Giovedì 24 Maggio 2012
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In Campania è sempre emergenza rifiuti

28 Dicembre 2007

Montagne di spazzatura abbandonate, fonte di nuovi e insopportabili miasmi, cassonetti rovesciati nelle strade del centro e della periferia, rifiuti urbani non raccolti da decine di giorni e roghi di immondizia. Questa è la situazione con la quale da alcune settimane sono tornati a fare i conti i cittadini di Napoli e provincia, costretti ad effettuare dei veri e propri slalom per le strade completamente sommerse dall’immondizia. Sono infatti oltre centomila le tonnellate di spazzatura nelle strade della Campania, in gran parte tra Napoli e Caserta, e le feste hanno aumentato del 40 per cento il volume dei rifiuti. E’ sconcertante. Le discariche a cielo aperto non risparmiano nemmeno le vie dello shopping, gli itinerari turistici e i luoghi d’arte: un autentico disastro ambientale e umano. Una situazione di degrado che negli ultimi giorni è diventata sempre più drammatica: alcuni cittadini esasperati dall’odore, hanno dato alle fiamme cumuli di immondizia costringendo i vigili del fuoco a numerosi interventi.

Eppure evitare le costanti ricadute nell’emergenza rifiuti si può, non occorre il disastro per prendere provvedimenti. Nelle condizioni attuali ci può stare la solidarietà di quei territori già forniti di impianti, ma solo per tempi brevissimi. Sicuramente, con la raccolta definitiva dei rifiuti dai centri abitati finirà un incubo, ma ne inizierà un altro, legato alle “ecoballe”. Un’emergenza continua che dura ormai da 14 anni, poiché non ci sono più aree disponibili dove parcheggiare la spazzatura dato che i rifiuti che ogni giorno si creano devono pur defluire da qualche parte. Al momento non ci sono impianti in grado di trasformare la spazzatura in combustibile, né termovalorizzatori né stabilimenti per la selezione e la raccolta differenziata, che in Italia non decolla nonostante sia prevista dalle leggi.

Gli impianti di recupero per la raccolta differenziata e il riciclaggio, sono strumenti fondamentali per una corretta gestione del problema, perché il rifiuto indifferenziato non può comunque finire direttamente in un inceneritore, ma deve prima essere sottoposto a un trattamento che separa il materiale combustibile (carta, plastica, vetro, stracci, alluminio, rifiuti speciali e tecnologici) da quello organico (residui alimentari); se la separazione è ben fatta, all’inceneritore va meno della metà del rifiuto, il resto costituito dal materiale combustibile deve essere lavorato per un eventuale riuso. Invece, in Campania, gli impianti Cdr (Combustibile Derivato dai Rifiuti) per lo stoccaggio delle balle, sono ormai al collasso. Secondo le stime dei tecnici, infatti, le “ecoballe” campane create in questi anni, cumuli di immondizia in aperta campagna e ammassate finora in enormi piramidi maleodoranti, sono dieci milioni. Bombe ecologiche che nessuno vuole perché non sono combustibile che ha mercato e perché se lasciati oltre il limite di tempo consentito dalla legge, cominciano a sfasciarsi. In questo caso, tuttavia, l’accumulo delle migliaia di tonnellate di rifiuti è dovuto non solo alla mancanza di inceneritori, ma anche al loro mal funzionamento e ad un processo di separazione svolto non correttamente e che nessuno, per anni, ha controllato. In altre parole, la paralisi campana è in gran parte causata da un governo regionale inerte e da politici campani irresponsabili che non sono riusciti a trovare un accordo su un Piano regionale dei rifiuti che rispettasse le direttive europee e le leggi italiane; molti osservatori sostengono che la gestione caotica abbia favorito la penetrazione della criminalità organizzata nel settore. Sono indizi di una difficoltà della quale tutti sono consapevoli, corresponsabili e prigionieri; e sono indizi di un immobilismo che nasce dalla paura di un precipizio.

Dunque, in sostanza, la situazione attuale dimostra l’incapacità di un’intera classe politica di provvedere ad un corretto servizio per la popolazione. Quattordici anni di commissariamento e miliardi spesi in personale e in piani ad ogni cambio di commissario nuovi ed incoscienti; incapacità che in Campania si è verificata sia con la giunta Rastrelli, sia con le giunte Bassolino. Quest’ultimo, tra l’altro, commissario straordinario per l’emergenza rifiuti, dal maggio del 2000 al febbraio del 2004.

Oggi il problema è quello di costruire nuovi inceneritori e nuovi impianti per rimettere in circolazione i rifiuti differenziati. Naturalmente, se da una parte tutti vogliono che il problema dello smaltimento dei rifiuti venga risolto nel modo più efficiente possibile, dall’altra, nessuno vuole gli impianti dietro casa. Tuttavia, oltre ai comitati che si oppongono e alla difficoltà di gestire le proteste dei cittadini che si trovano a vivere vicino gli impianti, ci sono poi le amministrazioni comunali che utilizzano poteri di veto e lungaggini burocratiche per rimandare le scelte. In molti casi, la paralisi decisionale delle amministrazioni pubbliche è all’origine delle emergenze. E’ ovvio, ciò non è una particolarità della Campania, anche in altre Regioni e in molte città le amministrazioni prevedono da anni un inceneritore e poi non se ne fa nulla.

Su questo sfondo, la strategia adottata dall’Unione Europea e recepita in Italia con il decreto Ronchi nel 1997 e poi con il recente decreto Legislativo n.152 del 3 aprile 2006, delinea priorità di azione all’interno di una logica di gestione integrata della questione dei rifiuti. Il messaggio essenziale è innanzitutto la riduzione o prevenzione, poi il riuso, il riciclaggio e infine l’incenerimento e lo smaltimento in discarica. Perciò, se la prima cosa è la prevenzione, e quindi prevenire la formazione di rifiuti e di ridurne la pericolosità, il passo successivo riguarda la necessità di riutilizzare i prodotti e riciclare il materiale combustibile. In questo processo, centrale è il ruolo degli Enti locali che hanno il dovere di realizzare una politica dello smaltimento dei rifiuti che raggiunga due scopi essenziali: la cura del territorio e la sensibilizzazione del cittadino. Eppure, l’indifferenza scellerata, sul piano culturale prima e politico poi, della gestione amministrativa di molte istituzioni locali, ha portato alla disastrosa situazione attuale, ovvero al collasso degli impianti di smaltimento che creano le “ecoballe”.

Occorre, pertanto, una risposta corale delle istituzioni, in termini di volontà, e poi dei cittadini, in termini di cultura. E’ urgente, fin da subito, attivare e rafforzare misure di contenimento che prevedano lo sviluppo di politiche di prevenzione e riduzione della produzione di rifiuti; successivamente, va finalmente implementata la raccolta differenziata sino a livelli previsti dalle direttive UE e per le quali l’Italia è stata già bocciata per non aver rispettato le norme. Le osservazioni della Corte di Giustizia europea del Lussemburgo, a giugno di quest’anno, evidenziavano che molti inceneritori presenti sul nostro territorio (non solo in Campania), appartengono alla vecchia generazione e inoltre che la raccolta differenziata è ai minimi in Europa. Dopo la condanna dell’Europa, ogni piano regionale di rifiuti deve prevedere investimenti per gli inceneritori, per il loro ammodernamento e per la costruzione di impianti di nuova generazione più piccoli e più diffusi sul territorio. Mentre per la raccolta differenziata dei rifiuti urbani, la normativa italiana prescrive obiettivi del 60% al 2011 (secondo la finanziaria 2007), o del 65% al 2012 (secondo l’art. 205 della Legge 152/06: il cosiddetto “Codice ambientale” del governo di centro-destra).

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ASSOCIAZIONE FORZA VERDE
04/01/08 12:31
COMUNICATO
COMUNICATO STAMPA RIFIUTI: FORZA VERDE: CHE COSA ASPETTIAMO A COSTRUIRE TERMOVALORIZZATORI EFFICIENTI E BELLI , DA ESPORTARE PER IL MONDO ? Dichiarazione di Stefano Pandolfi, Presidente dell’Associazione Forza Verde: “All’enorme ritardo nella costruzione di termovalorizzatori si aggiunge la costosa ipocrisia di far credere che il problema rifiuti si risolva con la raccolta differenziata.Come dice la parola stessa raccolta non è trattamento, ed il risultato è che siamo il Paese con la percentuale maggiore di discariche e paghiamo i rifiuti più di tutta Europa. Occorre sconfiggere la demagogica e pericolosa politica ambientale basata sul no ai termovalorizzatori. Il livello tecnologico dei termovalorizzatori ha raggiunto standard di sicurezza funzionale e abbattimento dell’inquinamento tali da farne una scelta sicura. Termovalorizzatori sono presenti in tutte le capitali d’Europa, a Vienna addirittura fa parte del tour turistico, pulito più di un ospedale dà acqua calda e energia elettrica a circa 500.000 persone. Che sosa aspettiamo a costruire termovalorizzatori efficienti e belli, da esportare per il mondo?”. . Roma, 04 gennaio 2008 Forza Verde - Via Prospero Farinacci, 71 – Roma Seg. : 3355935697; 3397912254; 3343055781 Fax 0645426835 E-MAIL: forzaverde2007@libero.it Sito: www.forzaverde.it
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