Che cosa avrà in mente Clemente Mastella? A chiederselo da giorni sono in molti, da quando lunedì scorso il leader del Campanile ha deciso di staccare la spina al governo di Romano Prodi.
Una domanda gettonatissima tra il Transatlantico di Montecitorio e i corridoi di Palazzo Madama passando per le varie aule consiliari d’Italia dove l’Udeur è determinante. Determinante a tal punto da mettere in crisi un buon numero di giunte. Ne sa qualcosa Antonio Bassolino che venerdì dovrà in consiglio superare la prova di una mozione di sfiducia.
Andrà, quindi, con il Cavaliere? Oppure deciderà di allearsi con il vecchio amico Pierferdinando Casini per rifare la Democrazia Cristiana? O infine romperà gli indugi dando vita a quella terza forza con Savino Pezzotta, Luca Cordeo di Montezemolo e la benedizione delle gerarchie vaticane?
L'unica certezza è che per il momento l’Udeur è fuori dal centrosinistra e come preconizza lo stesso Berlusconi: “Oggi sentiremo le dichiarazioni dei rappresentanti dell’Udeur ma credo che questo partito possa entrare nel centrodestra”.
Quindi per Mastella si potrebbe prospettare un ritorno a casa, in quella che lo vide nel 1994 diventare ministro del Lavoro. Prospettiva che però, almeno per ora, lo stesso Mastella smentisce seccamente ribadendo: “Le nostre scelte sono e saranno sempre di centro”. Schermaglie e distinguo che in realtà nascondono tutta una rete di contatti e strategie che proprio nelle ultime ore si sta facendo sempre più fitta.
Ad esempio, da giorni rimpalla la notizia secondo cui Mastella avrebbe chiuso un accordo con il Cavaliere: entrare nel PdL. A conferma ci sarebbero le parole dello stesso leader di Fi che non smette di ripetere che “le porte del PdL sono aperte a tutti”. Non a pochi sarà poi sfuggito che Mastella nella sua dichiarazione di “guerra” contro Prodi fece uno specifico riferimento “ad un’alleanza per la libertà” a cui l’ex Guardasigilli vorrebbe lavorare per ridare fiato alla democrazia.
Semplice coincidenza con gli slogan berlusconiani di Piazza San Babila? O una sottile allusione? Comunque sia l’accordo, secondo alcuni, prevederebbe nel caso di voto anticipato di “ospitare” nelle liste di Forza Italia venti deputati e dieci senatori uderrini. Quel tanto per consentire all’Udeur di costituire ad elezioni fatte due gruppi parlamentari autonomi. Un accordo elettorale, simile a quello che proprio Mastella nelle ultime elezioni politiche strinse con Prodi. E proprio il precedente avrebbe fatto storcere il naso a più di qualche dirigente forzista, facendo così arenare le trattative. Il timore è quello di dare al leader di Ceppaloni un’eccessiva libertà e mobilità d’azione. Un costo troppo alto da pagare. E probabilmente le parole di ieri del Cavaliere che annunciava come “probabilmente Casini e Mastella torneranno a stare insieme” confermerebbero il tramonto della trattativa.
Da Berlusconi a Casini, quindi? Uno scenario non utopico anche se pure in questo caso gli ostacoli non mancano. E’ vero che già per le elezioni europee del 2009 i due partiti hanno deciso di presentarsi insieme ma la prospettiva di una riedizione del Ccd non appassiona. Anche perché i due in questo momento hanno visioni diverse sul ruolo di una futura forza di centro: Casini, un partito alternativo al centrosinistra ma radicato nel centrodestra; Mastella, invece, un movimento posto nel mezzo dello schieramento politico che guarda ai moderati sia dell’uno che dell’altra coalizione.
Ecco allora spiegata la terza ipotesi a cui starebbe pensando l’Udeur e che potrebbe debuttare già nelle imminenti elezioni. Da tempo i contatti sono avviati con Savino Pezzotta, ex leader della Cisl e portavoce del Family Day. Ma nell’operazione sono coinvolti anche il presidente, in uscita, di Confindustria Montezemolo ed altri esponenti del mondo cattolico.
Un’operazione ben vista dalle gerarchie vaticane (il che spiegherebbe anche perché la decisione di Mastella di abbandonare l’Unione sia arrivata solo dopo il durissimo attacco dei vertici vaticani contro il governo). Il progetto di nuova forza in grado di occupare lo spazio politico tra centrosinistra e centrodestra. Polo di aggregazione di quei moderati, cattolici, disillusi da questo bipolarismo. E non casualmente oggi l’ex leader della Cisl fa sentire la sua voce dalle pagine del nuovo quotidiano “Liberal”. Quasi un proclama dove dice “basta” a questa politica chiedendo che “si vada a votare”. Un appello condito dal richiamo ad una “rivoluzione morale” per “ricostruire il senso del bene comune ed aprire alla società civile”.
Senza dimenticare la critica al bipolarismo che “non ha retto” e proponendo “una formazione riformista in senso temperato che stia tra i due poli. Parole che suonano come una discesa in campo ed un invito a realizzare quella “cosa bianca” in cui potrebbero anche confluire alcuni spezzoni dell’Udc, quelli legati a Tabacci e Baccini. Senza parlare degli scontenti del Pd come Gerardo Bianco che potrebbero vedere in questa nuova formazione politica un loro naturale approdo.
Un partito che secondo qualcuno potrebbe addirittura arrivare al 16 per cento.
Ma almeno per il momento bisognerà aspettare per vedere come si concluderà
questa difficile crisi di governo. Se Prodi cadrà allora si potrà iniziare a
tessera la tela per nuovi scenari politici.

