Venerdì 10 Febbraio 2012
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La crociata di Pecoraro
contro gli Ogm

21 Giugno 2007

L’estremismo ecologista in Italia si scaglia ancora sugli Organismi geneticamente modificati (Ogm). L’ultima mossa dell’immarcescibile ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, è stata quella di vietare la sperimentazione della coltivazione di piante transgeniche in campo aperto, in contrasto con l’iniziativa del suo collega Paolo De Castro, ministro per le Politiche agricole, che in un disegno di legge ne aveva invece disposto l’esecuzione. Nella nota inviata a De Castro, Pecoraro Scanio motiva il suo no con “la mancanza di elementi sufficienti a scongiurare che la coltivazione in campo aperto di piante transgeniche possa portare alla contaminazione delle specie tradizionali”, nonostante “lo sforzo compiuto dai tecnici dei due ministeri […] per limitare i rischi”.

I timori di Pecoraro Scanio rasentano la superstizione. E’ ormai un dato scientificamente assodato che la sperimentazione all’aperto di Ogm non può determinare alcuna forma d’“inquinamento genetico”. L’impressione è che il ministro manchi degli strumenti cognitivi per squarciare quel velo ideologico e d’ignoranza che così diffuso sta impedendo all’Italia di tenere il passo dell’evoluzione tecnologica, in questo come in numerosissimi altri campi, con il resto dei paesi industrializzati. Stati Uniti a parte, l’Unione Europea ha già recepito la sperimentazione di Ogm in campo aperto con la direttiva 2001/18 e il nostro ministro dell’Ambiente, rifiutando di firmare i protocolli contenuti nel disegno di legge De Castro, è incorso in un’inadempienza rispetto alle normative comunitarie di cui naturalmente saranno i cittadini contribuenti a pagare il prezzo quando da Bruxelles pioveranno le sanzioni.

Un duro giudizio su Pecoraro Scanio arriva dall’Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie (Assobiotec). Il presidente Roberto Gradnik bolla la sua decisione come frutto di “puro pregiudizio e non certo di considerazioni a tutela dell’ambiente”. “Se non si fa ripartire la sperimentazione in campo aperto - spiega Gradnik - non solo si rischia la procedura d’infrazione europea, visto che non si applica una direttiva comunitaria. Ma, cosa ben più grave, si continua a mortificare la grande capacità d’innovazione della nostra ricerca scientifica”.

All’Assobiotec fa eco Benedetto Della Vedova dei Riformatori Liberali: “Fino a che i temi ambientali saranno monopolio della ‘demagogia verde’ e di un ministro che non risponde laidamente agli interessi generali della società italiana, ma al fanatismo di qualche decina di migliaia di persone, si continueranno inevitabilmente a danneggiare le imprese che nel nostro paese si occupano di ricerche e sperimentazione in campo bio-tecnologico”. “La denuncia dell’Assobiotec - sostiene Della Vedova - è sacrosanta. Pecoraro non si accontenta di rendere severi ai limiti dell’ostruzionismo i protocolli di sperimentazione Ogm in campo aperto, ma proclama un divieto generalizzato e viola in maniera lampante la normativa comunitaria. Ovviamente a Pecoraro non si può chiedere di valutare gli effetti (economici e scientifici) di una misura così insensata”.

Oltre a Pecoraro Scanio e ai suoi sodali (su tutti merita di essere menzionato tale Ivan Verga della Fondazione Diritti Genetici, il quale ha riservato al ministro toni encomiastici per la sua presa di posizione ostile agli Ogm), a infischiarsi di qualsivoglia conseguenza economica e scientifica, figuriamoci poi delle sanzioni europee, troviamo l’Associazione Italiana Agricoltura Biologica (Aiab), che per bocca del suo presidente, Andrea Ferrante, ha accolto con “grande soddisfazione il parere negativo del ministro dell’Ambiente all’avvio di sperimentazioni Ogm nei campi aperti italiani”. “Il parere del ministro - continua Ferrante - sottolinea l’inadeguatezza dei protocolli sperimentali che andavano a toccare il cuore dell’agroalimentare italiano”. Per il presidente dell’Aiab, insomma, “si tratta di un segnale positivo, che arriva nella giornata in cui il mondo biologico italiano si è mobilitato per difendere i prodotti bio dal rischio di contaminazione Ogm, attraverso la manifestazione di protesta davanti al Parlamento”.

Naturalmente resta difficile credere che la manifestazione di protesta dell’Aiab sia stata animata da sincero estremismo ecologista e non da un più prosaico far di conto. Ad ogni modo, la vicenda è l’ennesima riproposizione del dramma che dilania il governo Prodi che stretto nella morsa di gruppi estremisti dal forte potere coalizionale non riesce a mettere in moto il processo virtuoso delle tanto millantate riforme. A farne le spese, però, sono il paese e le generazioni future.

Commenti
Carlo
22/06/07 08:33
OGM e embrioni
Vorrei proprio capire come sia possibile che i Verdi siano così ostinatamente contrari agli OGM mentre sono i paladini delle sperimentazioni con le cellule staminali embrionali. Come minino è mancanza di coerenza: o si è contro tutte le "manipolazioni" sulla natura o è meglio cambiare bandiera.
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