Lo spettacolo di una folla raccolta attorno alla figura di un magistrato eretto a profeta dell’antipolitica è ormai banale, ma conserva sempre una sapore inquietante. Di nuovo Santoro e Mastella. Di nuovo De Magisrtis e la Forleo. Di nuovo l’ordinario clichet della magistratura che cerca di presentarsi come l’unica speranza di salvezza di un Paese allo sbando e accusa la politica di voltarle le spalle per motivi di malaffare. A questo punto viene da chiedersi se sia in primo piano il tema della giustizia o quello della reciproca antipatia tra un ministro ed uno dei più noti conduttori televisivi di sinistra.
E’, infatti, solo sullo sfondo del conflitto sempre più serrato tra Santoro e Mastella, che, ad Anno Zero, è emersa la questione del possibile allontanamento di De Magistris dalla Procura di Catanzaro. E mentre la platea invocava il nome del magistrato del capoluogo calabrese, la collega Forleo non si lasciava sfuggire l’ennesima occasione di rivendicare esplicitamente una posizione da fustigatrice dei costumi dei deputati o dei ministri di turno.
Mastella, da parte sua, non ha resistito alla tentazione di reagire, sempre a mezzo stampa, e si è proclamato vittima di un ennesimo linciaggio, minacciando lo scioglimento del CdA della RAI. Ne viene fuori un’esibizione dai toni che sfiorano il grottesco e che suscita probabilmente il disgusto dei tanti cittadini che tutti i giorni sono vittime dei paradossi e del malfunziamento del sistema giustizia.
Eppure, nonostante lo sconforto che ne deriva, è impossibile non cogliere quanto siano gravi le affermazioni dei due magistrati.
E’ effettivamente gravissimo che De Magistris denunci di essere sistematicamente sottoposto a dei procedimenti disciplinari per il solo fatto di aver condotto delle indagini contro dei personaggi eccellenti.
E’ ancora più grave, però, che nessuno si preoccupi di sottolineare le disinvolture procedurali di cui è accusato. Che nessuno cerchi di spiegare che la Procura della Repubblica di Catanzaro è attualmente dilaniata da una faida tra magistrati che la relega all’immobilismo e all’inerzia, rendendola incapace di reagire anche al cospetto degli episodi più gravi di ‘ndrangheta.
Se si riflette su queste circostanze, si comprende forse che non è poi così singolare che il CSM stia pensando ad un rinnovamento della magistratura calabrese.
Le stesse affermazioni della Forleo, che denuncia di sentirsi abbandonata per via delle pressioni dei poteri forti, sembrerebbero suggerire l’immagine di una politica egemone sulla giustizia. Tuttavia, se si osserva la vicenda da una prospettiva diversa, non è difficile capire che il GIP milanese è vittima del suo dilagante protagonismo e dei gravi errori che ha commesso, ad esempio quando ha chiesto al Parlamento italiano l’autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni del Deputato europeo Massimo D’Alema.
Se davvero la Forleo oggi è isolata è perché evidentemente anche molti suoi colleghi non tollerano le sue esternazioni, che non si addicono al delicato ruolo di un giudice e che già in passato hanno addirittura destato la protesta del Capo dello Stato.
La magistratura avrebbe il dovere di cercare di emanciparsi dai personalismi di tanti suoi esponenti che sembrano vivere nella costante ricerca di una facile ribalta.
Probabilmente, infatti, è proprio l’assurda idea che Catanzaro non possa fare a meno di De Magistris il vero specchio della crisi della giustizia.
La vicenda del capoluogo calabrese ci consegna l’immagine poco gratificante di una vera e propria corrente del partito dei giudici che arranca nel tentativo di inseguire l’ondata di giustizialismo suggerita dal populismo del Grillo di turno.
La cosa più avvilente è che questo assurdo scenario costringe chi la pensa diversamente a rifugiarsi nella figura di Clemente Mastella, improbabile simbolo della necessità di non spogliare la politica delle sue legittime prerogative.


"necessità di non spogliare
io penso che molti