Per uno che appartiene a un partito monarchico e anarchico, come dice il Capo, la campagna elettorale è un casino. Il monarca diviene meno accessibile e, in compenso, si pongono incombenze che con l’anarchia fanno a pugni. La prima è la nomina di un mandatario: una sorta di tutore senza il quale non puoi pagare neppure un lecca lecca, se per caso te ne venisse la voglia. E questo obbliga ad un indispensabile passaggio dal notaio. L’ho fatto stamattina, alle 12. Incontro piacevole: non solo per la gentilezza della signora, ma anche perché al momento di pagare, mi ha congedato con queste parole: consideri la prestazione un piccolo contributo alla Sua campagna elettorale e, soprattutto, alla cacciata di Prodi. Nonostante abbiano fatto di tutto per oscurarlo, allora, ancora qualcuno si ricorda del suo passaggio su questa terra!
Superato il primo scoglio, si è posto immediatamente “il problema agenda”. In campagna elettorale, infatti, le agende diventano “una, nessuna e centomila”. Vi sono giorni nei quali alla stessa ora dovresti essere in cinque posti diversi e altri nei quali si creano inspiegabili buchi. Per un miracolo laico, ognuno dei tuoi interlocutori crede che tu stia altrove a fare altro. Sicché, ridurre le agende a una e assicurartene il controllo è la prima prova che devi assolvere. Questa volta si è posto un problema inedito: conservare la vecchia agenda cartacea o passare a una elettronica, consultabile direttamente sul telefonino? Tra due dei miei collaboratori più prossimi, Claudia e Gianni, si è aperto un vivace confronto: quasi uno scontro rusticano tra tradizione e modernità. Alla fine ha vinto Claudia, paladina della scelta tradizionale. In cuor mio non avevo dubbi finisse così.


il candidato tradisce una
Ma quale agenda?!