Il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione Mario Delli Priscoli ha dato avvio all’azione disciplinare nei confronti del GIP Clementina Forleo, che sarà chiamata a rispondere, nel procedimento davanti al CSM, delle frasi e delle espressioni di accusa rivolte a vari parlamentari, tra cui Fassino e D’Alema, di cui era corredata l’ordinanza con cui aveva chiesto alla Camera dei Deputati l’autorizzazione ad utilizzare le loro intercettazioni telefoniche, acquisite nell’ambito dell’inchiesta UNIPOL.
Nel provvedimento la Forleo si era lasciata sfuggire delle osservazioni pesantissime, arrivando al punto di sostenere che il Presidente ed il Segretario della Quercia, che all’epoca dei fatti non era ancora confluita nel Partito Democratico, sarebbero stati “consapevoli complici di un disegno criminoso…pronti e disponibili a fornire i lori apporti istituzionali, in%0D totale spregio dello Stato di diritto”.
La decisione dell’organo di autogoverno della magistratura di aprire il procedimento disciplinare sta a significare che le durissime parole utilizzate hanno reso addirittura abnorme la celebre ordinanza, perché il GIP, che dovrebbe essere giudice terzo ed equilibrato, si era in sostanza sostituito al Pubblico Ministero, sebbene l’accusa non avesse ancora nemmeno iscritto nel registro degli indagati i nomi dei Deputati, che pure si vedevano accusati in modo così netto dalla Forleo.
Già all’epoca dei fatti Clementina era uno dei magistrati più famosi d’Italia. Si era da tempo distinta per una personalissima interpretazione della linea di confine tra guerriglia e terrorismo e aveva già trovato modo di dar sfogo al proprio intenso desiderio di protagonismo concedendo varie interviste, senza disdegnare, peraltro, di fornire particolari sui processi che aveva trattato e che non avevano ancora esaurito i successivi gradi di giudizio.
Era stato, però, proprio a seguito della richiesta al Parlamento dell’autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni di Fassino e D’Alema che la sua popolarità si era improvvisamente impennata e aveva preso a diffondersi l’opinione che fosse l’unico magistrato all’altezza del proprio ruolo in tutta Italia, pronta a scontrarsi anche con il Capo dello Stato, che aveva biasimato le frasi oggi censurate anche dal Procuratore Generale della Corte di Cassazione, o a denunciare in Tv le pressioni cui andrebbe incontro un giudice che cerchi di svolgere diligentemente il proprio lavoro.
La Forleo, in sostanza, si era appropriata del ruolo di paladina dei cittadini contro i soprusi dei poteri forti, fino al punto di fornire il proprio sostegno anche al collega De Magistris, impegnato a sua volta in una battaglia altrettanto clamorosa contro il Palazzo e il malcostume della politica.
Adesso il GIP non appare per niente sorpreso dall’apertura del procedimento disciplinare nei suoi confronti. Se lo aspettava, “è la cronaca di un evento annunciato”, ha subito dichiarato senza scomporsi, liquidando con poche parole l’ennesima puntata della vicenda che la vede protagonista.
In effetti è singolare come l’azione dell’organo di autogoverno della magistratura rispecchi a pieno la situazione della Giustizia italiana.
Il CSM è stato lento e incapace di preservare la riservatezza del procedimento, proprio come ci hanno abituato le varie Procure che negli ultimi temi hanno calamitato con le loro inchieste l’attenzione dei media.
Proprio al pari di una frettolosa inchiesta di un qualsiasi Pm di provincia, l’esercizio dell’azione nei confronti del GIP milanese lascia spazio a dubbi ed incertezze.
Non è di certo la prima volta che un magistrato viene meno ai propri doveri deontologici ed espone indebitamente, a mò di sentenza, delle opinioni personali nei riguardi di persone che non risultano neppure sottoposte ad indagini.
Basti pensare al celeberrimo “Resistere, resistere, resistere” che, nel pieno di una delle più intense crisi tra magistratura e politica che la storia del nostro Paese ricordi, l’allora Procuratore di Milano Borrelli indirizzava a Berlusconi e al suo Governo.
pool di mani pulite.
Probabilmente si tratta di una semplice inversione di tendenza, con cui il CSM vuole finalmente far capire ai magistrati che devono limitarsi ad applicare la legge con il massimo equilibrio, senza eccedere in personalismi o lasciarsi andare a considerazioni fuori luogo.
Resta però il sospetto che sia invece solo l’ennesimo omaggio che le toghe riservano alla sinistra italiana: che si tratti cioè di una sorta di avviso, del consiglio di usare la dovuta cautela rivolto a tutti coloro che, d’ora in avanti, dovessero avere a che fare con fascicoli riguardanti i vari Fassino, D’Alema o chi per loro.


Forleo e la sinistra
Caso Forleo
La conclusione del
Forleo
Assolutamente... va bene le
sconcerto, è questo che provo leggendo questo giornale
Il caso Forleo
meglio tardi che mai
La solita giustizia a due..... pesi e due....velocità.