Sono giorni che il quotidiano l’Unità presenta D’Alema come il ministro degli esteri dell’Unione Europea, dimenticando che la figura del Ministro degli esteri non è nemmeno contemplata dagli accordi ratificati. Il termine ‘Ministro’ è stato anzi oggetto del contendere fino alla sua messa al bando per non urtare ad esempio la Gran Bretagna che non avrebbe accettato una costituzione europea che contenesse al suo interno un ministro degli esteri d’Europa. Ma l’Unità, insiste, presentando D’Alema come «successore di Javier Solana nel prestigioso e nevralgico ruolo di Ministro degli esteri europeo». E Franceschini, nel corso di una intervista, persevera rincarando la dose: «un onore – dichiara-se diventasse Ministro degli esteri europeo ma una grave perdita per il Pd». E di perdite il Pd da quando ha incoronato Re Veltroni pare sia destinato a subirne altre. Improvvisamente l’Europa è divenuta più attrattiva dell’Italia. Tutti - da Fassino a Rutelli - si prenotano il loro posto al sole di Strasburgo, riscoprendo un inaspettato europeismo. Sono lontani i tempi in cui l’esponente della DC, Franco Maria Malfatti, si dimetteva da Presidente della Commissione Europea per partecipare alle elezioni politiche del 1972 in Italia. Ora nell’Italia del Pd avviene il contrario!
Chiarito il malinteso, che D’Alema, con buona pace di Franceschini, se sarà il successore di Solana con gli accordi attuali, sarà un Alto Rappresentate per gli esteri e non un Ministro degli esteri europei dai super poteri, che ruolo è chiamato a svolgere un ipotetico Alto Rappresentante dell’Unione Europea di domani?
Quel che è certo è che se il ruolo esercitato da Solana ‘nevralgico’ lo fosse stato davvero, nessuno avrebbe sentito l’esigenza di rafforzare un ruolo che a oggi esiste e solo sulla carta. L’Alto rappresentante non gode ancora di una dimensione politica definita, come dimostra, ad esempio il caso della guerra scoppiata in Iraq. La mancanza di una identità politica toglie credibilità alle sue azioni, deligittimandolo nel panorama internazionale.
Ma qualcosa è destinato a cambiare. Dalle modifiche poste in sordina a Lisbona (che troveranno una loro prima veste ufficiale il 13 dicembre per essere poi sottoposte alla successiva ratifica di tutti gli Stati membri) Mr Pesc dal 2009 in avanti coinciderà con la figura del vicepresidente della Commissione con una commissione presieduta da un Presidente stabile (eletto per due anni e mezzo e rinnovabile una volta). Con il rafforzamento di questo ruolo, l’unico modo per rendere Mr Pesc inefficace resta quello del criterio di reclutamento, scegliendo una personalità di basso profilo.
Infatti in una Europa che ragiona con 27 teste nessun Stato membro pare realmente intenzionato a rafforzare la politica estera.
All’ indomani del duetto D’Alema- Prodi, tenuto in occasione della conferenza stampa di Lisbona, che ha visto l’Italia al palo («Siamo tutti contenti- dice Prodi- abbiamo messo le cose a posto», «Perfetto!», replica un convinto D’Alema), sorge un dubbio: non sarà per come ‘rimette le cose a posto’ che in Europa abbiano pensato proprio a lui?

