La notizia non è ancora ufficiale ma negli ambienti diplomatici viene data per certa: il Marocco ha in mente di ritirare l’ambasciatore dall’Italia dopo il voto alla Camera per il riconoscimento diplomatico del Fronte Polisario di una settimana orsono. Rimarrebbe in Italia solo una delegazione diplomatica e verrebbe reintrodotto il regime dei visti con il passaporto. Un danno d’immagine incalcolabile con sicuri riverberi economici: oggi in Marocco si va con la semplice carta di identità per motivi di lavoro e di turismo basta far parte di un viaggio organizzato da una agenzia di viaggi. Inevitabili ritorsioni economiche saranno anche previste ai danni dei nostri concittadini che hanno intrapreso attività commerciali in Marocco e con il Marocco. E lo stesso dicasi per i tanti nostri connazionali che da anni investono in loco per comprarsi case che hanno tuttora prezzi sei o sette volte inferiori a quelle del mercato immobiliare italiano.
A ufficializzare la cosa il Marocco aspetta solo che l’Italia accrediti il primo funzionario diplomatico ufficiale in quota al Polisario e poi nell’arco di un giorno scoppierebbero le ostilità.
Fonti informate sostengono che lo scopo è quello di dare un forte segnale alla comunità internazionale sulla non sostenibilità della politica estera a senso unico a favore del Polisario, che è pur sempre un movimento di guerriglia di ispirazione castrista.
Il re del Marocco avrebbe inoltre in mente di compiere analoghi passi, ma meno traumatici, nei confronti degli Stati Uniti che, prudentemente, non hanno riconosciuto come Cuba e l’Italia direttamente il Fronte Polisario ma hanno fatto in modo che lo facesse l’Onu assegnandogli un seggio come fu fatto a suo tempo per l’Olp di Arafat.
Per l’Italia le cose si sono messe in maniera più dura dopo che il quotidiano algerino filo governativo El Kabar la scorsa settimana aveva pubblicato in prima pagina la foto di Prodi e un articolo in cui si sosteneva che il riconoscimento diplomatico del Polisario non era frutto di un’estemporanea pensata dei comunisti all’italiana come Giordano e Diliberto o Jacopo Venier, ma frutto di una strategia premeditata dallo stesso premier durante l’ultimo viaggio di stato in Algeria qualche settimana prima.
Prodi sarebbe anche stato contattato dai diplomatici marocchini ma avrebbe rifiutato qualsiasi commento.
La cosa quindi è stata vissuta quasi come un atto di guerra: è noto infatti che dietro le rivendicazioni territoriali del Sahara spagnolo e del cosiddetto popolo saharawi si nasconda in realtà la longa manus della stessa Algeria che sogna un allargamento dei propri confini. I combattenti del Polisario sono visti in Marocco, ma in genere in tutto il Maghreb Kabir, come dei veri e propri mercenari, pagati e armati dal governo di Algeri per tenere alta la tensione con il Marocco.
A quel punto, non avendo Prodi smentito il contenuto dell’articolo di El Kabar, il fatto di riconoscere diplomaticamente il Polisario è stato vissuto dal governo e dal re del Marocco come un vero e proprio atto di ostilità da parte del nostro paese. Di qui le probabilissime ritorsioni diplomatiche che, quando entreranno in vigore, segneranno un ulteriore punto di demerito per la già pazzesca politica estera italiana.


Ci mancava solo il Marocco...
SENZA PAROLE
Una politica estera...
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