Il Gip più famoso d’Italia, Clementina Forleo, non vuole assolutamente che una scorta accompagni i suoi spostamenti quotidiani e tuteli la sua incolumità personale.
Probabilmente il Magistrato milanese ha il sacrosanto diritto di rinunciare alla protezione dei carabinieri, di sicuro, però, non è accettabile che lo faccia rivolgendo ai vertici dell’Arma delle accuse di inaudita pesantezza.
“Ho ragione di ritenere che i pericoli che corro non derivano da attacchi provenienti dalla piazza ma da ambienti istituzionali. Non voglio un taxi gratuito, non voglio che si spendano soldi inutili, perché dall’Arma mi arrivano tentativi di denigrazione”.
E’ chiaro che non è dal mero rifiuto della scorta, ma da questo genere di affermazioni che è nata la polemica con la Prefettura di Milano, che ha deciso di confermare l’accompagnamento di servizio ed ha dovuto incassare l’immediata reazione del Gip: “mi sono informata, so che nessuno potrà mai costringermi a salire sull’auto della scorta”.
Il Magistrato milanese ha trovato per l’ennesima volta il modo di consegnare alla stampa le sue lamentele sulle presunte minacce e intimidazioni, lasciando nell’oblio la bocciatura della sua famigerata sentenza su terroristi e guerriglieri e i suoi errori, conditi da valutazioni clamorose, sulla vicenda delle intercettazioni UNIPOL di D’Alema e Fassino.
Negli ultimi tempi si ha la sensazione che la Forleo sia continuamente in televisione e sulle prime pagine dei giornali, a parlare in via più o meno esplicita delle indagini che svolge, con qualche divagazione sui temi della sua vita personale.
Tra i giudici tuttavia, il primatista assoluto in fatto di divulgazione alla stampa di particolari relativi alle indagini che lo riguardano, resta Luigi De Magistris, che anche prima di discutere innanzi al CSM il suo ricorso contro l’avocazione dell’inchiesta why not, non ha perso l’occasione per un’ennesima protesta contro i poteri forti che gli impedirebbero di svolgere le sue indagini sui potenti.
In sostanza al Pm calabrese non interessa se in quello specifico frangente rivesta il ruolo di accusato o di accusatore, l’unica cosa davvero importante per lui sembra essere la %0Apossibilità di diffondere presso il più ampio numero di organi di stampa le sue sofferte esternazioni. Tanto è vero che De Magistris afferma a chiare lettere che i giudici devono poter parlare in alcuni momenti senza che ciò comporti la violazione del codice etico della magistratura.
Non ci sono più dubbi sul fatto che De Magistris e la Forleo siano gli eredi del pool di “mani pulite”. Proprio come Colombo, Di Pietro e D’Ambrosio si prestano soccorso a vicenda, aprono le edizioni dei telegiornali, partecipano ai salotti televisivi, suscitano il clamore e l’ammirazione delle piazze, prospettano il decadimento assoluto di tutte le istituzioni all’infuori della magistratura.
Oggi come allora è appena il caso di domandarsi quale sia l’effetto di un simile comportamento tenuto da parte di un magistrato.
Se i giudici si limitassero ad apparire in televisione nella veste di tecnici del diritto o comunque in sede di commento di problemi di portata generale, non farebbero altro che apportare un contributo significativo e di sicuro apprezzabile sui temi di attualità giuridica e di cronaca giudiziale.
Se invece si propongono come protagonisti di trasmissioni di approfondimento, riguardanti le indagini che loro stessi conducono, nonostante la diversa opinione di De Magistris, commettono la più grave delle violazioni deontologiche, perché la loro ansia di protagonismo va a discapito dei diritti dell’imputato, che fino a prova contraria resta innocente, e nuoce alle indagini stesse, che nella maggior parte dei casi, nel clamore mediatico trovano un limite, piuttosto che un impulso.
Quando poi arrivano addirittura a cercare in modo frenetico ed a tratti affannoso il sostegno delle piazze, è chiaro che hanno totalmente perso di vista il proprio ruolo e la propria funzione.
Chi è semplicemente chiamato ad applicare la legge al caso concreto non ha bisogno di tifosi e ammiratori entusiasti, a meno che non intenda fare della propria popolarità il mezzo attraverso cui delegittimare gli altri poteri dello Stato, invadendone gli spazi di azione.
La figura del giudice mediatico non nuoce tuttavia solo al rapporto tra magistratura e politica. L’effetto più pericoloso è quello che si produce nei confronti dei comuni cittadini, che hanno il solenne diritto di vedersi giudicare da magistrati equilibrati, piuttosto che da star del circuito giornalistico, che si presentano con estrema puntualità ai microfoni, mentre i fascicoli giacciono e si accumulano sulle loro scrivanie.


Forleo e De Magistris le vere stelle televisive di Oggi
Se per scrivere certe
Pessimo articolo:sembra
la vergogna dell'occidente
SIETE VERGOGNOSI !!! Ma con
La penna al servizio del sistema corrotto.
Le "Bic" difettate...