Il governo ombra del Pd, di fronte a misure così popolari ed evidentemente gradite a un elettorato bipartisan come Ici e detassazione degli straordinari dei lavoratori dipendenti.si interroga sul da farsi. E finisce per sentirsi stretto in una tenaglia. Il bivio che si profila all’orizzonte di Walter Veltroni è delicato e complesso.
14 Maggio 2008 - Walter Veltroni tiene il punto. E di fronte al tentativo di Berlusconi di parlare non più solo alla propria maggioranza ma all’intero Parlamento, accetta di andare a vedere le carte del presidente del Consiglio.
Walter
Veltroni tiene il punto. E di fronte alla “apertura delle aperture”, ovvero al
tentativo di Silvio Berlusconi di parlare non più solo alla propria maggioranza
ma all’intero Parlamento, accetta di andare a vedere le carte del presidente
del Consiglio. Un rischio politico forte, vista l’aria che tira dentro nel Pd.
Per Walter Veltroni la designazione del “shadow-cabinet”
si sta trasformando in un classico minuetto all’italiana. Un braccio
di ferro interno alle varie anime del Pd, ma anche esteso a una quantomai
battagliera Italia dei Valori. E i cui decibel dello scontro vengono ulteriormente
amplificati dall’antinomica velocità con cui Berlusconi ha composto il
suo governo.
E’ un ritorno al
passato in piena regola, quello che Massimo D’Alema all’indomani della
sconfitta elettorale delle Politiche torna a invocare. Un tentativo di
riesumare il fantasma dell’unità della sinistra, quello stesso fantasma che
Walter Veltroni ha disperatamente cercato di seppellire.
La sconfitta di Roma rischia di riflettersi sugli
equilibri interni del partito. Non a caso Veltroni si è mosso tempestivamente
con la proposta di confermare i due capigruppo uscenti, Antonello Soro e Anna Finocchiaro. Il segretario conta sul fatto che, in un momento di generale
sbandamento, nessuno voglia davvero mettere in discussione la strategia
lanciata prima del voto.
Vecchie streghe e antichi
stilemi. Il 25 aprile per la
Sinistra, ormai extraparlamentare, e per il Pd sconfitto da
Berlusconi e dalla Lega, si carica di significato. E diventa, per l’ennesima
volta, una ricorrenza condannata dagli uomini e dalle esigenze politiche del
momento a dividere piuttosto che a unire.
La situazione nel loft è
tesa. E il nervosismo sale con il passare delle ore, con l’avvicinarsi alla
scadenza del voto di ballottaggio romano. Non solo perché la sconfitta a Roma rappresenterebbe un colpo decisivo per Veltroni e tutto il centrosinistra, ma anche perché si attende il risultato del voto capitolino per capire con più chiarezza come verranno occupati i posti di potere all'interno del Pd e del Parlamento.
Il tempo si è fermato dalle
parti del loft. Veltroni non è ancora uscito dalla
scenografia virtuale e dal copione propagandistico della campagna elettorale. La
decisione di guardare più nell’orto dell’avversario che nel proprio è
confermata dalle critiche rivolte al vincitore. E si candida a diventare il governo ombra del nuovo Esecutivo.
Nonostante
i sorrisi forzati e le stiracchiate dichiarazioni di soddisfazione dettate a
favore di telecamera, la sconfitta di Walter Veltroni ha un sapore amaro e acre
e il marchio della delusione si stampa a fuoco sulla pelle dei maggiorenti del
Pd che scorrono davanti alle telecamere senza proferire parola. L’amarezza è
figlia dei numeri.