Chi ha avuto il piacere di vedere il film «Braveheart» sa di che cosa sto parlando.
Mentre il presidente Marini, il sindaco Veltroni, il ministro D’Alema & co., come i nobili scozzesi – quelli che poi tradiranno –, cercano di parlare, parlare, parlare, per prendere tempo e non ingaggiare la battaglia (elettorale), Santoro, come William Wallace «Braveheart», va invece a «procurar battaglia», attaccando a testa bassa, persino provocatoriamente, l’ex ministro Mastella e l’UDC di Casini per interposto ex governatore siculo Totò Cuffaro.
La similitudine finisce qui, perché non intendo certamente accreditare Santoro della positività complessiva che caratterizza l’eroico personaggio interpretato sullo schermo magistralmente da Mel Gibson, né – Dio guardi! – intendo anche solo per un istante assimilare il Cavaliere Silvio Berlusconi all’odioso sovrano Plantageneto.
Quel che invece appare chiaro è il ruolo di guastatore assunto dal conduttore («Conducator»?) televisivo per eccellenza, insieme con i suoi bravi coadiutori: egli attacca brutalmente proprio coloro che – nelle intenzioni dei «trattativisti» – sarebbero i terminali della loro lotta per la sopravvivenza. Sembra fatto proprio apposta per esasperarli e così tagliare ogni ponte, impedire ogni possibile e dilatorio dialogo.
Non entro nel merito degli assalti, né m’imbarco in ipotesi dietrologiche, ma non faccio fatica ad immaginare come e quanto sorrida di fronte a questa scena il Grande Incompreso, quel professore che i suoi alleati, il Parlamento, l’Italia, il mondo (con qualche eccezione nell’establishment bancario, finanziario e burocratico europeo), la Chiesa e forse anche il Padreterno non hanno saputo apprezzare quanto (secondo lui) meritava. E naturalmente chi non ha capito merita la punizione. Si merita – e subito – Berlusconi. Il quale, ancora una volta – ed in questo somiglia più lui a Braveheart – non vede l’ora d’ingaggiar battaglia, rivolgendosi al popolo, quello che da sempre i «democratici» temono.
Hegel avrebbe parlato di eterogenesi dei fini. La saggezza popolare ricorda il diavolo, le pentole ed i coperchi. Più modestamente io rilevo che persino Santoro e Prodi ne hanno fatto una buona: hanno posto le condizioni per un rapido ritorno del cavaliere al governo del Paese.
E si spera che questa volta egli non guardi in faccia a nessuno, ed attui con decisione un programma di libertà, di riduzione delle tasse e dello Stato, di piena solidarietà occidentale ed euroatlantica, di tutela e rispetto dei valori e delle istituzioni naturali cari alla maggioranza degl’italiani, quali la difesa della vita, del diritto ad educare i propri figli in conformità alle proprie convinzioni morali e religiose, ed il riconoscimento e la promozione (come sarebbe utile il quoziente familiare!) dell’unica famiglia esistente e possibile: la società naturale fondata sul matrimonio (è triste doverlo precisare) tra un maschio ed una femmina.


Articolo di Formicola
LIBERTAAAAAAAAAAAAAAA'