Venerdì 10 Febbraio 2012
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Myanmar, i soldati sparano
sui manifestanti

27 Settembre 2007

Nelle strade di Yangoon, l’ex capitale del Myanmar, è ormai scontro aperto tra i pacifici dimostranti capeggiati dai monaci buddisti e l’esercito messo in campo dal regime militare per ripristinare l’ordine. Nella notte, i soldati e agenti di polizia hanno effettuato incursioni in diversi monasteri della città, arrestando oltre 200 religiosi, mentre questa mattina hanno eretto barricate con filo spinato negli snodi principali della città per bloccare la protesta. Fucili automatici puntati ad altezza uomo, si sono schierati pronti a intervenire, riuscendo a disperdere migliaia di manifestanti, con la minaccia di “misure estreme” se non avessero sciolto il corteo. Solo alcuni si sono rifiutati di usare le armi, gli altri hanno aperto il fuoco. Dieci i morti, secondo la Cnn; il bilancio di ieri si era fermato a quota sei. La folla si è poi riunita nella parte nordoccidentale della città per continuare la protesta, continuando a sfidare la repressione ordinata dalla giunta del generale Than Shwe.

Il giro di vite ha colpito anche l’opposizione democratica. Agli arresti sono finiti Myint Thein e Hla Pe, rispettivamente portavoce e deputato della National Democratic League guidata da Aung San Suu Kyi, sempre agli arresti domiciliari. Anche un ex parlamentare della minoranza Chin, Pu Yin Shin, sarebbe stato imprigionato.

Nel mirino dell’esercito sono entrati anche i giornalisti stranieri. Una radio locale riferisce dell’irruzione avvenuta a mezzogiorno nel Traders Hotel, situato nel centro di Yangoon presso la pagoda di Sule, che ospita i reporters con visto turistico. I soldati hanno setacciato stanza per stanza alla ricerca di materiale che documenta la repressione. Un giornalista tedesco e un fotografo giapponese, Kenji Nagal di 50 anni, sono rimasti uccisi negli scontri.

Tensione anche a Mandalay, la seconda città del Myanmar, e nel villaggio di Okkalapa, a sud, dove un migliaio di abitanti ha attaccato a colpi di pietra un camion che trasportava militari.

Con l’aggravarsi della situazione, del dossier birmano si occupato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con una riunione di emergenza svoltasi nella notte. La dichiarazione finale del Consiglio non si sbilancia e invita la giunta militare semplicemente “alla moderazione”, e ciò a causa dell’opposizione della Cina, grande alleata dei generali birmani, a provvedimenti più incisivi.

Così, come al solito, vista l'inanità delle Nazioni Unite, spetta agli Stati Uniti prendere in mano la situazione, questa volta col supporto dei paesi europei, Francia in testa. La Casa Bianca ha intimato alla giunta militare di “fermare subito la violenza contro le proteste pacifiche”. Si profila dunque la nascita di una coalition of the willing diplomatica che vede l’Occidente unito contro uno degli “avamposti della tirannia”. Considerando, tuttavia, il sostegno di Cina e India al regime militare, l’inasprimento delle sanzioni economiche e delle pressioni politiche non riuscirà a produrre l’isolamento del regime, se alla coalizione non aderiranno tutti i paesi della regione, in primis Giappone e Thailandia.

Commenti
Daniele57
27/09/07 18:52
Birmania, i soldati sparano sui manifestanti
Quello che non sono riuscito a capire di questo paese è che tipo di economia hanno. E' di libero mercato alla cinese o è un sistema satalizzato alla Fidel Castro o alla Ugo Chavez? Vedete a mio parere, se è un sistema economico alla "cinese" tanto per intenderci i problemi dovrebbero essere minori. Ma se è un sistema economico tipo "Cuba" sicuramente le proteste popolari in corso hanno una maggiore spinta di malcontento. In Cina c'è la dittatura ma con un sistema che viaggia a due cifre le cose assumono un aspetto diverso che in un sistema asfittico che viaggia poniamo all'1%. IO penso che il malcontento e le repressioni che ne seguono sono il frutto prima di tutto, almeno credo, della diffusa miseria che ritengo vi sia in Birmania. La ragione fondamentale del fatto che le democrazie progrediscono di più è anche perchè hanno adottato il sistema di libero merca- to e non quello centralizzato come nella vecchia URSS. E' pertanto indispensabile aiutare questo popolo a liberarsi dal tiranno.
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