Venerdì 10 Febbraio 2012
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Perugia "integra" i terroristi
a spese dei cittadini

26 Luglio 2007

Perugia è da tempo immemorabile un luogo di passaggio di attentatori, guerriglieri e spioni di mezzo mondo: basti ricordare  Alì Acga, regolarmente iscrittosi all’Università per  Stranieri, prima di andare a sparare al papa. Più volte l’ateneo di Palazzo  Gallenga ha fornito una preziosa copertura per ottenere il visto di soggiorno e, con esso, la possibilità di scorazzare tranquillamente per l’Italia.

Oggi il capoluogo umbro conserva le sue caratteristiche di “porto franco”, ma gli ospiti pericolosi più che usare il tesserino universitario, si giovano di una sorta di humus politico-culturale che “santifica” l’immigrato in nome dell’accoglienza. Ed è così che l’imam di Ponte Felcino, recentemente arrestato insieme a due suoi sodali con l’accusa di terrorismo, riceveva un finanziamento comunale per pagare l’affitto di casa sua e gli enti locali stavano per prestargli una bella sommetta in grado di aiutarlo ad allestire una nuova moschea. Secondo il gip, Nicla  Restivo, grazie al  politically  correct dilagante “il quartiere periferico di Perugia è da anni completamente fuori controllo”. Gli extracomunitari hanno raggiunto cifre record, abbondantemente oltre il 12 per cento, che è la media della Lombardia e della Toscana.

A  favorire la linea dell’ “embrassons nous” verso gli islamici  è l’ideologia  egemone in tutta la regione. Si tratta di un mix di dalemismo,  ingraismo,  bertinottismo. La governatrice umbra, Maria Rita Lorenzetti, è  una fedelissima del ministro degli Esteri, in odor di amicizia con Hamas. La Regione ha una rete di “relazioni internazionali”, con tanto di finanziamenti, che spazia fra la Palestina e Cuba. Del resto quando Tarek  Aziz venne ad Assisi, pochi tempo prima del rovesciamento di Saddam, gli amministratori locali, guidata da Lorenzetti, erano in prima fila a stringergli la mano.

Un bel po’ di soldi pubblici  li assorbe la marcia della pace che, accantonata l’ispirazione capitiniana, è diventata una kermesse della gauche radical: anti americana, anti israeliana, anti occidentale. L’edizione del 2003 era caratterizzata da slogan e cartelli che insistevano su un unico concetto: sono Bush e Sharon i veri terroristi. Era popolata da organizzazioni mediorientali  border  line, da Casarini e compagni e dai cattolici  alla padre Zanotelli. Persino i francescani, notoriamente amici della sinistra, furono costretti a prendere le distanze da alcune affermazioni, fatte durante un convegno, tanto erano hard. Questo non impedì ai vertici diessini, D’Alema e  Fassino in testa, di sfilare con una tal compagnia, decisamente  poco raccomandabile.

Ai bordi  di una simile weltanshaung  si sono sviluppate  escrescenze  fuori della legalità. La più importante è il campo antimperialista di Moreno Pasquinelli. Il cinquantenne ristoratore spoletino è stato arrestato due anni fa per favoreggiamento nei confronti di un attentatore turco. Ha dato ospitalità alle pendici del Subasio a terroristi latinoamericani e a Black  Bloc e ha organizzato una raccolta di fondi per “la resistenza irakena”: il tutto mentre la sinistra cosiddetta moderata e di governo continuava a concedergli sale e piazze per le sue manifestazioni e evitava di pronunciarsi contro di lui. Pasquinelli, infatti,  viene considerato un estremista un po’ folkloristico, ma  tutto sommato incapace di creare seri pericoli.

L’Umbria e in particolare Perugia rischiano di pagare un prezzo altissimo a questo clima fatto di colpevoli sottovalutazioni, di  ideologismi che rendono ciechi davanti a rischi evidenti, di malinteso senso dell’accoglienza, pagato naturalmente coi soldi dei cittadini. In questo mare galleggia bene e nuota spedito il fondamentalismo islamico, comprese le sue propaggini più pericolose.

Commenti
26/07/07 16:05
L'Università per Stranieri
L'Università per Stranieri non ha alcune colpe, è un'istituzione culturale di livello che non ha compiti di controllo delle attività dei suoi iscritti, che spettano bensì alle prefetture. Il bilancio culturale e dell'ente è nettamente positivo per l'intero Paese, e la città di Perugia ne ha beneficiato per anni, quando, prima dell'avvento del fenomeno dell'immigrazione di massa, ha avuto un'immigrazione d'elite, di quelli che oggi sono cittadini italiani che conoscono la nostra cultura a volte meglio di noi, perfettamente integrati e con i loro figli che oggi parlano in dialetto perugino. Non può essere ricordata come l'Università di Alì Agca (mai laureatosi), tra i tanti se ne dovessi citare una penserei piuttosto a Michelle Jean, oggi primo ministro del Canada. I suoi dati sull'immigrazione sono sbagliati. I dati Istat al 1/01/2005 parlano di Lombardia al 6,3%, Umbria al 6,2% e Toscana al 5,4%. Perugia ha una percentuale di stranieri residenti altissima, intorno al 10% (8,6% al 1/01/2005), seconda tra i capoluoghi solo a Brescia, Milano, Reggio Emilia, Prato e Modena. Le consiglio di controllare meglio, e di riportare sempre le sue fonti. Per il resto, la situazione in Umbria è stagnante, siamo indietro dal punto di vista infrastrutturale ed economico, mentre sul piano culturale siamo fermi nè più nè meno come il resto della penisola, non produciamo niente di nuovo, e le istituzioni lasciano nell'underground le potenziali nuove leve del cambiamento. La invito a scrivere nuovamente della mia città, magari trovando i veri "mostri", quali non è certamente l'Università di Palazzo Gallenga Stuart. E mi farebbe piacere trovare pure qualche critica all'attività della sua parte politica in Umbria, il centro destra regionale non fa una buona attività di opposizione, non fa mai critiche costruttive ed ha paura, secondo una mentalità conservatrice, di costituire una reale alternativa a questo centro sinistra ingessato e vecchio (anche anagraficamente), che regala a Perugia oggi la maggiore distanza di sempre tra cittadini e istituzioni.
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