Giovedì 24 Maggio 2012
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Contro Mastella e Berlusconi solo 'inchieste politiche'

21 Gennaio 2008

L’inchiesta di Santa Maria Capua Vetere sulle pressioni esercitate dall’Udeur per ottenere nomine gradite nelle Asl e negli altri enti pubblici campani pone a serio rischio la tenuta del Governo. Con Mastella che invoca un voto di solidarietà rispetto al suo infuocato intervento alla Camera, culminato nelle dimissioni da ministro della Giustizia, Prodi appare sin troppo in bilico sul suo scranno di Presidente del Consiglio per pensare che possa ritrovare l’equilibrio appoggiandosi temporaneamente anche sulla poltrona di Guardasigilli.

Nel frattempo, nella vicina Procura di Napoli, viene fuori un altro sollecito magistrato che chiede di processare Berlusconi con l’accusa di corruzione per la segnalazione di cinque attrici al dirigente Rai Saccà. Eppure, già molti anni fa, addirittura prima della bufera di Tangentopoli, l’allora ministro della Sanità De Lorenzo, che proprio nell’inchiesta di Mani Pulite avrebbe poi visto completamente esaurirsi, a colpi di avvisi di garanzia e mandati di cattura, la propria esperienza politica, suggeriva un’efficace soluzione al problema dell’esasperata ingerenza dei partiti nella gestione dei servizi pubblici.

I partiti non saranno mai fuori dalla sanità, come non saranno mai fuori dalle banche pubbliche, dagli enti pubblici o dai servizi pubblici le cui nomine sono di competenza politica. Solo privatizzando le aziende di Stato è possibile eliminare le interferenze dei partiti” , diceva il Ministro all’inizio negli anni 90, commentando i dati delle nomine nella sanità italiana, che vedevano la Dc dominare la scena con il 46.6% degli incarichi, seguita dal Psi che nei giorni del suo massimo splendore raggiungeva il 23.8%, ma incominciava ad essere tallonato dal Pds, appena nato dalle ceneri del Pci e comunque già in grado di raggiungere il 16.4%.

Da allora non è cambiato molto, al di la delle sigle dei partiti che si spartiscono le nomine e gli incarichi nelle varie amministrazioni pubbliche. Le Procure campane hanno lasciato, dunque, che trascorressero circa 18 anni prima di accorgersi improvvisamente che gli enti pubblici italiani funzionano secondo la logica della lottizzazione.

Tuttavia, più ancora di questo gigantesco ritardo, ciò che lascia attoniti è il tenore delle singole contestazioni, all’Udeur in un’inchiesta, e al Cavaliere nell’altra. Dalle migliaia di pagine di intercettazioni sembra, infatti, in entrambi i casi, che non vengano fuori episodi realmente significativi.

Come è possibile, allora, che dei magistrati scatenino delle vere e proprie bufere politiche, prima ancora che giudiziarie, sulla base di vicende del genere? Come fanno i vari commentatori a mostrarsi improvvisamente indignati di fronte a un meccanismo che pure conoscono da sempre e di cui, in molti casi, sono stati essi stessi parte integrante?

Non è per mano giudiziaria che il nostro Paese può mettersi alle spalle l’esperienza della lottizzazione degli enti pubblici. Semmai, come sentiamo dire da ormai troppo tempo, dovrebbe essere il Parlamento a decidere di organizzarsi secondo un modello diverso, in grado di privilegiare la meritocrazia sino al punto di sacrificare anche l’appartenenza politica. Forse un modello del genere non può esistere davvero, almeno non in Italia. Di certo, tuttavia, è assurdo ritenere che un freno all’invadenza della politica possa giungere da un comportamento speculare della magistratura che, quando si occupa di argomenti privi di ogni rilievo penale, invade a sua volta i settori di competenza di altre componenti dello Stato.

Se è vero che la nostra Politica ha un atteggiamento spesso bulimico, che la porta a soffocare molti settori della società, è infatti altrettanto chiaro che in Italia c’è una parte della magistratura che sottrae tempo e risorse alla lotta ai reati veri, allo studio delle reali emergenze sociali, e che, in definitiva, fa politica, a prescindere dalla circostanza, ispirata da un indirizzo più o meno preciso e orientato.
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Non c’è, dunque, bisogno di arrivare a teorizzare dei complotti per cogliere la dimensione effettiva di quanto sia urgente una riforma dell’assetto dei principali poteri dello Stato, che lo renda finalmente adeguato ad uno dei più intensi principi di democrazia sanciti dalla nostra Costituzione: l’equilibrio tra politica e magistratura.

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