Venerdì 10 Febbraio 2012
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale

Fondi sovrani: il vero
pericolo arriva
dalla Cina

15 Gennaio 2008

Nell’analisi dei fenomeni economici attuali può capitare spesso di maturare una visione parziale, incompleta. Specie in epoca di globalizzazione, quando l’accavallarsi degli eventi è alquanto tumultuoso, e la frenesia dei mercati complica le riflessioni. Le attenuanti non mancano, soprattutto se gli argomenti su cui si dovrebbe formare un giudizio appaiono lontani ed astratti.

Ma quello dei fondi “sovrani” è un capitolo molto importante. Troppo – certo - perché si distolga lo sguardo dai suoi snodi principali e si indulga a estatica contemplazione del proprio ombelico.

E’ preoccupante che invece ci caschi un foglio di nicchia come Il Riformista. Lo fa con un agile articoletto in seconda di mercoledì 8 gennaio 2008.

Il pezzo, prendendo spunto dai dati sulla produzione energetica tedesca, arriva a parlare dei fondi “sovrani”: fondi a denaro e controllo pubblico, che attualmente raccolgono qualcosa come 3.000 miliardi di dollari, oltre il doppio di tutti gli hedge fund al mondo messi assieme.

Quella che conta, però, non è la solita tiritera su quanto sia bella l’energia rinnovabile.

E’ cosa nota, infatti, che il fabbisogno italiano sia tanto e tale che solo il ritorno al nucleare può emanciparci dalle bollette energetiche salate che paghiamo.

Pazienza, insomma, se ancora una volta ci troviamo come al solito di fronte all’idea – un controsenso scientifico oltre che economico – che l’eolico possa risollevare le sorti del fabbisogno energetico nazionale.  E, in mezzo a un gran farneticare di lobbies americane, si dimentica che proprio attorno al business delle energie rinnovabili in Italia si sta costruendo un monumentale giro di contributi pubblici di ogni tipo, snaturando le caratteristiche del mercato.

Il problema – quello serio - è l’analisi dei fondi “sovrani”, che Il Riformista limita ai fondi arabi. L’idea? Che si possa trattare di una testa di ponte in Occidente per contrastare le ricerche sull'eco-energia.

In sé, non è sbagliato ritenere che i fondi “sovrani” siano anomalie, autentiche distorsioni dei mercati. Si tratta infatti di soggetti statali che agiscono nella dimensione privatistica dei mercati finanziari, creando vistosi conflitti di interesse e mettendo a dura prova l’impianto regolamentare attuale.

Ma è bene non fare di tutte le erbe un fascio, mettendo sullo stesso piano i fondi norvegesi, americani (famoso quello dell’Alaska), arabi, russi e cinesi. Le differenze all’interno della categoria esistono, e sono forti.

Sui fondi “sovrani” degli sceicchi, Il Riformista tralascia almeno due aspetti. Il primo: da anni i produttori di petrolio cercano di convertire le proprie rendite naturali, destinate ad esaurirsi, in rendite finanziarie. Ne sappiamo qualcosa noi Italiani, e anche da parecchio tempo, visto che negli anni ’70 assistemmo all’ingresso di Gheddafi nel capitale azionario FIAT.

Il secondo: spesso e volentieri, i fondi “sovrani” arabi barattano la propria rinuncia ai diritti di voto (da esercitare nelle assemblee sociali delle società partecipate) con diritti patrimoniali “maggiorati”, come è avvenuto nel caso di Citigroup. Come a dire che, in cambio di rendimenti finanziari, rinunciano a “pilotare” i propri investimenti.

Queste motivazioni sono invece del tutto assenti nel caso dei fondi “sovrani” cinesi, rimpinzati di soldi incamerati grazie al sistema di cambi artificialmente bassi rispetto al dollaro.

Nel caso dei fondi cinesi, che non a caso preoccupano gli statisti occidentali molto più di quelli arabi o russi, tutto dà a intendere che si tratti di vere e proprie forme di espansionismo geopolitico per entrare in settori strategici: banche, assicurazioni, infrastrutture.

E bisogna essere degli autentici gonzi a credere alle dichiarazioni degli alti papaveri cinesi, che sul Financial Times dell’8 gennaio scorso lamentavano presunte discriminazioni – proprio così - a danni dei fondi di Paesi emergenti.

Detto da un regime che vanta campi di concentramento efficientissimi, controlli sistematici sulle nascite, repressione brutale e chi più ne ha più ne metta, quanto a faccia tosta Pechino proprio non è messa male.

Commenti
Anonimo
15/01/08 14:15
HANNO BISOGNO DEI LORO SOLDI
C'è una sola scusa possibile per tutto questo tacere. E' che le nostre banche stanno messe talmente male che anche i soldi dei cinesi fanno brodo.
l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2011 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl