Giovedì 24 Maggio 2012
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La moratoria non servirà
ad abolire la pena morte

20 Dicembre 2007

Avanti. Un passo. I numeri raccontano verità che non passano alla storia. La moratoria sulla pena di morte è una bella favola di Natale. E’ una presa di coscienza che nessuno si sogna di sminuire, ci mancherebbe. E’ un segno di civiltà, la sacrosanta affermazione della basilare teoria per la quale nessuno stato può ammazzare per legge. E’ una vittoria dell’Italia, che è stata tra le promotrici. E però è diplomazia e politica, è una coccarda da appuntare al petto e da presentare agli elettori meno scafati che si fanno abbindolare da un titolo. Perché lo sa l’Assemblea generale delle Nazioni Unite e lo sanno i singoli stati (sia quelli che la pena di morte la vogliono abolire, sia quelli che vogliono continuare a uccidere): la moratoria lascia tutto com’è. Non cambia la sostanza, come ogni volta che arriva una moratoria: la debolezza strutturale dell’Onu non permette di imporre leggi soprannazionali. Il voto schiacciante a favore dell’abolizione della pena capitale resta un’indicazione, un auspicio, un augurio. Una favola, appunto. E’ difficile che la Cina decida di non condannare a morte i dissidenti e i criminali. E’ quasi impossibile che l’Iran elimini le sue agghiaccianti impiccagioni. E non sarà l’Onu a far svoltare gli Stati Uniti d’America. Se e quando arriverà la fine della pena di morte in America, sarà grazie a un processo interno di consapevolezza, alla rielaborazione di un “diritto” che per la gran parte delle democrazie occidentali è una ignominia, mentre per molti stati della federazione Usa resta un’opzione praticabile. Le voci post moratoria suonano stonate per questo. Perché sembra che il problema della pena di morte nel mondo sia il Texas o il Mississippi.

Invece no. Gli omicidi di stato sono gravi ovunque. E nei regimi lo sono di più: perché in America, la pena di morte è un insulto al futuro oltre che al passato, ma quantomeno se ne può parlare, discutere. Si può tornare indietro, come ha fatto il New Jersey, prima che l’Onu desse la sua generica indicazione. Semplicemente la popolazione e i suoi rappresentanti legittimamente eletti hanno deciso così: basta iniezione letale. Pena massima: ergastolo. A Teheran non possono decidere, a Pechino neanche. La morte c’è  e basta. E ci sarà. Senza l’intervento delle Nazioni Unite, del quale se ne frega, l’America sta ripensando le sentenze capitali. La Corte Suprema ha già in agenda un verdetto sulla costituzionalità dell’iniezione letale. E questo potrebbe allargare molto le prospettive: se la Corte dovesse per caso dichiarare incostituzionale questo sistema, allora cambierebbero diverse cose. Molti boia si dovrebbero fermare per cambiare l’iniezione letale con un altro tipo di esecuzione. Ma la sedia elettrica è già praticamente scomparsa: viene usata solo nel Nebraska, mentre gli altri stati l’avevano abolita tenendo solo l’iniezione letale. In attesa del pronunciamento della Corte Suprema ora molti stati (Alabama, Virginia, Arkansas, Mississippi e Texas), hanno sospeso le esecuzioni. Se i giudici diranno che l’iniezione è inumana, la pena di morte sarà praticamente finita. Senza l’Onu. Senza la moratoria. Purtroppo resterà altrove, dove nessuno riuscirà mai a sapere quanto e perché lo stato uccide.

Commenti
tacitus
20/12/07 17:24
Per sottolineare debitamente
Per sottolineare debitamente l'incisività efficace di questa grande vittoria civile dell'Italia,in Iran hanno subito impiccato mezza dozzina di condannati..... Mi chiedo nello stesso tempo,come sia conciliabile un così illuminato impegno contro la pena di morte (mediante la quale vengono soppressi efferati criminali),con l'assordante silenzio riguardo l'aborto con il quale si UCCIDONO creature innocenti ed in numero incomparabilmente maggiore!
Ratko
20/12/07 23:37
Pena e basta
Facciamo pena, altro che vittoria civile! Con quale facce di tolla ci permettiamo anche solo di pensare che la nostra civiltà sia migliore di altre, come quella cinese o americana o saudita, ovvero di più di metà del pianeta? Eppoi paradossalmente vorrei aggiungere che i più accaniti "lottatori x la vita" sono i più indifferenti abortisti. Davvero un brutto momento storico. Viviamo un'epoca di triste oscurantismo.
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