Giovedì 24 Maggio 2012
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I termovalizzatori sono l’unico rimedio all’emergenza rifiuti

10 Gennaio 2008

Negli ultimi giorni non si fa altro che parlare dell’emergenza rifiuti a Napoli e in provincia, perché proprio in questi ultimi tempi la situazione si è aggravata ulteriormente. E mentre il governo spera di risolvere in poco tempo un problema che va avanti da più di dieci anni, le soluzioni proposte finora non sembrano accontentare nessuno. Ma come è iniziata questa emergenza?

Forse non tutti sanno che l’emergenza dei rifiuti a Napoli non è affatto recente, ma dura dal 1994, quando venne nominato il primo Commissario Governativo per risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania. Da allora è stato un susseguirsi di emergenze e di rattoppi messi per controllare temporaneamente il problema, senza mai riuscire a trovare una soluzione definitiva che potesse in qualche modo risolvere una volta per tutte questo problema. Nel corso degli anni sono state molte le crisi registrate. Ed ogni volta sono state trovate soluzioni blande come la riapertura di discariche, già precedentemente chiuse per eccesso di rifiuti (come succede a Pianura in questi giorni). Nel 2001, ad esempio, in seguito ad una profonda crisi vennero riaperte le discariche di Serre e Castelvolturno e vennero inviati i rifiuti verso altre regioni.

Ma veniamo ad oggi. Il 2007 si è chiuso con un netto peggioramento della situazione. Cumuli di immondizia hanno cominciato ad invadere le vie, le strade e le piazze di Napoli. E la vicenda non è certo migliorata con l’inizio del 2008. Le cronache di questi giorni, infatti, sono state letteralmente riempite dalle storie che ci arrivano da Napoli: le proteste dei cittadini stanchi dell’emergenza continua, i roghi della spazzatura, che non fanno altro che peggiorare la situazione (è stato dimostrato come un semplice cassonetto dato alle fiamme emetta una quantità di diossina molto più grande di quella che emessa da un termovalorizzatore), le proteste dei cittadini napoletani e di quelli che vivono nelle vicinanze della discarica di Pianura, la cui manifestazione, anche a causa di sovversivi infiltrati, è degenerata in una notte di vera e propria guerriglia urbana.

L’8 gennaio 2008 il governo Prodi si è riunito per trovare una soluzione di emergenza. Eccola riassunta in punti:

- 120 giorni per risolvere la situazione: alla Campania è stato dato questo tempo per rimuovere l’immondizia e creare nuovi punti di raccolta e smaltimento;

- l’esercito rimarrà a Napoli per dare una mano a portar via i rifiuti;

- nomina di un nuovo team che si occuperà dell’emergenza: l’ex Capo della  Polizia De Gennaro sarà il nuovo Super Commissario;

- il Super Commissario resterà in carica per 120 giorni, dopodiché tutte le decisioni verranno prese dalle singole amministrazioni locali;

- alle altre regioni di Italia verrà richiesto aiuto per risolvere questa emergenza: alcune regioni hanno già detto che non ne vogliono sapere nulla dei rifiuti campani, mentre altre ancora come il Piemonte e la Lombardia aspettano di conoscere le condizioni;

- in Campania verranno realizzate nuove strutture per lo smaltimento dei rifiuti: la raccolta differenziata dovrà essere una realtà presente e attiva e si dovranno costruire almeno tre termovalorizzatori.

E proprio quest’ultimo punto solleva molte discussioni: in 13 anni non si sono trovati compromessi per realizzare impianti per lo smaltimento dei rifiuti, adesso De Gennaro farà il miracolo in soli 120 giorni?

Viene poi puntato il dito sulla bassa percentuale di raccolta differenziata, non considerando che in realtà a Napoli e provincia la percentuale è ben più alta di quella di altre zone non “a rischio” come la città di Roma. Il problema è che la raccolta differenziata che viene fatta dai cittadini non ha alcun senso visto che poi finisce in maniera indifferenziata nelle discariche (ma questo naturalmente i cittadini lo ignorano). Più che prendersela con il basso senso civico o impegno dei napoletani, andrebbe indagata meglio la realtà delle cose.

Su quale tecnologia puntare? Il processo della gassificazione dei rifiuti si sta proponendo come la soluzione al problema rifiuti o comunque come una valida alternativa agli inceneritori e ai termovalorizzatori. La gassificazione è un trattamento termico dei rifiuti che implica la trasformazione della materia organica tramite riscaldamento a temperature variabili (a seconda del processo da 400 a 1200 °C), rispettivamente in condizioni di assenza di ossigeno o in presenza di una limitata quantità di questo elemento. Gli impianti che sfruttano tali tecnologie in pratica, piuttosto che fondarsi sulla combustione, attuano la dissociazione molecolare ottenendo in tal modo molecole in forma gassosa più piccole rispetto alla originarie (syngas) e scorie solide o liquide.

Per giustificare la costruzione di un gassificatore vengono spese molte parole da parte dei proponenti, di alcuni politici e di qualche associazione. Analizzando bene la situazione si comprende, però, come tale tecnologia non sia ancora affidabile ma soprattutto come non dia maggiori garanzie in termini di impatto ambientale e produzione energetica rispetto ad un inceneritore o termovalorizzatore.

L’unica tecnologia ad oggi disponibile che ha dimostrato sul campo di essere la soluzione migliore per risolvere il problema dei rifiuti è la termovalorizzazione. Ma che cos’è un termovalorizzatore? Un termovalorizzatore è uno speciale inceneritore di rifiuti. La differenza rispetto ai “vecchi” inceneritori consiste nel fatto che i termovalorizzatori producono anche energia, mentre gli inceneritori si limitavano alla termodistruzione dei rifiuti. Il termovalorizzatore rappresenta la “ricetta” per porre fine a questa indecorosa “emergenza italiana” sia dal punto di vista dell'ambiente e della salute, sia da quello economico, a patto che siano rispettate le regole della corretta gestione, selezionando prima quel che può essere recuperato (raccolta differenziata), depurando la parte che non può essere utilizzata (componente organica), monitorando i sistemi di filtraggio, controllando i livelli di emissione delle sostanze tossiche (diossina, ecc.). Queste valutazioni sono espresse all'unanimità da tutti i tecnici che trattano la materia dei rifiuti urbani: i termovalorizzatori vanno costruiti, ma necessitano di controlli severi da parte delle autorità locali e comitati cittadini perché svolgano la loro attività in modo corretto. Insomma non c'é una terza via o perlomeno c'é nei peggiori casi ed è rappresentata dalle discariche, spesso abusive, che certamente non sono un esempio di qualità ambientale. Avere un termovalorizzatore nel proprio territorio é come avere una centrale elettrica di dimensioni medio-piccole, diciamo da un centinaio di megawatt. Il termovalorizzatore é dotato di un "forno" in cui il combustibile derivato dai rifiuti selezionati, il cosiddetto Cdr (cioé quella parte "secca" dei rifiuti che può essere interamente distrutta) viene bruciata a temperature di circa 950 gradi. A questi livelli termici é scongiurata la produzione di diossine e di altri composti tossici. Il calore della combustione é utilizzato per produrre vapore e attivare una turbina elettrica (che trasforma l'energia termica in energia elettrica). I fumi e le polveri passano attraverso sistemi di abbattimento (filtri) prima di essere liberati nell'atmosfera. Insomma chi dovesse passare accanto ad un termovalorizzatore, dotato di tutti i requisiti prestabiliti per legge, assorbirebbe meno inquinanti di un malcapitato pedone che fa una passeggiata in via del Corso a Roma o in piazza del Duomo a Milano.

Il “problema napoletano” verrebbe, così, rapidamente risolto. Rimarrebbero escluse però le cosiddette ecoballe, che di ecologico hanno ben poco. Le eco balle, infatti, sono un combustibile derivato da una appropriata selezione dei rifiuti solidi urbani atta a renderli adatti a processi di incenerimento. Il processo di produzione delle ecoballe dovrebbe prevedere sempre una selezione del rifiuto solido urbano e la conseguente eliminazione da questo dei matalli, del vetro e della frazione organica umida ed il successivo imballaggio attraverso l'utilizzo di una pellicola di materiale plastico. Nella realtà napoletana, purtroppo, non vi sono certezze circa la reale composizione delle ecoballe e anzi sembra certo che siano semplici involucri di rifiuti indifferenziati. Sarà quindi impossibile trattarle in un impianto di incenerimento o termovalorizzazione. L’unica soluzione sarebbe quella di ricomporle per differenziarle ed avviarle per quanto possibile al riciclo.

Commenti
Fabio A.
10/01/08 18:36
Soluzione all'emergenza?
Innanzitutto, datosi che per costruire inceneritori sono richiesti tempi decisamente non brevi, non vi è alcuna ragione di ritenere che il loro utilizzo possa risolvere qualsivoglia emergenza. E' poi fuorviante propagandare l'incenerimento con cogenerazione (ovvero, quello che ci si ostina a chiamare "termovalorizzazione" - un termine tutto italiano e disdegnato da accademici e scienziati all'estero, vedi Paul Connett) come unica soluzione al problema dei rifiuti, per due ragioni essenziali. La prima, è che esistono alternative meno inquinanti, meno costose, meno dispendiose in termini di spazio occupato ed in termini di tempo necessario alla loro costruzione: gli impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), che lavorano "a freddo". La seconda, è che incenerire rifiuti non li fa scomparire, li trasforma solamente in qualcosa d'altro: ceneri, fumi tossici e gas. L'intera quantità di rifiuto entrante non sarà mai minore alla quantità di rifiuto uscente, per una note legge della natura: la legge di conservazione della massa. E' quindi falso affermare che l'inceneritore serve a smaltire i rifiuti, se mai serve a farli scomparire alla nostra vista, disperdendo ben il 70% della loro massa nell'atmosfera, e facendo comunque finire il 30% in discarica - e quindi l'inceneritore non fa fare a meno di discariche. Il vantaggio della cogenerazione è ovviamente quello di recuperare parte del calore prodotto dalla combustione, e quindi è meglio avercelo che non avercelo, ma tale recupero energetico è comunque di gran lunga inferiore a quello che si sarebbe ottenuto risparmiando energia riciclando e riutilizzando materiali. Esistono studi che dimostrano come incenerire rifiuti consenta di recuperare da 3 a 5 volte meno l'energia risparmiabile riciclando o riutilizzando i materiali. Perché? Questa volta gioca un ruolo fondamentale un'altra legge universale: il secondo principio della termodinamica. Perché propagangare gli inceneritori, allora? Semplice: perché in Italia sono incentivati con i soldi pubblici, tramite i famigerati CIP6 ed i certificati verdi. Ovvero - e questa è un'anomalia tutta italiana per la quale la UE ha aperto una procedura d'infrazione - il 7% del costo della bolletta Enel viene utilizzato per finanziare gli inceneritori, che sono assimilati a fonti di energia rinnovabili. Cito un articolo di Michelangiolo Bolognini uscito su Pressante.com proprio oggi: "A titolo di esempio, gli ultimi dati disponibili, riferiti al 2006, riguardo alle fonti «rinnovabili», assegnano agli inceneritori di rifiuti e biomasse 1.135 milioni di euro, quasi i due terzi degli oltre 1.758 milioni di euro erogati, a fronte di 40.370 euro assegnati al solare fotovoltaico, pari allo 0,00002% di quanto erogato - con buona pace della la retorica "ambientalista" e "solare"di molte delle forze politiche italiane." Consiglio all'autore dell'articolo ed a tutti i lettori di documentarsi sul TMB, sul compostaggio, sul riciclaggio e sulla riduzione a monte dei rifiuti. Consiglio inoltre di acquisire conoscenze in tal campo da esperti del settore, come ad esempio Paul Connett e Federico Valerio. Una piccola ricerca in rete darà conferma di tutto ciò che ho scritto.
10/01/08 23:40
Sui termovalorizzatori
Magari le cose fossero come sostiene lei. Purtroppo la tecnologia dei termovalorizzatori è ancora molto ma molto indietro rispetto al garantire minimi standard di rispettosità ambientale. Persino l'inceneritore di Brescia, uno dei più moderni, è risultato inefficiente riguardo alla completa eliminazione di diossine, furani, ed altri composti particolarmente cancerogeni (pur se a norma di legge). Sarebbe bello se il problema si potesse risolvere con ... questo è quanto pensa chi propone questi impianti, convincendosi poi che è così anche se in realtà non lo è. Non si può andare contro i più basilari principi della termodinamica. I termovalorizzatori producono ancora diossine ? VERO - La molecola di diossina TCDD ha una temperatura di legame di 850 gradi circa, nei moderni forni a griglia mobile inclinata, pur essendo la temperatura massima superiore, la temperatura non è uniforme, e sovente può scendere al di sotto di questo valore producendo grandi quantità di diossine per brevi periodi I termovalorizzatori forniscono energia ? FALSO - Il rendimento termodinamico non è da confondere con il rendimento energetico, mentre il primo è modestamente positivo (attorno al 20-30%) il secondo è PESANTEMENTE NEGATIVO, basti pensare che riusare una bottiglia di plastica anzichè bruciarla consente di risparmiare molta più energia di quella che si recupera, per il semplice fatto che non occorre spendere energia per costruirne un altra in più. Il BILANCIO ENERGETICO è negativo, questo bisogna dirlo, occorre essere onesti ed affermare che gli inceneritori servono solo per togliere il problema dalla vista, non per risolverlo alla radice.
dario giardi
15/01/08 10:53
risposte
Gent.mi signori sono molto felice si sia aperto questo dibattito a seguito del mio articolo. Ho cercato di chiarire e ribattere alle vostre osservazioni nel nuovo articolo pubblicato "Rifiuti, contro i termovalorizzatori solo odio ideologico". LA mia posizione sui termovalorizzatori non è ad occhi chiuso o peggio ideologica ma piuttosto frutto di un'attenta analisi tecnologica e temporale delle alternative possibili. Il più realistica possibile. Chiudo dicendo che accanto ad un termovalorizzatore di ultima generazione si può vivere. Accanto ad una discarica no.
enzo pietra
16/01/08 13:34
termovalorizzatori
quando le scelte più decisive cadono nelle mani di gente senza arte nè parte, si sente appunto dire che i termovalorizzatori non sono il massimo della efficienza ambientale;probabilmente il motorino dei nostri figli inquina di più ,ma lo tolleriamo perchè appunto serve alle loro immancabili esigenze; al contrario si contesta la regolarità di impianti che in questo momento svolgono benissimo la loro funzione sottostando a delle regole sicuramente severe e controllabili. gira e rigira a molti sta proprio a pennello che ci siano discariche a cielo aperto e a strade aperte. è un film che ho già visto di persona 10 anni fa.
Anonimo
16/01/08 17:18
Termovalorizzatori
Volente o nolente sono l'unica alternativa alla riduzione dei materiali da smaltire in discarica. Faccio notare che alla data 31/12/2008 recepimento direttiva CE: gli ingombranti non potranno più essere smaltiti in discarica, dovranno essere solamente trattati, o recuperati o bruciati. Voglio ricordare che le ceneri che si ottengono con opportuni trattamenti sono destinate a diventare materie prime recuperate. Certamente l'utilizzo della migliore tecnologia possibile (B.A.T.), a chi lo gestisce gli chiediamo anche l'ISO 14000 e poi anche L'EMAS. Inceneritori validi ci sono anche in Italia, vedi Brescia, Parona, anche nel profondo sud in provincia di Taranto a Massafra unico sito certificato EMAS!!!. Basta oscurantismo scientifico e terrorismo ecologico. Concludendo la Comunità Europea vuole ridurre l'apporto in discarica al minimo. L'Italia non vuole adeguarsi: e VAi con i Regolamenti di applicazione immediata, e con le Decisioni da applicare senza ma e senza perchè. I nostri politici ed amministratori si sono dimenticati di aver sottoscritto questi accordi?
Anonimo
16/01/08 17:19
Termovalorizzatori
Volente o nolente sono l'unica alternativa alla riduzione dei materiali da smaltire in discarica. Faccio notare che alla data 31/12/2008 recepimento direttiva CE: gli ingombranti non potranno più essere smaltiti in discarica, dovranno essere solamente trattati, o recuperati o bruciati. Voglio ricordare che le ceneri che si ottengono con opportuni trattamenti sono destinate a diventare materie prime recuperate. Certamente l'utilizzo della migliore tecnologia possibile (B.A.T.), a chi lo gestisce gli chiediamo anche l'ISO 14000 e poi anche L'EMAS. Inceneritori validi ci sono anche in Italia, vedi Brescia, Parona, anche nel profondo sud in provincia di Taranto a Massafra unico sito certificato EMAS!!!. Basta oscurantismo scientifico e terrorismo ecologico. Concludendo la Comunità Europea vuole ridurre l'apporto in discarica al minimo. L'Italia non vuole adeguarsi: e VAi con i Regolamenti di applicazione immediata, e con le Decisioni da applicare senza ma e senza perchè. I nostri politici ed amministratori si sono dimenticati di aver sottoscritto questi accordi?
Anonimo
16/01/08 17:42
termovalorizzatori
La non soluzione o il non recepimento delle direttive comunitarie portano sempre all'emergenze. I termovalorizzatori sono il male minore ovvero la miglior tecnologia disponibile ad un costo acessibile in inglese B.A.T.. Non voglio dilungarmi nel costo in termini di emissioni totali=(emissioni dei motori+emissioni di odore+emissione di liquidi (percolato) altamente inquinante + consumo di materie prime per compattare + trasporti. Per confinare in discarica. Dobbiamo cambiare mentalità, dobbiamo recepire le direttive comunitarie e adeguarsi nei tempi previsti, come per i regolamenti. Una bella vergogna vedersi affibiare una Decisione (Prendere e tacere). E' il fallimento della politica nazionale. Voglio segnalare che le ceneri ottenute dai termovalorizzatori sono recuperate ed utilizzate. Voglio ricordare che i camini dei termovalorizzatori sono sotto controllo 24 su 24 con trasmissione dei dati agli organi di controllo. Se proprio vogliamo essere tranquilli, chi gestisce aderisca volontariamente alla ISO 14000, e dopo all'EMAS. Qualcuno al sud lo ha fatto, a Massafra (TA). Dobbiamo cambiare mentalità, vedere le opportunità delle nuove tecnologie per la risoluzione dei problemi e non il niet per ideologia o falsa ecologia. Mi sorge un dubbio: non è sotto le vesti dei niet e dell'ideologia si nasconde il partito della discarica? Magari gli stessi che sono contro il nucleare anche quello di quarta generazione?
ing. Manuel D'Auria
23/06/08 18:56
TMB dovrebbe essere l'imperativo categorico
Si approfondisce il funzionamento di un impianto tipo con un ingresso di 100.000 t/a di rifiuti urbani residui di una raccolta differenziata efficiente, sulla base dei dati del documento citato Gestione dei rifiuti a freddo, elaborato sulla base dell'esperienza tedesca. Il pretrattamento elimina i rifiuti ingombranti non riciclabili e tritura il resto, con aggiunta di acqua. La separazione fornisce: Grazie a un sistema ottico-elettronico che li riconosce e smista con degli eiettori pneumatici, imballaggi in plastica densa (HDPE, PET) di qualità, riciclabili quanto il differenziato e quindi di alto valore commerciale, per circa 2.000 t/a, oltre a circa 2.500 t/a di altri tipi di plastica densa. Con dei separatori a corrente d'aria, miscela di carta e cartone (10.300 t/a) e pellicole di plastica (5.700 t/a). Il valore commerciale è basso, però si possono separare le due componenti a umido, e quindi usare la carta nel successivo compostaggio oppure venderla a una cartiera, mentre le pellicole possono essere riciclate (sotto-riciclaggio). In alternativa, possono essere conferiti in discarica o inceneriti. Con un ulteriore sistema ottico-elettronico, sopravvaglio (80 – 200 mm) pesante, da cui si può recuperare il vetro (almeno il 60% di quello presente; 1.500 t/a circa). Con magneti, materiali ferrosi per 1.530 t/a leggermente contaminati da materiale organico (nessun problema per il riciclo). Con due separatori a mulino a vortice, metalli non ferrosi per 2.000 t/a. I liquidi rimasti (63.000 t/a di cui 18.000 t/a di acqua aggiunta nella fase precedente, recuperabile per il compostaggio) sono sottoposti a digestione anaerobica, con un processo efficiente grazie alla precedente pulizia del materiale. Il processo dura quattro settimane in un ambiente chiuso (degradazione intensiva), più altre dieci in un'area coperta, e comporta una riduzione in peso di circa il 40%, soprattutto per l'evaporazione dell'acqua, e in parte per la degradazione dell'organico in anidride carbonica. Si ottengono 3700 t/a di biogas, 18.000 di acqua da trattamento, 3.000 di sabbia, 35.000 di materiale da avviare al compostaggio finale. Il biogas permette di produrre circa 80–100 kWh di elettricità e 100–180 kWh di calore per tonnellata di rifiuti totali in ingresso (supponendo una raccolta differenziata efficiente). La maggior parte dell'energia è usata nell'impianto stesso, il cui bilancio energetico è neutro o leggermente positivo (si può aumentare il recupero energetico a scapito del recupero di materiale, ma questo non ha convenienza né economica né ambientale). Alla fine del processo di separazione, non solo si sono recuperati dei materiali utili (riducendo le esigenze energetiche dell'impianto), ma si sono anche eliminate sostanze che in discarica costituiscono un notevole problema (nel caso del biogas, per l'effetto serra; negli altri, per l'inquinamento a lungo termine o la percolazione). A questo punto si hanno circa 27.000 t/a di materiale prevalentemente organico che può essere conferito senza problemi in discarica in ottemperanza alle leggi più recenti. Tuttavia, è conveniente selezionare un'ulteriore parte di circa 7.000 t/a a maggiore concentrazione organica e con ridotta contaminazione di metalli pesanti, che può fungere da compost di qualità inferiore. L'ammendante ottenuto, non derivando da raccolta differenziata, è di qualità inferiore in quanto può contenere piccole tracce di altri rifiuti che gli impianti non riescono a separare, e non può pertanto essere usato nel settore agricolo, ma è utile per reintegrare nutrienti nei suoli (sequestrando anidride carbonica, fra l'altro). Le rimanenti 20.000 t/a vanno conferite in discarica, insieme a una certa quantità di sabbia dal digestore e rifiuti ingombranti non riciclabili, tolti all'inizio, per un totale di circa 24.000 t/a (meno di un quarto del peso iniziale) o quasi 30.000 se non si trova impiego per la pellicola di plastica.
Alessandro
10/07/10 13:17
Come succede da sempre, la
Come succede da sempre, la critica all' inceneritore (io preferisco chiamarlo così essendo della 'vecchia scuola' di tecnici ambientali) si muove su 3 fronti che andrebbero superati: 1) il rapporto energetico teorico (cioè si sostiene che in base a questa o quella legge fisica l' energia prodotta non può essere uguale all' energia fornita per il processo); 2) il rapporto di massa (si sostiene che la massa uscente non può essere minore della massa entrante); 3) un discorso finanziario (senza i contributi dello stato un inceneritore sarebbe costosissimo). Chi muove questi tre tipi di critica mostra di non conoscere molto di tecniche ambientali, nè di fisica in generale Il primo tipo di ragionamento si dismette facilmente considerando che l' energia al processo va fornita una sola volta, al momento del' accensione, ed é altamente contenibile, pari solo all' energia da fornire per mettere in moto le macchine e i forni. Una volta avviato il processo, dopo i primi minti il combustore produce una quantità di fumi che, se opportunamete incanalati e pressurizzati (o meglio bisognerebbe dire 'velocizzati') possono essere diretti verso una turbina che si muove a causa di questi e produce eneergia elettrica che vine utilizzata per muovere le macchine precedentemente avviate con la energia inizialmente fornita. Nel frattempo la massa da incenerire é diminuita, il volume solido é diminuito, e si son sprigionati vapori. Molti legami si son rotti dunque non necessitano più di energia di attivazione del processo. La quantità di energia da fornire diminuisce gradualmente con la riduzione della massa solita, mentre aumenta entro certi termini quella fornita dall' incanalamento della fase gassosa e vaporizzata verso la turbina. Il secondo tipo di ragionamento é legato agli 'stadi della materia'. Dire che la 'massa non può scomparire' é una forzatura quando si tratta di un propcesso di combustione perchè il termine massa ha senso quando si oparagonano 2 situazioni nello stesso stato di agregazione. Di fatto nel combustore diminuisce la massa solida (ricordo che il solido é un gruppo di atomi con legami strutturati e distanziati) e discapito dell' aumento di fase gassosa. Ma la fase gassosa non ha una struttura rigidamente organizzata, dunque i legami sono 'sciolti' e se a pressione e temperatura ambiente un a molte di gas occupa 22,4 volte il volume (non massa) di un corpo liquido o solido, aumentando la pressione e la temperatura queso volume viene ridotto e può essere asportato dall' ambiente di reazione. Così facendo avremo inizialmente una massa per esempio di 100 kg d solido e nessun gas. Dopo un pò avremo 90, 80, 60 etc kg di solido e uno sviluppo maggiore di gas che viene incanalato e utilizzato altrove per il movimento delle turbine e per altri scopi. La massa di reazione é costituita solo dal solido, che diminuisce considerevolmente. Attualmente i più efficaci inceneritori riducono fino a un 30%. Il terzo tipo di ragionamento, quello finanziario, non tiene conto di un fatto: quanto si spende per costruire un inceneritore? Quanto costa in energia mantenerlo funzionale, e in manutenzione? Un inceneritore di mediagrandezza marcia con 5 operatori al massimo, più la struttura di gestione. Diciamo 15 persone in tutto? In circa 8 / 10 anni si ammortizza il costo della costruzione. Ora consideriamoquando costa invece produrre cassoneti di diverso tipo, in quantità enorme, per rifornire la stessa città levando l' inceneritore? Chi parla di differenziata a discapito dei bruciatori non considera tutti i costi inerenti. Il personale addetto, gli impianti di smaltimento singolo dei vari tipi di rifiuti, i camion (con tutto ciò che ne consegue), la produzione di sacchetti, di cassonetti, la benzina dei camion che trasportano e raccolgono, le acque da utilizzare per pulire i cassoneti ogni tot di tempo. Senza conbtare che anche la differenziata é 'incentivata' dallo stato. Prima apertamente, ora tramite le multe. La si é resa obbligatoria in alcune città perchè sapendo che l' italiano medio non vuole avere quella seccatura, pioveranno multe su multe per rifarsi della spesa dei finanziamenti. La differenziata é un business su cui campano decine di migliaia di persone. Già nel '97 quando facevo il mio master di tecnologie ambientali, il presidente di Ecoserdiana sosteneva che gli inceneritori non dovevano prendere piede perchè 'se sucedesse, vi immaginereste? tutti noi che ci occupiamo di smaltimento in altre maniere saremmo senza lavoro'. In base a questo ragionamento ci vengono tenute lontane tecnoogie come il plasma a 7000°C che riduce la massa solida allo 0,1%. Ciò vuol dire che la quantità di rifiuti di una città come napoli andrebbe ad essere contenuta in un silo di 1000m3. La tecnica di incereimento, attualmente, viene osteggiata per 3 motivi: dà meno lavoro, non fa rientrare soldi allo stato, non conviene alle mafie. Saluti
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