Clementina Forleo il prossimo 18 dicembre sarà sentita dal Csm. L’ultimo atto prima della decisione definitiva (e ormai scontata) sul suo trasferimento. La cui procedura è stata attivata oggi all’unanimità dalla prima commissione referente dell’organo di autogoverno dei giudici.
Salvo sorprese dell’ultima ora quindi, il destino della Gip, che voleva indagare sul ruolo di Massimo D’Alema e Piero Fassino nella fallita scalata dell’Unipol alla Bnl, sembra ormai segnato: non solo non ricoprirà mai più ruoli da giudicante, ma non lo farà mai più a Milano.
L’interessata ieri ha accolto la notizia con il più classico dei “no comment”, mentre molti suoi colleghi del palazzo di giustizia milanese si sono dichiarati, con i cronisti, “esterrefatti per una decisione totalmente sproporzionata”. Non tutti però, visto che solo ieri altri dell’ufficio del pm, tra cui Armando Spataro, l’avevano ricusata in un processo contro terroristi islamici extra comunitari. Questo per via della propria pregressa giurisprudenza in materia, con cui ne aveva mandato assolto uno definendolo “resistente” e non “terrorista”.
Giovedì probabilmente sia la Forleo sia De Magistris (altro magistrato di cui in molti dell’attuale maggioranza non vedono l’ora di sbarazzarsi), che sarà sentito mercoledì a sua volta dalla prima commissione referente, saranno ancora in tv da Santoro per raccontare, forse per l’ultima volta, come sono caduti in quella che ora in molti chiamano “trappola istituzionale”.
Al centro di questa trappola la Forleo non può non porre la figura dell’ex giudice Ferdinando Imposimato, una delle menti della lotta al terrorismo rosso in Italia negli anni ’70. Il quale dopo averla (come lei ha raccontato) invitata a pranzo a Roma allo “Shangrilà”, per metterla a parte delle presunte pressioni politiche che qualcuno avrebbe operato sui suoi superiori perché “ammorbidisse i toni” su Fassino e sullo stesso D’Alema nella propria richiesta di autorizzazione a procedere spedita alla Camera a luglio ( e di come altri avrebbero insistito per l’apertura a carico della donna di un fascicolo per incompatibilità ambientale davanti al Csm), si è tirato indietro.
E infatti quando, dopo le denunce della donna al Csm e alla procura di Brescia, gli inquirenti hanno chiesto a Imposimato le conferme non le hanno avute. Non in quei termini di sicuro. Da quel momento fare apparire la Forleo come una donna afflitta da manie di grandezza e di persecuzione è stato un gioco da ragazzi.
Pochi giorni prima di questo imprevisto epilogo, la Forleo dichiarava ai giornali che “o Ferdinando Imposimato è un mago oppure la cena allo Shangrilà a cui mi invitò per parlarmi di pressioni per un’inchiesta disciplinare aveva un senso...”
Nella cornice della trappola istituzionale ci sono anche le querele presentate contro la Forleo da parte di uomini dei carabinieri e della polizia. I primi coinvolti nelle indagini sulla morte dei due genitori della donna in un incidente automobilistico. Ma in passato c’erano state telefonate di minaccia che le promettevano la morte sia del padre sia della madre. I secondi da lei denunciati per l’arresto di un extra comunitario con modalità da pestaggio, specie a opera di un poliziotto che poi effettivamente, per un altro episodio del genere ai danni di un transessuale colombiano, era stato radiato dalla polizia.
In procura c’è chi dice che anche Milano, dopo la Palermo dell’epoca del mai identificato “corvo” del 1989, sta vivendo la sua stagione di veleni.
E il caso della Forleo sembra essere diventato centrale in questo senso.
Sembra infatti che ( poco prima di questa prima decisione, da parte della prima commissione referente del Csm, di proporre all’unanimità il trasferimento della giudice) sia il tenente dei carabinieri di Francavilla Fontana, Pasquale Ferrari, che la Forleo aveva accusato di avere condotto queste indagini sulla scomparsa dei genitori in maniera poco professionale, non acquisendo i tabulati delle telefonate anonime in uscita dalla abitazione dei parenti per risalire agli eventuali autori delle minacce, sia i tre poliziotti di Milano (tra cui quel Massimiliano de Cesco che verrà poi cacciato dalla polizia) avessero offerto di ritirare le proprie denuncie.
Ma la Gip non avrebbe accettato la composizione delle due querele.
Certo il comportamento mediatico, le lacrime in tv e quelle accuse di complotti al limite della mania di persecuzione possono avere contribuito non poco ad avere fatto passare la donna come una visionaria davanti ai propri colleghi di Brescia e davanti ai membri del Csm. Rimangono però molti misteri in tutta questa vicenda e una fretta sospetta di chiudere per sempre il caso Forleo. E insieme ad esso quello Unipol con i protagonisti che hanno nomi eccellenti: Piero Fassino, Massimo D’Alema e Nicola Latorre.


dovrebbero sospenderla