Dunque è tutto deciso, Lombardo sarà il prossimo candidato a governatore della Sicilia. Per la verità era un segreto di pulcinella ormai da giorni, perlomeno intuibile dalle sfiancanti trattative da Roma a Palermo in puro stile lombardiano. E’ l’atteggiamento tipico del leader autonomista: un vero e proprio scacchista, che non tralascia di mettere in gioco anche il rinnovo amministrativo del più piccolo paese e valuta i rapporti di forza per ogni singola casella. Una contrattazione ulteriormente complicata dal suo patto di ferro con l’Udc, come si è visto alleato irrinunciabile, instaurando un’alleanza centrista nata dalla consapevolezza di poter fare la differenza di fronte ad un centrosinistra compatto e che questa volta spera di avere qualche chance in più.
Né d’altra parte il Pdl poteva fare altrimenti: il rischio di perdere il governo della Sicilia, una delle roccaforti più fedeli e tra i bacini elettorali più redditizi in assoluto, non poteva essere considerato. Resta ora da sciogliere l’incognita Miccichè, grattacapo fastidioso per Berlusconi e che al momento ha opposto un secco rifiuto a qualunque ipotesi di incarico nel governo nazionale. Sebbene ignorata dai grandi giornali, è di tre giorni fa la notizia della nascita nell’isola del “Partito per la libertà Alleanza siciliana”, fondato dall’ex consigliere comunale di Palermo Agostino Portanova. Un soggetto politico con il chiaro scopo di sostenere la candidatura ad oltranza del presidente dell’Ars e che ha già cominciato a raccogliere le firme per presentarsi alle prossime elezioni. Tutto ciò rafforza i timori di una rottura insanabile tra Miccichè, che ha affermato nel suo blog che “comunque vadano le cose sarò schierato contro il cuffarismo”, e il suo partito, che ora dovrà trovare (se non lo ha già fatto) una soluzione per non scontentare l’azzurro leader siciliano.
A chi nutre ancora forti dubbi sulla necessità dell’accordo con autonomisti e centristi può rispondere il realismo delle cifre. Nelle scorse elezioni Udc ed Mpa hanno totalizzato complessivamente il 25% dei consensi, che sottratto al 53% per cento della coalizione di centrodestra (escludendo il 5% della corsa solitaria di Nello Musumeci) lascia Fi più An al 28-29%. Una cifra troppo bassa per poter scommettere sulla vittoria contro la ricompattata coalizione che sostiene Anna Finocchiaro: alle scorse regionali, infatti, la Borsellino raccolse il 42% per cento dei voti, oltre dieci punti in più. Se a questo aggiungiamo le dimissioni di Cuffaro si sommano tanti piccoli incidenti di percorso che portano acqua al mulino della senatrice catanese. Potranno essere controbilanciati dall%E2


Ogni paese si merita i
Ogni paese
Non è il massimo...