Qui non si tratta di prendere le parti di Clemente Mastella o di quei magistrati che così loquacemente gli si oppongono. Anche perché in questo non vi sarebbe notizia: non si ricordano ministri della Giustizia che non siano stati anche molto pesantemente criticati dalla casta delle toghe. Mastella non fa eccezione.
Quello che invece colpisce della grande messa in scena santoresca è un tralignamento del linguaggio dove si rivela molto più di quello che si dice. Clementina Forleo e Luigi de Magistris, opportunamente intronizzati da Annozero con attorno la corte adorante dei Travaglio, dei Ruotolo (Sandro) e degli altri avevano una sola grande lamentazione da offrire alle telecamere: la loro solitudine.
L’hanno declinata in molti modi: siamo stati lasciati soli, ci sentiamo soli, i colleghi ci hanno abbandonati, avvertiamo una “solitudine istituzionale” (questa ultima affermazione è inoltre radicalmente ipocrita, perché quando le istituzioni si occupano di loro l’accusa è quella opposta di attentato all’autonomia dei giudici).
Sembrava di sentire parlare delle zitelle al tramonto invece erano due giovani battaglieri magistrati. Non sanno i dottori De Magistris e Forleo che la solitudine dovrebbe essere la preziosa compagna del loro lavoro? Altro che lamentarsene, dovrebbero accoglierla come il fardello liberatorio della loro grande e terribile missione, quella di amministrare giustizia, di disporre di quel bene sommo di ciascuno di noi che è la libertà.
Se si sceglie la via del potere e del privilegio che la magistratura racchiude si dovrebbe anche scegliere la via del silenzio e della solitudine che ne è il necessario corredo. A chi come noi apprezza solo i magistrati che parlano con le loro sentenze, ieri Annozero metteva i brividi: c’èrano solo giudici chiacchieroni e nessuna sentenza, solo accuse oblique, faldoni nascosti e cattiva politica. E poi c’era la solitudine, esposta come un’offesa mentre dovrebbe essere un vanto, respinta come una condanna in cerca di chissà quale pubblica e minacciosa solidarietà mediatica. Clementina Forleo è arrivata al punto di lamentarsi per il fatto che da quando ha toccato “i poteri forti” nessuno la invita più a pranzo, nemmeno fosse una “velina” uscita dal giro buono.
Santoro gongolava: lui è pronto a non lasciarli soli quei magistrati, a portarli a pranzo, cena colazione e merenda, e fargli sentire il calore della sua ggente.
Ci risiamo.


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