L’esplosiva situazione
creatasi dopo lo sfondamento del confine tra Gaza e l’Egitto rischia, se non
viene arginata velocemente, di minare alle
fondamenta il piano di pace negoziato ad Annapolis.
Il milione e mezzo di
palestinesi intrappolati nella Striscia, il pezzo di terra con la più alta
densità abitativa al mondo, sono ancora una volta degli ostaggi alla mercé dei
terroristi di Hamas, e la loro sorte
rischia di compromettere la credibilità
di Olmert, ma anche di Abu Mazen e Mubarak.
Le durissime sanzioni imposte dal governo israeliano in risposta
alla continua pioggia di missili Kassam sulle città israeliane al confine con
Gaza hanno suscitato molte critiche in casa e nelle organizzazioni
internazionali che condannano “la punizione collettiva”. Olmert appare in
affanno, non potendo certamente
mostrarsi debole nei confronti
della provocazione militare di Hamas
alla vigilia della pubblicazione di una nuova inchiesta ufficiale sul
comportamento del suo governo nella guerra con il Libano del luglio del 2006.
Si sperava che il dialogo
costruttivo tra israeliani e Fatah, guidati da Abu Mazen, servisse da esempio e
da incentivo per i palestinesi della Striscia, ma se la loro situazione divenisse ancora più disperata difficilmente avrebbero
la forza di ribellarsi ai capi del movimento estremista che li rappresenta.
Persino il rais egiziano sembra paralizzato: dopo la prima reazione di sostanziale tolleranza nei confronti delle centinaia di migliaia di palestinesi che hanno sconfinato “vittime affamate dal blocco israeliano”, ovvio che non possa lasciare che la situazione degeneri ulteriormente.
Urge un piano immediato per allentare la tensione e recuperare la sostanza dello spirito di Annapolis. Forse una micro conferenza lampo. Meglio ancora un’iniziativa specifica coordinata da Tony Blair, inviato speciale della Ue per il Medio Oriente. Quello che appare difficile è continuare a escludere Hamas, per i noti motivi, da ogni bozza di soluzione.


A parte il fatto che,fino ad
Chiamiamo pure Nasrallah...!!!