Venerdì 10 Febbraio 2012
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L'ondata di scioperi mette la Merkel
in difficoltà

21 Novembre 2007

Nonostante i sondaggi la diano in aumento rispetto al neo vice cancelliere Franz Walter Steinmeier, la rivista Forbes l’anteponga a Benedetto XVI nella classifica delle persone attualmente più popolari sulla terra, il suo partito la CDU goda di oltre 10 punti di vantaggio rispetto alla SPD e ben il 41% degli elettori voterebbero lei se si andasse domani al voto rispetto al 34% che sceglierebbe la SPD di Kurt Beck, Angela Merkel non può dirsi soddisfatta. Con il ritiro del vice premier Muentefering, il cancelliere ha perso uno dei più grandi fan della grande coalizione e ora è sola ad affrontare importanti riforme interne e la pioggia di scioperi, da quelli alle poste a quelli delle ferrovie. Scioperi che accumunano la situazione interna della Francia a quella della Germania, ma  a leggerli con la lente tedesca si è ben lontani dal detto ‘mal comune mezzo gaudio’.

Chi ha visto nei giorni scorsi la stazione ferroviaria di Amburgo da una immagine satellite, probabilmente ha stentato a riconoscerla: treni fermi, binari deserti, locomotive silenziose nei binari morti. Con 62 ore di sciopero continuato i sindacati dei ferrovieri –Lokfuerhergewerkschaft (GDL) ha battuto ogni record nella storia dei trasporti ferroviari in Germania. La ragione dello sciopero ferroviario è data dal mancato aumento di contratto dei ferrovieri. Già da marzo, tre mesi prima della scadenza del contratto i ferrovieri chiedevano alle ferrovie tedesche un aumento del 31%. L’aumento avrebbe dovuto portare ad un salario lordo di 2500 euro rispetto a quello attuale lordo di 1970 euro. In secondo luogo la GDL chiedeva di ricontrattare i giorni di riposo e le assicurazioni sul lavoro in vista della privatizzazione della Deutsches Bahn, il sogno di Mr Bahnchef, Hartmut Mehdorn. Un manager di successo che ha visto raddoppiare i profitti della azienda in solo otto anni fino a portarla alla cosiddetta Gewinnzone e a permettersi di proporre al governo, rosso, azzurro, quale che esso sia, di quotarla in borsa.

Il sogno di Mehdorn aveva incontrato i favori di Schröder prima e ora quelli del ministro delle finanze Steinbrueck ma dopo il congresso straordinario di Amburgo resta da convincere il leader della SPD Kurt Beck a finanziare il progetto. Un Beck che si è dimostrato scettico sulla proposta di privatizzazione e più vicino alle istanze sindacali che a quelle di Mehdorn. Il modello non è solo estremamente ambizioso, per gli standard delle ferrovie italiane può apparire perfino futuristico: si parla di dividere l’azienda in due Holding distinte, una per i trasporti commerciali che prevede la partecipazione dei privati ed una che riguarda l’intera rete ferroviaria tedesca ed il trasporto dei passeggeri che dovrebbe restare in mano allo Stato. Il ministro dei trasporti, Wolfgang Tiefensee (SPD) è attualmente impegnato a salvare il piano delle privatizzazione delle ferrovie con un nuovo modello di occupazione, ad esempio i dipendenti potrebbero essere in parte assunti dai privati che in questo modo potrebbero più agevolmente garantire loro i costosi standard di prevenzione sociale. In questo modo Tiefensee spera di superare le difficolta poste dai sindacati ma nella fase attuale di trattativa, l’accordo pare ancora lontano.

Allo sciopero dei trasporti si aggiunge quello delle poste per il rinnovo e l’aumento contrattuale. Il delegato delle Deutschen Post, Zumwinkel ha rigettato ogni proposta avanzata dal sindacato Verdi, ritendo sufficente l’aumento previsto di 9 euro\l’ora o di 9,80 (a seconda che si tratti di Germania Est o di Ovest). Infine perfino Babbo Natale minaccia lo sciopero: per la prima volta i negozietti di natale, quelli del commercio al dettaglio hanno minacciato di scioperare in occasione del tradizionale tempo d’avvento, dedicato ai mercatini di Natale. Il sindacato Verdi chiede infatti o una riduzione dell’orario di lavoro o un aumento salariale dei dipendenti. Margret Moenig-Raane, rappresentante del sindacato dei Verdi critica le vigenti condizioni di lavoro: «è una contraddizione della logica far lavorar di più la gente e pagarla di meno» ma Hubertus Pellengahr, il rappresentate dei commercianti al dettaglio, sigla in Germania nota come Hauptverband des Deutschen Einzelhandel, (HDE) non si è lasciato impressionare dalle minaccie di sciopero, «Babbo Natale non può far sciopero e basta!» ha replicato.

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