Non si capisce molto del politico Clemente Mastella, se lo si esamina con il tradizionale metro usato nelle considerazioni del Mezzogiorno e del suo “sistema” politico. Infatti, in questo modo, si andrebbe incontro ai soliti luoghi comuni che vedono nel personale politico mediamente espresso dal Mezzogiorno la quintessenza del politicantume, del trasformismo, del traffichismo. Mastella non appartiene a questa categoria e per ciò è diventato una star nazionale, ricercata da tutti i mass media.
Se fosse solo il traffichino, che il Mezzogiorno è abituato a produrre (e a votare), la sua vita pubblica sarebbe grama, piagnucolante, recriminatoria.
Mastella è diventata una star della tuttavia modesta vita politica nazionale, grazie a qualità nascoste, che nessuno avrebbe in lui immaginato, e che qualcuno ha contribuito a far emergere. E questo “scopritore d’ingegni”, questa levatrice di inespresse qualità, è stato Antonio Di Pietro, un altro meridionale doc, che ben rappresenta l’altra “faccia” del mastellismo, che qui definiamo dipietrismo.
Insomma per chi oggi afferma che la “questione meridionale” è morta, la vicenda dei due ministri meridionali, fatta di litigi a distanza, allusioni malevole, fianconate, insulti, dimostra che “il Sud è vivo e lotta insieme a noi”. Il Sud, con la sua faccia duplice, complementare, come quella di una medaglia: governativa, possibilista, opportunista, filosabauda, con Mastella, e quella antagonista, oppositoria, incazzata, giustizial-forcaiola, filoborbonica, con Di Pietro.
Eloquio appropriato, forbito, umanista, retorico al punto giusto, quello del divo Clemente, che Egli sottolinea tuttavia con un roteare eccessivo degli occhi e la frequente perdita delle preposizioni articolate. Parlata sgangherata, paesana, sgrammaticata, e tuttavia trascinatrice il popolo arrabbiato e desideroso di giustizieri, quella di Di Pietro.
Sono qui gli estremi che si toccano della rappresentanza politica meridionale. Di mezzo, pendenti or più verso l’uno o più verso l’altro troviamo i Bassolino ed i Vendola, e quasi tutta la rappresentanza parlamentare meridionale. Trovandomi con Clemente e Tonino su di una torre e dovendo decidere chi dei due buttar giù, sceglierei di buttare me stesso. Troppo grande sarebbe la sofferenza a dover rimanere superstite insieme ad uno dei due.
Mastella, ad onor del vero, è molto, molto meglio di Di Pietro. Eccone le ragioni.
Da piccolo feudatario politico meridionale Mastella ha il senso della misura: fuori del suo territorio si mantiene cauto, sorridente, amichevole. In questo gli si può riconoscere senso dello Stato. Mastella non è mai andato al di là del possibile, del raggiungibile. Più che moderato è oculato, cioè ha l’esatta visione di quanto può riuscire ad ottenere.
Per questo è rimasto, lui per primo, sbalordito dell’assegnazione del ministero della Giustizia. Le sue vere doti rimanevano tuttavia nascoste. Di Pietro ha il merito di averle fatte emergere. Prima di tutto è emersa la dignità, qualità molto rara nella stragrande maggioranza dei meridionali, sempre pronti ad inventarsi un alibi per le proprie manchevolezze e per piagnucolare aiuto.
Mastella ha detto basta allo stillicidio di attacchi, provenienti dal Molisano, rispetto ai quali le vicende giudiziarie della moglie Sandra e di alcuni parenti sono state solo l’ultima goccia. Gli si può dar torto? Un ministro della Giustizia che fa tutto (o quasi) quello che gli vien richiesto dalla magistratura associata, che si vede attaccato da un ex-magistrato, compagno di maggioranza?
Poi è emersa una certa onestà intellettuale, qualità rarissima nel personale politico. Dopo aver detto basta, Mastella ha precisato, a scanso di equivoci, che “basta” significa precisamente ed inequivocabilmente “fine della maggioranza”. Per gli italiani abituati da due anni al dinismo, tecnica aggiornata del dentro-fuori, sentire “basta” e basta è stata musica per le proprie orecchie.
Un meridionale sui generis, il divo Clemente? Andrei cauto negli entusiasmi.
Certo che, in tema di meridionalità, Mastella batte Di Pietro 2 a 0. Casa, famiglia, figli, parenti ed amici: Clemente è un testimonial del Mezzogiorno tradizionale, delle buone cose d’una volta. Di Pietro, da questo punto di vista, è out. L’aria di Milano lo deve aver settentrionalizzato. E non vi sono peggiori meridionali di quelli settentrionalizzati. Come coloro che ritornano al Sud per le vacanze e si lamentano subito che tutto va male: traffico caotico, alberghi senz’acqua, ristoranti di rapina, sporcizia e pattume. A costoro immagino che Mastella, con arguzia tutta meridionale, direbbe: ma perché non andate all’Idroscalo o a Rimini?
Di Pietro, poi, a causa del tono spesso tribunizio è certo un trascinatore, ma non è un persuasore. Anima, cio%C3


Sarebbe interessante sapere
Ma fammi il piacere
congratulazioni
Vorrei avere delucidazioni