Se qualcuno violasse la mia corrispondenza o m’impedisse di manifestare il mio pensiero o di praticare il culto che voglio, avrei il diritto di ricorrere ai tribunali o di ribellarmi a uno Stato che legasse le mani ai giudici, anche se la stragrande maggioranza dei miei concittadini approvasse l’arbitrio commesso ai miei danni. I diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino, infatti,non dipendono dal beneplacito dei governi o dalla buona volontà dei nostri simili a tenerli in debita considerazione ma sono una dotazione che ci portiamo fin dalla nascita e che nessuno ci può sottrarre. Le leggi registrano tale dotazione e predispongono un quadro istituzionale che ne rende possibile l’utilizzo, impedendone la sottrazione o la manomissione. Chi ammettesse la censura sulla stampa o limitasse la libertà di culto, potrebbe avere le sue buone ragioni ma non potrebbe più definirsi ‘liberale’.
Al contrario, se qualcuno si opponesse al mio progetto di aumentare il carico fiscale gravante sui cittadini al fine di dotare i non abbienti di ‘case popolari’, di assistenza sanitaria gratuita, e di altre provvidenze sociali, non potrei certo denunciarlo alla magistratura. Il suo comportamento, sulla base dei miei valori e della mia etica, sarebbe forse riprovevole, rivelerebbe durezza di cuore, rendendolo decisamente antipatico e insociale, ma non gli farebbe perdere il diritto a dirsi ‘liberale’. Sarà un liberale cattivo ma non certo un cattivo liberale.
Questi due esempi vanno al cuore della questione gay.
I dico, i pacs, i matrimoni tra persone dello stesso sesso vanno considerati come provvedimenti legislativi ai quali si ha un diritto assoluto--indipendentemente dalle disposizioni dei partiti e dei loro elettori-- in quanto fondato sulla libertà e la dignità della persona che non deve rendere conto a nessuno del suo stile di vita o della sua privacy? Oppure quei nuovi istituti che si vogliono fare entrare nei nostri codici hanno bisogno (de jure e de facto), dell’accordo ‘politico’ dal momento che, come tutti i rapporti sociali, che chiedono la protezione giuridica, comportano prestazioni obbligatorie da parte della collettività ?
Quanti rispondono positivamente alla prima
domanda non sembrano attribuire alcuna importanza al principio aureo della
democrazia che detta:
Quanti, invece, rispondono positivamente alla
seconda domanda non interdicono agli altri la libertà di regolare la loro vita
come meglio desiderano ed ,anzi, ritengono talmente sacro e inviolabile il loro
privato da negare a qualsiasi
autorità ( spirituale o temporale) il
diritto di imporre norme di condotta ad adulti liberi e responsabili che vivano
sotto lo stesso tetto. Ciò che fanno valere è la necessità di chiedere il parere positivo della comunità politica ogni
qualvolta si voglia costituire una societas
alla quale le istituzioni dovrebbero garantire lo stesso trattamento riservato
alle altre societates, giudicate di
Contrariamente a quanto mi attribuisce Maurizio Ferrera, nell’articolo Dico, una sfida per tutti i liberali (20 maggio u.s.), non sostengo affatto che un liberale debba necessariamente pronunciarsi contro dico, pacs e quant’altro ma che essere contro dico, pacs e quant’altro non significa non essere liberale. Può significare, mi ripeto, essere un liberale cattivo ma non un cattivo liberale.
Ferrera,
dopo aver citato un articolo, apparso su
‘L’Occidentale’, in cui avrei scritto che
Se Ferrera è d’accordo sul diritto alla non
stima sociale, allora non vedo
motivo del contendere. Sennonché, nell’articolo Una tregua civile (11 maggio u.s.), dopo aver delineato due
percorsi per risolvere il conflitto sulle coppie di fatto, dichiara di non
accontentarsi della
Non è difficile vedere, però, che la
separazione e distinzione liberale tra
In
realtà, i democratici rawlsiani non vogliono addivenire a un bargaining che faccia un po’ di concessioni alle coppie
gay (di queste solo si tratta giacché gli individui
gay hanno, hanno come tutti, diritti e
libertà sacri per tutti), in nome dell’equità e del dovere degli uomini di
governo di registrare e di venire incontro ai bisogni e ai desideri sempre
nuovi che maturano nella società civile. Ciò che vogliono è fondare i diritti
delle coppie gay su comuni Weltanschauungen
ottenute attraverso il confronto ragionevole….e l’espulsione dall’agorà di quanti continuano ad avere--anche dopo gli esaltanti incontri con i sociologi
multiculturalisti, con i cattolici delle comunità di base, con i radicali
liberali-liberisti-libertari, con i movimenti sociali, con i filosofi
pluralisti, con le rappresentanze degli enti locali e dei comitati scolastici
etc.--
Pretendere che i diritti naturali delle persone che danno vita a un’associazione trapassino in questa è cosa che, obiettivamente, non si può chiedere a un liberale. La solenne Dichiarazione dei diritti degli individui è iscritta nelle Costituzioni, ma gli istituti che essi creano, se vogliono avere rilevanza pubblica, debbono essere approvati da una legge ordinaria, sulla quale, di volta in volta, si può essere d’accordo o meno. Criminalizzare quanti non sono d’accordo o togliere ad essi la qualifica di liberali è espressione inequivocabile di esprit jacobin.


Veramente sarebbe l'unico liberale
Caro Cofrancesco, leggendo