Giovedì 24 Maggio 2012
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Finalmente pubblicati i discorsi sull'Islam di Manuele II Paleologo

18 Novembre 2007

La lectio magistralis pronunciata da papa Benedetto XVI all’Università di Ratisbona il 12 settembre 2006 ha fornito un’interpretazione della razionalità scientifica che si colloca a pieno titolo nel solco aperto da papa Giovanni Paolo II con l’enciclica Fides et ratio del 1998, dove, soprattutto guardando con favore al metodo fenomenologico, il pontefice, da un lato, spingeva la teologia a porsi al livello delle altre moderne discipline scientifiche, dall’altro invitava la cultura laica a continuare la ricerca dei suoi fondamenti, senza badare alle autocensure poste da alcuni filoni epistemologici per lo più di ambito anglosassone.

È questo l’aspetto veramente interessante del messaggio lanciato dal papa a Ratisbona, più che alcune citazioni erudite, le quali, per quanto incaute, avevano una collocazione del tutto marginale. “Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio” ha detto Benedetto XVI a Ratisbona, a chiosa del passo tanto contestato, in cui citava la disputa teologica avvenuta ad Ankara nel 1391 fra l’imperatore bizantino Manuele Il Paleologo e un erudito turco, forse il fondatore di una confraternita sufi. In particolare la citazione testuale riguardava il settimo colloquio, dove l’imperatore lamentava la tendenza, da parte di Maometto, a “diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”. Ma nel contempo il papa citava la sura 2,256 del Corano, in cui si legge: “Nessuna costrizione nelle cose di fede”. E tornando poi alla teologia cristiana spiegava pazientemente come “Dio non si compiace del sangue; non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio. La fede è frutto dell’anima, non del corpo”.

Per chi come me ha una formazione laica, la lettura del discorso del papa mi ha ricordato L’Epistola sulla tolleranza di John Locke, in cui il filosofo inglese ricordava l’insensatezza della fede non sincera e spontanea, perché comunque non sarebbe stata utile alla salvezza dell’anima. Il papa a Ratisbona ha voluto affermare la “convinzione che agire contro la ragione sia in contraddizione con la natura di Dio”, principio che il cristianesimo ha tratto dallo spirito greco e che, nella sua storia teologica, è stato preservato dalla cultura bizantina. Di qui, la citazione dell’imperatore Manuele Il Paleologo, per significare il perdurare degli umori ellenistici ancora nell’autunno dell’Impero romano d’Oriente che di lì a poco, alla metà circa del secolo successivo, avrebbe dovuto piegarsi all’espansionismo militare dell’Impero ottomano.

È meritorio che, dopo tanti inutili clamori, Salerno, un editore dal palato fine, abbia deciso di pubblicare integralmente il VII dialogo di Manuele Il Paleologo, premessi da una nota introduttiva di Marco di Branco che utilmente ricostruisce il contesto storico e culturale in si situano le dispute teologiche in oggetto, sottolineando più volte, per esempio, come l’ostilità dell’imperatore fosse motivata anche da ragioni politiche e dal sentore che senza un aiuto occidentale (più volte inutilmente richiesto) Bisanzio prima o poi sarebbe finita nelle mani dei turchi (come in effetti avvenne definitivamente nel 1453).

Per il resto il dialogo non differisce da altre tipiche contese teologiche di gusto medievale, in cui ogni partecipate è fermamente convinto della verità della propria dottrina e dell’«errore» di quella dell’interlocutore. L’unico comune denominatore è dato dall’umanità dei dialoganti che, prendendo a prestito le parole di Todorov, non si può che definire poca e insieme somma cosa: “il volto umano è un fragile baluardo contro la guerra; tuttavia lo è: e dei più preziosi”.

Manuele Il Paleologo, Il dialogo della discordia. Dialoghi con un mussulmano. Settima conversazione, a cura di Marco di Branco, Salerno, 2007 (€ 8,00 – pp. 73)

davideg.bianchi@libero.it   

Commenti
19/11/07 20:07
A completamento di questa
A completamento di questa bella recensione di Davide Gianluca Bianchi, mi permetto di segnalare l'uscita in questi giorni per i tipi di Rubbettino di un'edizione dei Dialoghi che comprende anche la traduzione del Proemio e del Primo Dialogo, oltre che del Settimo, con prefazione di Mons. Rino Fisichella.
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