Giovedì 24 Maggio 2012
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Perché gli Stati Uniti hanno aderito all’accordo sul clima

18 Dicembre 2007

Come mai alla fine la delegata Usa Paula Dovriansky ha aderito all’accordo finale della XIII Conferenza internazionale sui cambiamenti climatici di Bali? E chi è che ci ha rimesso nel relativo compromesso? In realtà Washington non ha ratificato il Protocollo di Kyoto, secondo il quale solo i Paesi industrializzati dovevano agire per ridurre le emissioni di gas serra: i Paesi di nuova industrializzazione, in particolare Cina e India, ne erano invece esentati in nome dello sviluppo, malgrado siano ormai loro i principali responsabili dei massicci aumenti degli ultimi anni. Il Protocollo di Kyoto, in effetti, a Bali è morto. Ci sarà invece un Kyoto 2: così chiamato anche se sarà firmato a Copenaghen nel 2009, per avere effetto a partire dal 2012. Benché il contenuto dipenda evidentemente dalla Road Map di negoziati in agenda, si sa già che obbligherà tutti. Cina e India comprese. In cambio, gli Stati Uniti si impegnano a loro volta su un obiettivo di riduzione del 25-40% entro il 2020: non è scritto esplicitamente nel documento, ma lo si ricava da una nota a fondo pagina, rimandante a un preciso Rapporto di scienziati. Una soluzione in apparenza curiosa:  se non altro nel momento in cui il freddo di questo dicembre nell’Emisfero Boreale sembrerebbe semmai confermare certe storiche riserve dell’Amministrazione Bush sulla scientificità delle previsioni a proposito di riscaldamento terrestre.

Ma il problema va ormai oltre l’ecologia, e lo si capisce dalla nuova Legge Energetica che il Senato statunitense ha approvato giovedì scorso, con ben 86 voti contro 6. Uno scopo dichiarato di questa normativa è infatti quello di aumentare l’efficienza energetica delle vetture Usa, passando dall’attuale standard di 12 Km per ogni litro di benzina ad almeno 15 Km entro i prossimi 13 anni. Un altro obiettivo è di aumentare la quota di bioetanolo derivante dall’agricoltura, aumentandolo fino a sette volte. L’approvazione del documento di Bali è venuta proprio nell’intervallo tra l’approvazione del Senato e la presentazione alla Camera dei Rappresentanti, dove pure l’approvazione sembra sicura. E certa è anche la successiva ratifica del presidente George W. Bush, dopo la storica scelta di incentivare il carburante di origine agricola, oggetto anche di un accordo strategico col presidente brasiliano Lula. Questa intesa, si ricorderà, fu oggetto di un allarme del venezuelano Chávez, che sarebbe condannato a perdere quella centralità strategica delle proprie riserve, su cui basa tutta la sua immensa capacità di manovra sia all’interno che all’esterno. E un effetto imprevisto di questo “allarme”, echeggiato addirittura in vari saggi di Fidel Castro, fu un’improvvisa mobilitazione anti-etanolo in certi settori di sinistra e/o ecologisti, che hanno improvvisamente scoperto il rischio per la sicurezza alimentare mondiale se terre e colture saranno distolte verso la produzione di energia. Un allarme alimentato da molte ragioni valide, ma che dimentica a tal punto i tempi recentissimi in cui erano ad esempio Dario Fo e Franca Rame a fare campagna per sostituire alla benzina l’olio di colza “che non inquina e dopo il viaggio si può addirittura attingere direttamente dal serbatoio per friggerci le patatine per il pic-nic”, da far sospettare che in certe campagne la preoccupazione principale non sia la coerenza, ma l’andare addosso agli “amerikani” sempre e comunque. Ugualmente, tale allarme dimentica opportunamente che Chávez ha a sua volta proposto di sviluppare invece il nucleare, visto che il Venezuela è ricco pure di uranio oltre che di idrocarburi.

Come che sia, negli impegni di Bali si parla proprio di portare il consumo di biocarburante al 10% del totale mondiale entro il 2020. Insomma, c’è l’emergenza ambientale, ma più ancora c’è l’incognita che il ricatto petrolifero dà in mano a dittatori, demagoghi, Stati canaglia e terroristi. E c’è dunque l’esigenza fondamentale di smontare questo ricatto. Una decisione probabilmente altrettanto epocale di quella con cui nel 1914 il Primo Lord dell’Ammiragliato Winston Churchill diede l’ordine di sostituire il petrolio al carbone come fonte di rifornimento della Flotta Britannica. Dando così inizio a un secolo di era del greggio ora destinata a essere sostituita dall’era dell’etanolo.

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