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È davvero emergenza idrica in Italia?

2 Maggio 2007

È davvero emergenza idrica? Stando ai tecnici che si sono riuniti al ministero dello Sviluppo economico sembra di sì. La richiesta avanzata al governo di proclamare lo stato di emergenza è stata accolta dal ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, anche se nessuna decisione ufficiale è stata ancora presa. Il ministro ha dichiarato di rimanere in attesa che la task force interministeriale di esperti costituta ad hoc “definisca le modalità per l’eventuale stato di emergenza che riguarda soprattutto il settore agricolo”. D’accordo con il leader dei Verdi è Pierluigi Bersani, ministro dello Sviluppo economico, che non esclude “che nei prossimi giorni possa essere proclamato lo stato d’emergenza”. Non sono dello stesso parere il ministro delle Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, e il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, secondo il quale “c’è una qualche esagerazione al riguardo: c’è un problema serio, ma non c’è emergenza”.

Bando agli allarmismi, dunque. Più che di emergenza sarebbe meglio parlare di stato di ordinaria disfunzione del sistema idrico italiano. Un sistema fatiscente e inadeguato, con reti vecchie e spesso fatte male, che disperde oltre il 50% dell’acqua al sud, tra il 40 e il 50% al centro e tra il 25 e il 30% al nord. Se si tiene conto che la dispersione media in Germania e Gran Bretagna è del 15%, l’emergenza italiana è da considerare cronica e non semplicemente legata alla contingenza meteorologica.

A Campobasso la perdita di acqua ammonta a ben il 65%, mentre a Cosenza è del 70%. Il caso emblematico, comunque, è quello di Agrigento. La città siciliana ha una disponibilità idrica superiore alla media nazionale, eppure l’acqua è soggetta a razionamento e tutt’oggi viene erogata ogni 4-10 giorni a seconda dei quartieri e del periodo dell’anno. Gli agrigentini sono persino costretti a comprare l’acqua per cucinare nei numerosi negozi specializzati disseminati nella città.

Per risolvere un problema strutturale, allora, servono a poco le task force di esperti in mancanza di un programma d’interventi mirato ad assicurare la ristrutturazione e un’efficiente  manutenzione del sistema acquedottistico. Pecoraro Scanio ha posto l’accento sulla necessità di un “ammodernamento della rete idrica italiana” e per questo saranno necessari nuovi investimenti, sensibilmente diminuiti nel corso degli ultimi anni. L’aumento delle tariffe consentirà di reperire le risorse necessarie e così, come al solito, saranno i consumatori a dover pagare di tasca propria le inefficienze della funzione pubblica. Sarebbe interessante, a tal proposito, equiparare la percentuale di dispersione d’acqua alla percentuale di dispersione in termini di denaro ed improduttività imputabile, ad esempio, ai consorzi acquedottistici. Per ridurre la prima, basterebbe ridurre la seconda, recuperando in tal modo le risorse utili agli investimenti senza incidere sul portafoglio degli utenti. È vero che le nostre tariffe sono le più basse d’Europa, ma non è un buon motivo aumentarle appositamente per non intervenire sullo sperpero di denaro pubblico destinato a ungere i meccanismi clientelari e alla creazione di posti di lavoro fittizi.

Ciononostante, da un altro punto di vista, è degna di nota la proposta lanciata dal professor Corrado Clini, direttore generale del ministero dell’Ambiente, di accrescere le tariffe a fini etici. In un’intervista rilasciata al Giornale, Clini invoca “un cambiamento di mentalità”: “Fino adesso c’è stata l’idea che l’acqua fosse una risorsa infinita”, in realtà non è così. L’acqua è “un bene raro” e pertanto va introdotta “la responsabilità della perdita”. “Le strade sono due”, dice Clini: “una tariffa [più alta] che responsabilizzi e sanzioni che riguardano lo spreco”. Nei suoi intenti quella di Clini è certamente una proposta condivisibile. All’etica del cittadino, però, deve corrispondere una rinnovata etica nella gestione della cosa pubblica e dei servizi essenziali per la popolazione. Altrimenti, non esorbitando dal caso specifico, si tratterebbe di un aumento delle tariffe ingiusto e vessatorio nei confronti dei cittadini.

Ad ogni in modo, in vista dell’estate torrida che si preannuncia, non resta che rimanere in attesa dei provvedimenti che prenderà il governo, già immancabilmente diviso sull’argomento. Quel che è prevedibile, è che il costo degli eventuali investimenti graverà sulla bolletta dei cittadini.

Commenti
Anonimo
04/05/07 05:43
Se è emergenza idrica
Se è emergenza idrica dobbiamo prendercela con la classe politica che da sempre decide e influisce sulle decisioni,in particolare la "lobby rosso-verde".Esistono nazioni come Israele o Arabia Saudita dove il territorio arido e desertico è stato trasformato in terreno fertile usando dissalatori marini che sono stati creati e messi in funzione da imprese italiane che,per tali impianti,hanno creato all'estero nuovi posti di lavoro. E' questo un altro paradosso italiano, come quello delle fonti energetiche.
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