Venerdì 10 Febbraio 2012
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Esordio della Slovenia alla guida dell'UE:
la priorità è il Kosovo

8 Gennaio 2008

Da Lisbona il timone dell’Unione Europea si è spostato a Lubiana, prima delle matricole entrata nel 2004 ad arrivare alla presidenza dell’Unione Europea. L’avvenimento acquista una valenza politica oltre che simbolica su cui è bene riflettere per capire il nuovo volto dell’Europa con un baricentro spostato sempre più verso est.

La presidenza arriva a pochi giorni di distanza da un’altra tappa destinata a creare un nuovo equilibrio tra le libertà dei singoli Stati e le regole comuni di Bruxelles: l’ingresso nell’area di circolazione di Schengen di 24 Paesi, colmando uno spazio che si estende dalla Lapponia a Lampedusa: una rivoluzione politica che manda in soffitta la cortina di ferro. E dalla notte di S.Silvestro anche Cipro e Malta fanno parte della famiglia allargata europea che adotta la moneta unica. Con l’ingresso delle due ex colonie britanniche entrano nella Eurozona 1 milione e 200 mila cittadini, per un totale di 320 milioni.

La Slovenia è il primo dei nuovi membri dell’Est a guidare l’Unione, un premio che riconosce gli sforzi compiuti nel recente passato da questo Paese. Con la Slovenia a capo dell’UE, Bruxelles lancia un messaggio politico forte indirizzato all’Est Europa. Per farlo Bruxelles ha puntato sul fiore all’occhiello dell’Est, che l’establishment occidentale diffonde come un modello riuscito di europeismo. Alla Slovenia è stato affidato il difficile ruolo di mediatore politico, di ambasciatrice d’Europa in un’area in cui l’Europa è salutata più con l’euroscetticismo che con fiducia. Il passaggio è stato accolto con soddisfazione dalla classe politica guidata dal centro-destra di Janěz Jansa, alleato di ferro del Presidente Bush.

Già abituata al ruolo di prima della classe, la Slovenia fu il primo Paese ex socialista ad adottare l’euro nel 2006 e resta il primo e unico Paese dell’ex Jugoslavia a far parte dell’Unione Europea. A Bruxelles la Slovenia è considerata un caso di success history, un caso esemplare che secondo la cancelleria d’Europa deve risvegliare l’europeismo negli altri Paesi dell’Est. E a ben vedere ha tutte le carte in regole per riuscirvi perché quella di prima della classe non è solo un’immagine. Guardata con simpatia dalla Germania, Lubiana gode di ottimi rapporti con gli Stati Uniti. Coccolata da Barroso, aperta sulle questioni europee, ha un’economia in crescita, una classe dirigente giovane e dinamica, un ministro degli Esteri, Dimitrj Rupel, che in più di un caso si è dimostrato un abile mediatore politico nel cuore dei Balcani.

Lubiana subentra alla testa dell’Unione in una fase instabile per il centro-Europa. A livello istituzionale le priorità sono dettate dal processo di ratifica del trattato di Lisbona e dalla soluzione del doppio problema del Kosovo. L’indipendenza del Kosovo annunciata dai leader albanesi e politicamente accettata dall’Unione Europea, nonostante le riserve della Serbia, potrebbe riaprire scenari di crisi imprevedibili nell’intera area dei Balcani. A questo si aggiungano i timori della Russia che non è certo disposta a guardare restando in disparte. La Serbia non è infatti a oggi disposta a cedere sul tema della sovranità nella provincia a maggioranza etnica albanese, chiedendo un congelamento dei negoziati con Bruxelles se questa dovesse riconoscere formalmente l’indipendenza del Kosovo.

La presidenza slovena è chiamata inoltre a presiedere l’inizio dei negoziati su un accordo strategico sulle forniture del gas tra Russia e Unione Europea. Si spera poi in un passo avanti, voluto dalla Germania, sulla riduzione dei gas nocivi, in agenda insieme al ‘dialogo multiculturale’. A riguardo, la Slovenia intende riconfermare la cosiddetta ‘agenda di Salonicco’. Il primo appuntamento operativo sarà il 28 gennaio, quando i ministri degli Esteri dell’Unione cercheranno l’accordo sul piano operativo della missione UE di polizia e giustizia in Kosovo, già approvata dal Consiglio europeo. Un programma denso per un piccolo paese che ha ancora tanto da dimostrare ad una Europa sempre più grande.

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