Venerdì 10 Febbraio 2012
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale

I quindici minuti di comizio di Prodi per ricominciare

22 Gennaio 2008

Un discorso di quindici minuti per rivendicare il lavoro svolto e per confermare il patto di legislatura. Romano Prodi così oggi ha aperto ufficialmente la crisi di governo anche se i prossimi passi sono tutti da decifrare.

Per ora il presidente del Consiglio si è presentato alla Camera dove domani intorno alle 17 si terrà il voto di fiducia per poi passare giovedì al Senato. Qui certamente la partita sarà molto più difficile anche se con l’intervento dei senatori a vita il professore potrebbe farcela.

Quello che è certo è che almeno per ora Prodi non pensa di recarsi al Quirinale e nemmeno di rimettere il mandato. La sua strategia, fissata nella notte nel vertice dei segretari di maggioranza, prevede la parlamentarizzazione della crisi, così da guadagnare qualche giorno di tempo per serrare le fila e recuperare alcuni scontenti. Mossa che finora gli è riuscita anche se è evidente che il problema adesso non è semplicemente numerico ma politico: una parte della coalizione se ne è andata. Questione non trascurabile come ieri sera lo stesso Mastella aveva ribadito dalla poltrona di Porta a Porta. Ma Prodi tira comunque dritto.

E così nel suo intervento il Presidente del Consiglio ha chiarito che “in uno Stato di diritto non sono le agenzie di stampa e i dibattiti televisivi che determinato il destino di un governo” ma “è necessario che siano i deputati ad assumersi limpidamente le loro responsabilità”. Parole che vanno dritte verso Clemente Mastella a cui però il premier ha voluto dedicare la parte iniziale del suo intervento per precisare che “non è stato lasciato solo” dopo le sue vicende giudiziarie e ringraziarlo “per il lavoro svolto come ministro della Giustizia”.

Un intervento battagliero e tutt’altro che di commiato quello del professore che proprio Gianfranco Fini a caldo ha subito voluto bollare come “un comizio” tanto che Prodi “si sente il candidato del centrosinistra alle prossime, imminenti, elezioni. Infatti, visto che ha rivendicato quello che a suo avviso il governo ha fatto e che al Senato non ha i numeri, significa che ha aperto la campagna elettorale. Il suo non era il discorso di chi getta la spugna”.

E non a caso Prodi ha ribadito nel suo intervento che “il governo si era ripromesso di durare l’intero arco della legislatura. E’ nato sulla base di un programma elettorale firmato e condiviso da tutti i partiti sulla base di un mandato di governo di 5 anni”.

Nessuna intenzione, quindi, di farsi da parte ma anzi la piena volontà di “rivendicare con orgoglio l’azione di governo” e di continuare. Passaggi che hanno innescato più volte la reazione dura dell’opposizione che dai propri banchi ha vivacemente contestato il premier, soprattutto quando è passato ad elencare i successi della sua politica.

Da quella estera, “questo è un governo che ha saputo rimettere in piedi il Paese,  un governo che ha riconquistato la fiducia in Europa, che ha restituito all’Italia il ruolo che le spetta nel contesto internazionale, che ha saputo chiudere senza sbavature l'avventura in Iraq, che ha operato nel mondo per la pace”, a quella economica. Qui il riferimento all’azione di governo “che ha cominciato a far pagare le tasse a chi non lo faceva, che ha combattuto la precarietà, che ha investito sui giovani”.

E Prodi non ha risparmiato nemmeno l’emergenza rifiuti mettendola tra i fiori all’occhiello della sua stagione di governo: “Anche di fronte ad alcune emergenze, come quella dei rifiuti, non ha addossato le colpe ad altri ma si è rimboccato le maniche per affrontare il problema”.

Adesso però si apre la fase più delicata. L’Udeur con il capogruppo alla Camera Fabris ha già fatto sapere che sia a Montecitorio che a Palazzo Madama il partito voterà “no alla fiducia, non vedo perchè dovremmo differenziare il nostro voto”.

E sull’ipotesi di un governo istituzionale è lapidario: “Per fare cosa? Non c’è uno straccio d’accordo con nulla, nemmeno sulla legge elettorale, quindi che lo facciamo a fare”. Quindi elezioni subito come rilancia anche Silvio Berlusconi che ipotizza “il voto in primavera” con la lista del Partito della libertà “insieme agli alleati che non vorranno confluire”.  Ex premier che non lesina critiche a Prodi per “il fatto di voler portare alle Camere una crisi in atto per farne una crisi parlamentare”.

Per lui  “un formalismo inutile, a meno che non nasconda qualche trappola e che si voglia una certificazione parlamentare per prendere tempo e tentare il recupero di qualche voto al Senato”. L’ipotesi di una trappola però per Fini “è impossibile. Ormai mi sembra sia tutto già scritto: ci sarà la crisi e poi le consultazioni”. E su un futuro governo istituzionale fa venire meno il suo appoggio: “Non ci sono i margini. Ora, dopo la caduta del governo, la cosa da fare è andare da Napolitano e chiedere che si vada al voto”. Prospettiva elettorale che Fini vede con la CdL unita e Berlusconi candidato premier.

Più tiepido Casini che pensa ancora ad esecutivi di solidarietà nazionale e sull’ipotesi del Cavaliere candidato premier risponde con un laconico: “Ne parleremo”.

Intanto nel centrosinistra la bagarre continua. Di Pietro ha annunciato azioni legali contro Mastella e Fabris mentre sia Diliberto che Pecoraro Scanio vedono il voto dopo un’eventuale crisi del governo attuale. Stessa posizione del ministro Ferrero che esclude ipotesi di governi istituzionali. Al Senato intanto iniziano i primi contatti e trattative. Per un Turigliatto che ribadisce il suo no al governo ci sono Bordon e Manzione orientati per il sì alla fiducia. Ma a fare di nuovo da ago della bilancia potrebbero essere i senatori a vita con la Montalcini che spiega: “Anche in questo momento ribadisco il mio ostinato ottimismo. Ho fiducia nel presidente e sono convinta che i valori prevarranno”.

Più defilati infine i diniani che osservano i vari movimenti, in attesa di capire quali saranno i numeri. Anche se ormai è evidente che senza Udeur la maggioranza al Senato non è più autosufficiente. Lo sa bene Prodi che però spera di scamparla di nuovo. Ma stavolta sarà più dura delle altre volte.

l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2011 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl