Difficile non riconoscere l'impronta superba lasciata da Gian Lorenzo Bernini nelle architetture della Roma del '600, così come è impossibile non apprezzare il carattere distintivo che affiora dai busti di papi e potenti vari da lui creati. Tuttavia esiste un volto privato, intimo, non interamente svelato di questo poliedrico genio artistico, piuttosto lontano dal Bernini regista del Barocco: quello che traspare dai suoi dipinti.
A colmare questo divario, però, ci pensa ora una mostra dal titolo “Bernini pittore”, allestita nel Palazzo Baberini di Roma, recentemente restaurato, e che rimarrà aperta fino al 20 gennaio del prossimo anno. Sono infatti esposti per la prima volta al pubblico tutti i dipinti certamente attribuiti all'artista dell'Apollo e Dafne e del Colonnato di Piazza San Pietro.
Oltre ai 21 dipinti (16 dei quali autografi), sono presenti inoltre un gruppo di 10 disegni e un marmo, il busto di Costanza Bonarelli - con la quale Bernini ebbe una burrascosa storia d'amore - del Museo del Bargello, un cartone monumentale e altre tele per un totale di 34 opere.
Il progetto, ideato e curato dal prof. Tomaso Montanari, docente di Storia dell'Arte Moderna all'Università di “Tor Vergata” di Roma, è frutto di una ricerca rigorosa basata sull’analisi stilistica e sull’interpretazione storica dell’attività e della produzione berniniana. Lo scopo era quello di sgombrare il campo dalle tante attribuzioni improprie verificatesi in special modo negli ultimi 10 o 15 anni in cui si %C3

