Benedetto XVI ha deciso di rinunciare alla visita all’Università la Sapienza di Roma. La sala stampa del Vaticano lo ha reso noto con un comunicato di una riga, in cui si aggiunge soltanto che l’intervento previsto sarà comunque inviato al Rettore. Il motivo addotto è quello della sicurezza del Pontefice.
Le pressioni, le minacce, le manifestazioni hanno avuto la meglio: l’Università degli Studi di Roma sarà da oggi un po’ meno “università” degli altri Atenei del mondo, poiché si è stabilito che il capo della Cristianità non vi ha diritto di parola pur essendo anch’egli un docente universitario.
Suona grottesca in questi stessi minuti una seconda lettera dei professori all’origine della protesta con cui si spiega che “Nessuno, tantomeno i docenti della Sapienza, vuole esercitare un arrogante diritto censorio sulla libertà di espressione del pensiero religioso”. Purtroppo questo è esattamente quello che i firmatari hanno chiesto e ottenuto con le loro lettere e i loro appelli: una censura di fatto contro il Papa. Se le loro intenzioni erano diverse questo è il momento di fare mea culpa, da professori e da educatori non si sono fatti capire, e di conseguenza pregare il pontefice di riconsiderare la sua decisione.
La sensazione è invece che la combriccola dei firmatari ora stia festeggiando un successo insperato, convinti di essere protagonisti di un momento eroico delle loro esistenze per avere coraggiosamente sfidato e sconfitto il perfido “Magistero” (vedi Scalfari & Pulmann) e le sue oscure trame di domino delle menti.
La realtà invece è miserevolmente diversa. La vicenda della rivolta anti-papalina alla Sapienza di Roma non porta il marchio del coraggio e dello sprezzo del pericolo in nome della difesa del pensiero scientifico e della laicità dell’insegnamento. La misura di quell’azione è piuttosto il conformismo laicista, il quieto accomodarsi all’aria che tira nelle università e tra gli intellettuali italiani, dove una parola contro il Papa e la Chiesa paga sempre un po’ di più.
Non c’è nei toni e negli argomenti dei professori in lotta contro l’”ingerenza” vaticana alcun ardimento intellettuale, non c’è il senso del mettersi in gioco contro un potere costituito e minaccioso. C’è al contrario l’esibizione a buon mercato e senza rischio di un tic del pensiero diffuso e accettato, uno stringersi a coorte con la propria casta di riferimento inchinandosi all’egemonia sciatta e facilona che domina le Università italiane.
Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che il ministro dell’Università, Fabio Mussi, abbia aspettato fino ad oggi per condannare la protesta contro il Papa. Fino a quando cioè è apparso chiaro che i contestatori avevano partita vinta e che il Papa sarebbe stato costretto alla ritirata. Solo un po’ d’onore al nemico che fugge, nient’altro.
C’è infine un rammarico di fondo da notare in questa triste vicenda. Dov’è la maggioranza dei docenti della Sapienza, quella che non ha firmato la lettera al Rettore? Perché è rimasta silenziosa, perché ha consentito, magari nel dissenso, che la posizione di 60 di loro fosse quella prevalente. Non sarebbe stato il caso di un contro-appello con cinque-seimila di firme che mettesse in ridicolo le poche decine che chiedevano la censura contro il Papa? Sono così deboli e malsicure le idee di chi non la pensa come Marcello Cini e compagnia?
Se questa è l’indicazione che la Sapienza offre nell’anno di grazia 2008 ai suoi docenti e ai suoi studenti c’è da prendere sul serio il motto veltroneggiante che l’Università romana si è scelta: “Il futuro è passato di qui”. Basta solo aggiungere che poi è scappato inorridito.


Fondamentalismo laicista
Caro Giancarlo,
Peccato!
Bravi contestatori, ancora
il papa fa del vittimismo
Intolleranza....
L'attuale ministro
Che vergogna!Un paese che
Ma se fosse stato un musulmano ...
Spazzatura veteroideologica, 40 anni dopo
Il Papa rinuncia alla visita.
Immortale odium et nunquam
Invito di libertà
Grazie
sono stupito
Il Prof. Joseph Ratzinger respinto dalla Sapienza.
il Papa oltraggiato
Complimenti Direttore