Dopo la ratifica dei
parlamenti nazionali, prevista entro il 2009, entrerà in vigore il Trattato di
Riforma dell’Unione Europea firmato a Lisbona il 13 dicembre. Il nuovo
documento rafforzerà certamente la capacità dell’Europa di agire e di offrire migliori
risultati ai cittadini europei, anche se, in realtà, si tratta di un passo indietro rispetto alla
vera e propria costituzione che nel 2005 fu bocciata dai referendum in Olanda e
in Francia. La sua denominazione dice già tutto: “Trattato di riforma del
trattato dell’Unione Europea e del trattato istituente
Tra le principali novità,
il testo prevede un Consiglio europeo 'stabilizzato', con una presidenza di
turno lunga ed elettiva, non più a rotazione. Il presidente resterà in carica
due anni e mezzo, anziché sei mesi, e ciò conferirà maggiore continuità
politica alla sua azione; presiederà i vertici dei capi di governo e avrà
compiti di rappresentanza dell’Unione presso gli stati terzi.
Cambieranno poi il metodo e il sistema di voto all’interno del
Consiglio: verrà esteso l’uso della maggioranza qualificata a nuove materie,
con un potenziamento del metodo comunitario su quello intergovernativo soprattutto
nel settore della giustizia e degli affari interni, che viene quasi totalmente
sottratto alla regola dell’unanimità; il nuovo sistema di voto sarà poi quello
della doppia maggioranza, che richiede per l’approvazione di una proposta di
legge il sì del 55% degli Stati membri che corrispondano almeno al 65% della
popolazione dell’Unione. Inoltre,
L’Europa, dunque, tra incertezze e ottimismo, ha ripreso il
cammino lungo la strada delle riforme istituzionali indispensabili per la modernizzazione. E’ lungo l’elenco delle sfide da affrontare - la minaccia
terroristica, la questione energetica, l’immigrazione, l’ambiente, solo per
citarne alcune - ed è ora che l'Unione passi dalle enunciazioni ai fatti concreti.


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