monti. Perché con la riforma delle pensioni, su cui oggi si vota la fiducia, si potrà restare a lavoro fino a 70 anni di età per migliorare il proprio mensile da incassare da pensionati.

I "misteri" della riforma Monti

Ma cosa c’entra la flessibilità del lavoro con la riforma delle pensioni?

14 Dicembre 2011 -

Che cosa c’entra l’articolo 18 con la riforma delle pensioni? Evidentemente ci deve essere un filo rosso che lega la prima prerogativa alle novità sulle pensioni targate Fornero della manovra Monti. Se non altro per spiegare il perché venga esteso fino a 70 anni l’applicazione del famigerato articolo 18 ai dipendenti, come dispone l’articolo 24 del dl n. 201/2011. Proviamo a capirci meglio. Cominciamo dalla riforma delle pensioni.

La proposta del deputato Pdl

"In pensione a un'età minima di 63 anni e a una massima di 70 anni"

Intervista a Giuliano Cazzola di

Daniele Cirioli

21 Novembre 2011 -

Riformare le pensioni di anzianità introducendo un minimo d’età flessibile e mantenendo l’uscita di sicurezza dei 40 anni di contributi solo agli operai. Un esempio: età minima 63 e massima 70 anni, con disincentivi per chi esce prima. La proposta arriva da Giuliano Cazzola deputato del Pdl e vice presidente della commissione lavoro alla camera, che vede le pensioni di anzianità come il “problema non risolto dal governo Berlusconi per l’opposizione dell’alleato leghista”. (Tratto da Italia Oggi)

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