Il 26 ottobre la SPD inauguerà ad Amburgo il prossimo congresso del partito. In quella occasione sarà approvato il sesto programma fondamentale, dopo quello approvato a Berlino poco prima del crollo del muro e modificato a Leipzig nel 1998.
Ben 480 delegati sono attesi al congresso per discutere un programma diviso in cinque capitoli contenuti in sessanta pagine, dal titolo ambizioso, La democrazia sociale nel XXI Secolo. Con la bozza di Brema approvata dalla direzione del partito il 23 settembre scorso la SPD ha posto i fondamenti per la discussione di un nuovo ordine di problemi e di sfide che stanno di fronte al socialismo democratico. Come sempre le risposte vorrebbero suonare definitive ma in realtà costituiscono solo il tentativo di una prima parziale risposta. Che cosa ha portato la SPD verso un nuovo programma fondamentale? La risposta più facile sarebbe: il Programma di Berlino è superato perchè le proposte che contiene sono state o realizzate dal partito o quanto meno esaurite dal corso della Storia. Ma tutti sanno che così non può essere. Le ragioni stanno dunque altrove. Noi abbiamo tentato di comprenderle chiedendoci cosa manchi al programma precedente.
La bozza di Brema formula una risposta politica alla globalizzazione, accettandola come costante della nostra società e superando quella lunga discussione sulla contraddizione tra ecologia ed economia che ancora imprigiona gran parte della sinistra italiana impedendole di guardare avanti. La dimensione internazionale della economia e della politica, l’accettazione delle regole del mercato globale, il richiamo all’Europa, che già avevamo riscontrato come elemento guida nella precedente bozza di Irsee (appprovata sotto la guida di Willy Brandt nel 1986) e divenuta poi base del programma di Berlino mostrano come la SPD sia un partito consapevole dei tempi che vive.Così moderno da non aver bisogno di mutare i propri valori fondamentali che restano quelli approvati a Bad Godesberg nel 1959, senza necessità di creare nuovi eroi da adorare in nuovi pantheon artificiali. La SPD che è un partito con una sua base, una sua tradizione e una sua storia non ha bisogno di tutto questo.
La SPD verso il congresso
Ma aldilà dello sforzo programmatico compiuto, la SPD alla sua sesta revisione arriva divisa al suo interno e indebolita dall’ala estrema del Die Linke.
Nonostante il parere contrario espresso da Müntefering, la direzione del partito ha approvato a larga maggioranza (45 voti a favore, un solo voto contrario ed una sola astensione) la mozione di Beck che allunga i termini previsti per ottenere il sussidio, nel tentativo di riconquistare l’elettorato orientato verso l’estrema sinistra.
A partire dalla approvazione della Hartz IV (la legge sui tagli ai sussidi di disoccupazione approvata dal precedente governo rosso verde di Schorder) la Die Linke die La Fontaine e Gysi ha infatti visto aumentare i propri consensi, sostenuta dal sindacato DGB.Con il prolungamento dei sussidi di disoccupazione, lo stesso Müntefering ha ammesso la sconfitta nel partito: «Ero certo che il partito seguisse il suo leader. Non ci sono stati compromessi ma neanche scontri ha dichiarato nel corso della conferenza stampa, quello che dispiace è dover dire ai disoccupati più anziani: dovete attendere ancora molto prima di avere un nuovo lavoro. I sussidi in realtà non li rafforazano ma li indeboliscono». Chi si aggiunge alle critiche espresse da Müntefering è il ministro delle finanze Steinbrück. In una intervista rilasciata al Bild am Sonntag, Steinbrück accusa Beck di irresponsabilità politica. «Ora il governo non avrà misure efficaci e perderà la propria capacità di incidere nelle politiche sociali».
Da un lato vi è la SPD al governo, che deve difendere le proprie azioni, dall’altro la SPD partito che deve evitare di perdere identità e consensi.
Lo scontro all’interno della SPD ha raggiunto anche il cancelliere Merkel, che non si è lasciata coinvolgere in questioni che non la riguardano. La Merkel ha infatti dichiarato:
« non è il mio partito, il rispetto per Beck e per il suo ruolo di capo della SPD non è in discussione così come immutata resta la mia fiducia verso Müntefering». Chi poteva levare le castagne dal fuoco al suo ex braccio destro, invece non l’ha fatto. L’artefice della agenda 2010, Gerhard Schroder, invece di difendere il suo erede Müntefering gli ha ricordato, in una intervista rilasciata al Frankfurter Allgemeine Zeitung di non essere Mosè: «L’agenda 2010 non sono i dieci comandamenti e chiunque ci abbia lavorato insieme a me non si deve credere un Mosè». Ma Müntefering conosce Schroder da lunga data da rispondergli che in realtà «Mosè era un gran bel tipo, uno che ha fatto tanto per il suo Paese». Da ammirare il fair play dell ex ministro del lavoro. Il vicecancelliere avrebbe infatti potuto rispondere che Mosè non ha collaborato ai dieci comandamenti, li ha solo presi sic stantibus da Dio. Ora i nove punti che prevedono la revisione dell’agenda 2010 firmati da Beck e da Müntefering per evitare ogni altra frattura saranno sottoposti all’approvazione del congresso del partito il fine settimana prossimo.

