Giovedì 24 Maggio 2012
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Iran, D'Alema rompe l'unità dell'Occidente

18 Settembre 2007

Se l'Iran non rinuncerà al suo programma nucleare ”bisogna prepararsi al peggio”. Le parole del ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, hanno scosso la comunità internazionale, rafforzando la convinzione che un’azione militare contro Teheran non sia così remota. Mentre la stampa iraniana accusava esplicitamente la Francia di farsi portavoce delle istanze americane, Kouchner è volato a Mosca per convincere il suo omologo Sergei Lavrov della necessità di inasprire le sanzioni senza escludere la possibilità della guerra. Ma Mosca ha riconfermato la sua linea morbida verso Teheran. Aleksander Losiukov, vice di Lavrov, ha dichiarato che un eventuale bombardamento degli americani sull'Iran sarebbe “un grosso errore” ed avrebbe “conseguenze disastrose”.

A Washington, l’amministrazione Bush in scadenza di mandato, è divisa, secondo uno schema ormai consueto, tra le “colombe” alla Condoleezza Rice ed i “falchi” alla Dick Cheney. Entrambe le opzioni, quella diplomatica e
quella militare, sono sul tavolo del presidente, come ribadito dal capo del Pentagono Robert Gates. Sulla questione irachena prevalsero i “falchi”, ma la Casa Bianca non può non considerare gli effetti negativi sull’opinione pubblica di quattro durissimi anni di operazioni militari in Iraq, costati la vita ad oltre 3.500 soldati. Un nuovo fronte non avrebbe lo stesso sostegno popolare del 2003. Tuttavia, ciò che appare totalmente differente rispetto allo scenario internazionale che fu l’anticamera dell’attacco a Baghdad è la politica estera francese. Con la presidenza di Chirac è terminato anche il gelo tra Parigi e Washington. Il nuovo corso di Sarkozy ha ricucito i rapporti con l’altra sponda dell’Atlantico, tanto che il neopresidente è stato da più parti accusato di

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