Per chi avesse la curiosità di andare fino in fondo, un quadro completo nei minimi dettagli dell’emergenza rifiuti in Campania è offerto dalla Relazione territoriale approvata all’unanimità dalla Commissione parlamentare d'inchiesta della scorsa legislatura sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse. Dall’analisi del documento emergono chiaramente le gravi responsabilità del Governatore della Regione, Antonio Bassolino. A prescindere da qualsivoglia discorso politico, la presidenza Bassolino, per la sua lunga durata e per la considerevole dotazione di fondi, ha usufruito delle migliori condizioni, se non per risolvere, quanto meno per avviare a una soluzione definitiva l’annosa questione del ciclo di smaltimento dei rifiuti in Campania, dati i poteri straordinari di cui è stato investito in qualità di commissario governativo. Dopo un brevissimo periodo in cui il ruolo di commissario è stato svolto dall’allora presidente della Regione, Antonio Rastrelli, la questione è passata nelle mani di Bassolino che è titolare, per la precisione, di un doppio mandato, sui rifiuti e sulle bonifiche. Si tratta di due importanti responsabilità che lo avrebbero voluto impegnato nella realizzazione del piano per lo smaltimento rifiuti (con relativo monitoraggio di tutte le fasi d’implementazione) e delle attività preliminari sia all’apertura sia alla chiusura delle aree adibite a discarica, in modo da metterle in sicurezza a tutela della salute pubblica. Le risorse economiche a disposizione erano per lo più di provenienza governativa, ma Bassolino ha copiosamente attinto anche alle casse della Regione e ha beneficiato dei finanziamenti europei.
L'uso che di questi danari è stata fatto si commenta da sé. La redistribuzione clientare e la commistione tra politica e camorra, nelle loro molteplici forme, hanno ricevuto ulteriore lustro al riparo della copertura ideologica dell'ambientalismo più fatuo. Per la raccolta differenziata - panacea di tutti i mali - sono stati assunti migliaia di lavoratori socialmente utili e sono state costituite varie società miste con il compito di monitorare il traffico e la raccolta dei rifiuti e di dar vita a un call center d’informazione per la cittadinanza. La raccolta differenziata tuttavia non è stata mai fatta e la pletora di nuovi assunti “socialmente utili” si trova tuttora letteralmente senza far nulla - e non che se ne rammarichino - con contratti Federambiente di 14 mensilità. Mirabile esempio di probità nella gestione delle risorse pubbliche e di rispetto per l'ambiente, è stato poi offerto dai luogotenenti di Bassolino nelle vesti di sub-commissari. Taluni infatti risultano indagati dalla procura di Napoli per aver appaltato, per conto del commissariato, a società addentellate con la camorra la gestione di siti di stoccaggio sotto sequestro dell'autorità giudiziaria, dove peraltro venivano scaricati rifiuti industriali (che necessitano di un trattamento particolare e non possono essere conservati insieme ai rifiuti urbani solidi). Non sono mancati affidamenti a società indagate dalla prefettura o dalla Direzione distrettuale antimafia e a società con certificazioni antimafia negative o già colpite da interdittiva antimafia.
D’altro canto, il piano per il completamento del ciclo di smaltimento dei rifiuti non è mai stato portato a termine e le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. I termovalorizzatori non sono stati ancora realizzati (ad Acerra i lavori sono finalmente ripresi, ma il termovalorizzatore previsto a Santa Maria la Fossa resta una chimera, non essendo stato ancora emesso il giudizio sul suo impatto ambientale) e neppure sono state aperte nuove discariche per lo stoccaggio del Cdr prodotto dagli impianti di selezione meccanica. Il Cdr quindi non può né essere bruciato, dal momento che non esistono i termovalorizzatori, né riposto in aree apposite in attesa dell'“esportazione” all'estero. E pensare che Bassolino, il Governatore, ha destinato all’emergenza rifiuti la quasi totalità dei fondi stanziati per le bonifiche e ora in Campania non ci sono i soldi per svolgere tutte le operazioni necessarie all'apertura di una discarica in condizioni di sicurezza per la collettività. Come se non bastasse, l'Unione Europea riempe la Campania di multe per il mancato completamento del ciclo di smaltimento dei rifiuti e per l'insufficienza delle discariche.
Mettendo da parte la malsana amministrazione di Bassolino - il prezzo che il Governatore ha dovuto pagare per consolidare e accrescere il suo potere -, l'accentramento delle competenze sulla presidenza della regione non ha dato i risultati sperati e si è risolto in un fallimento. Alle amministrazioni locali è stata interdetta qualsiasi possibilità d'iniziativa. E' successo che presidenti di provincia o sindaci intenzionati ad aprire una discarica o ad ospitare un termovalorizzatore nell'area sotto la propria giurisdizione, non hanno potuto procedere perché non era previsto nel piano centrale regionale. In questo modo, ad esempio, è stata impedita l'emersione spontanea di siti alternativi ad Acerra e Santa Maria la Fossa. La medesima impostazione è stata purtroppo riconfermata dalla legge regionale sui rifiuti dell'aprile 2007, che oltretutto, inverosimilmente e senza il minimo senso del pudore, stabilisce all'articolo 1 l'obiettivo “Rifiuti Zero” per la Campania: davvero paradossale in una regione dove si dà a fuoco la spazzatura per strada.
La legge ribadisce anche che l’attività di raccolta dei rifiuti è affidata dai comuni ai consorzi, malgrado questi finora non si siano dimostrati altro che meri enti d'intermediazione burocratica utili solo, e come sempre, a distribuire posti di potere, ad assumere collaboratori amici o amici di amici e via dicendo. Il risultato della delega ai consorzi è proprio quella montagna di spazzatura che oggi allieta le passeggiate primaverili in molte città della Campania. Nella logica del piano, i consorzi – incaricati pure della raccolta differenziata - avrebbero dovuto coordinare la raccolta dei rifiuti e il trasporto agli impianti di selezione. Ma senza termovalorizzatori e senza discariche, non sapendo dove mettere i rifiuti, è inutile procedere alla raccolta e la spazzatura è rimasta per strada. I comuni comunque non possono essere esonerati da ogni responsabilità, dato che i membri dei consorzi sono di nomina sia comunale che commissariale. Il comune di Napoli ha poi dato soldi sia ai consorzi che a società privare per fare lo stesso servizio (vedi il caso del consorzio Napoli 3).
Tagliare tutta questa intermediazione burocratica, consorzi e altri soggetti superflui, e dare la responsabilità agli amministratori locali, semplificherebbe certamente il sistema. Ma la legge sui rifiuti recentemente approvata, in nome dell'immobilismo, consacra lo status quo. Il super commissariamento conferito alla Protezione civile – che di fatto equivale a un esautoramento di Bassolino – ha dunque davanti a sé uno scenario disperante. A rendere la vicenda ancor più farsesca, come se non bastassero le maschere tipiche della Campania, contribuiscono l'attuale governo di Roma e la maggioranza che lo tiene in vita. Con un presidente della Commissione ambiente della Camera che scende in piazza con i dimostranti e un ministro dell'Ambiente quale Pecoraro Scanio che continua immarcescibile a insistere sull'importanza della raccolta differenziata (cosa nobile per carità, ma che non centra nulla con quanto sta accadendo), trovare una soluzione all'emergenza rifiuti che non implichi iniziative prese d'autorità è divenuta una missione davvero impossibile.


Che dire? Se fatti simili si
In Campania sembra proprio