Carmelo Conte, ex ministro socialista alle Aree Urbane dal '91 al '93, dopo vent'anni di processi è stato prosciolto anche in secondo grado dall’accusa di aver avuto rapporti con la camorra. L’ex socialista si sfoga: "Un processo fatto sul sentito dire, bloccata la mia carriera". (tratto da Il Giornale)
La manovra, la questione morale, l’offensiva generazionale, l’ingresso ormai prossimo dell’outsider Chiamparino sul palcoscenico delle primarie. E’ una fotografia sfaccettata e decisamente sfocata quella del Pd di questa rovente fine estate. Un’istantanea che descrive un partito all’affannosa ricerca di una strategia, un ruolo e un’identità precisa in vista della lunga volata verso l’ultimo anno e mezzo di legislatura.
Slogan allarmistici, affermazioni incontrollate, leggende metropolitane che si propagano in un passaparola di grande efficacia. La comunicazione che da mesi accompagna il decreto Ronchi e la liberalizzazione dei servizi idrici si muove sul terreno di una sorta di realtà parallela, tra inesattezze e imprecisioni.
Il governo ombra del Pd, di fronte a misure così popolari ed evidentemente gradite a un elettorato bipartisan come Ici e detassazione degli straordinari dei lavoratori dipendenti.si interroga sul da farsi. E finisce per sentirsi stretto in una tenaglia. Il bivio che si profila all’orizzonte di Walter Veltroni è delicato e complesso.
Walter Veltroni tiene il punto. E di fronte al tentativo di Berlusconi di parlare non più solo alla propria maggioranza ma all’intero Parlamento, accetta di andare a vedere le carte del presidente del Consiglio.
Walter
Veltroni tiene il punto. E di fronte alla “apertura delle aperture”, ovvero al
tentativo di Silvio Berlusconi di parlare non più solo alla propria maggioranza
ma all’intero Parlamento, accetta di andare a vedere le carte del presidente
del Consiglio. Un rischio politico forte, vista l’aria che tira dentro nel Pd.
Per Walter Veltroni la designazione del “shadow-cabinet”
si sta trasformando in un classico minuetto all’italiana. Un braccio
di ferro interno alle varie anime del Pd, ma anche esteso a una quantomai
battagliera Italia dei Valori. E i cui decibel dello scontro vengono ulteriormente
amplificati dall’antinomica velocità con cui Berlusconi ha composto il
suo governo.
E’ un ritorno al
passato in piena regola, quello che Massimo D’Alema all’indomani della
sconfitta elettorale delle Politiche torna a invocare. Un tentativo di
riesumare il fantasma dell’unità della sinistra, quello stesso fantasma che
Walter Veltroni ha disperatamente cercato di seppellire.
La sconfitta di Roma rischia di riflettersi sugli
equilibri interni del partito. Non a caso Veltroni si è mosso tempestivamente
con la proposta di confermare i due capigruppo uscenti, Antonello Soro e Anna Finocchiaro. Il segretario conta sul fatto che, in un momento di generale
sbandamento, nessuno voglia davvero mettere in discussione la strategia
lanciata prima del voto.
Vecchie streghe e antichi
stilemi. Il 25 aprile per la
Sinistra, ormai extraparlamentare, e per il Pd sconfitto da
Berlusconi e dalla Lega, si carica di significato. E diventa, per l’ennesima
volta, una ricorrenza condannata dagli uomini e dalle esigenze politiche del
momento a dividere piuttosto che a unire.