Giovedì 24 Maggio 2012
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Ecco perché gli esami di riparazione ci piacciono

13 Ottobre 2007

Chiunque abbia avuto modo di ascoltare le dichiarazioni rilasciate ai telegiornali ed ai quotidiani dagli studenti che si oppongono alla reintroduzione degli esami di riparazione ha avuto modo di rendersi conto sia del carattere farneticante delle motivazioni della protesta, sia, indirettamente, dello stato di profonda prostrazione in cui è, ormai da decenni, piombata la nostra scuola media. L’abolizione degli esami di riparazione è stato uno dei provvedimenti più infelici del primo governo Berlusconi, e sarebbe interessante conoscere i nomi di quei pedagoghi ed esperti che l’hanno suggerito. L’aspetto negativo di quegli esami era indubbiamente il suo dar vita ad una sorta di mercato nero della preparazione scolastica tramite il quale gli insegnanti avevano modo di integrare i loro magri stipendi. Ma quegli esami avevano anche degli aspetti positivi che andavano al di là della possibilità di colmare lacune di preparazione.

Essere rimandati significava infatti rovinare le ferie estive della famiglia sia perché sottraeva risorse alle medesime, sia perché costringeva i genitori a far dei salti mortali per poter contemporaneamente andare in vacanza e consentire al pigro studente di seguire le lezioni private nella sede di residenza. La conseguenza era che i genitori, spinti da questi due incombenti calamità, prestavano maggiore attenzione al rendimento scolastico del proprio figliolo e, anche per motivi di bieco interesse, erano più attenti alla sua attività scolastica.

E questo senza dimenticare che l’eventualità di essere rimandato, se non altro per evitare noie familiari, spingeva l’indolente studente –sovente distratto da attività ed interessi ben più appaganti del seguire con attenzione le lezioni di matematica, filosofia, latino, o estimo– ad essere più attento a scuola e maggiormente rispettoso dei propri insegnanti.

Facile, a questo punto, immaginare la pacchia generata dall’abolizione dei temuti esami di riparazione. Che motivo c’era di impegnarsi se tanto si poteva colmare con calma e al termine delle vacanze il deficit formativo? E perché esser rispettosi di un insegnante che comunque non poteva turbare le vacanze estive? Perché studiare quando il mondo moderno offre tante e più allettanti possibilità di svago?

È pressoché evidente che motivare alla serietà ed al rigore degli studi adolescenti che molto spesso hanno per la testa obiettivi diversi dall’acquisire una preparazione utile per la vita è impresa difficile se non disperata. È vero che diversamente da quanto avveniva nel passato la scuola non era più l’unico luogo in cui acquisire cultura. Ma è anche ipotizzabile che lo studente disattento o svogliato a scuola difficilmente avrebbe colmato le proprie lacune culturali attingendo a libri e ad internet. E comunque, per non restare degli eterni autodidatti dilettanti, una preparazione di base è comunque necessaria.

Il risultato fu la trasformazione della scuola in una perdita di tempo o in un luogo di svago, mortificante tanto per i docenti, quanto per quegli studenti che si impegnavano e che provavano un senso di frustrazione nel vedere alla fine promossi anche quei compagni che non avevano studiato. Perché impegnarsi se tanto la scuola era una buffonata in cui tutti venivano promossi?

Gli esiti di quegli anni di lassismo si misurano oggi nelle dichiarazioni e nelle argomentazioni degli studenti che si oppongono alla reintroduzione degli esami di riparazione. Quelli della mia generazione che si sono affacciati nelle scuole dei propri figli hanno assistito a spettacoli che sarebbero stati inimmaginabili ai tempi in cui andavano a scuola.

Pertanto, e non per la malinconica nostalgia della giovinezza, la reintroduzione degli esami di riparazione non è che il primo passo per riabilitare la scuola secondaria. Aggiungerei di più, anche senza spingermi alla proposta di reintrodurre pene corporali per i neghittosi dato che, per via del buonismo che caratterizza i tempi che corrono, sarebbe difficile trovare volontari disposti ad infliggerle. Darei ad ogni insegnante la possibilità di ‘rimandare’ indipendentemente dalla valutazione del consiglio di classe. Dopo di che, ne son sicuro, se non altro per motivi di edonismo vacanziero, qualche genitore farebbe del volontariato tra le mura domestiche, ed altri seguirebbero con maggiore ed interessata attenzione i progressi scolastici dei propri figlioli ed anche la loro condotta. E questo avrebbe degli effetti benefici anche per gli studenti stimolandoli a comportarsi bene e a studiare. Non si tratta certo di proposte in linea con gli attuali orientamenti pedagogici, ma potrebbero avere il vantaggio di non rovinare le vacanze agli studenti e ai propri familiari.  


Commenti
Roberto BERa
15/10/07 22:25
esami di riparazione - perplesso
Il suo intervento seppur presentando un punto di vista interessante, mi lascia perplesso. 1) Il problema dei debiti, è innanzi tutto come questi vengono, cioè non vengono, recuperati. E siccome nella maggioranza dei casi, il recupero dei debiti si trasforma in una “buffonata” – lasciamo perdere il perché – non capisco per quale motivo i re-introdotti esami di riparazione invece dovrebbero tornare ad essere quelli che erano ai nostri tempi. 2) Non c’è stata solo l’abolizione degli esami di riparazione, ma moltissimi altri elementi… Le ricordo l’introduzione dell’autonomia scolastica, ottima cosa sulla carta ma capace di generare casi paradossali sulla valutazione come il fatto che in una certa classe (diciamo terza) siano promossi tutti in quarta, anche i non meritevoli, per raggiungere un certo numero di allievi, “altrimenti non passa il progetto” o “altrimenti ci accorpano”…..
Eleonora
17/10/07 21:26
esami di riparazione
Sono una studentessa, per la precisione una studentessa in 5^ superiore con un rendimento buono e costante, quindi la riforma non mi sfiora neanche.Eppure questa faccenda degli esami di riparazione mi infastidisce molto perchè mi sembra soltanto un modo per dimostrare la severità scolastica che in realtà non esiste. E' stato constatato che l'istruzione in italia va male e invece di rimpolpare i programmi o magari aumentare il numero delle verifiche si decide di ripristinare una situazione precedente di severità a cui però oggi nessuno crede. Non è nascondendosi dietro una bella maschera che si tolgono le imperfezioni. Purtroppo l'esame di riparazione a settembre non è una garanzia di studio, perchè se anche questo esame si rivela un'assurdità nessuno lo prenderebbe più in considerazione: i ragazzi farebbero le loro vacanze tranquilli perchè tanto "mi fanno passare lo stesso". Oppure, peggio che mai, una persona con la media del 7 in tutte le materie e rimandato solo in una, se non passa l'esame di riparazione è bocciato. Anche questa la trovo una cosa assurda. Non si può pretendere di avere buoni voti in tutto, la "materia odiata" ce l'hanno tutti, suvvia, un pò di umanità! Quindi, io proporrei, al posto di una riforma così azzardata, piuttosto la diminuzione dei debiti. Dato che ho visto coi miei occhi persone promosse con 3 debiti e 2 aiuti, piuttosto che vengano aboliti gli aiuti e si abbassi il numero dei debiti a 2. Ne hai più di 2? Bocciato. Fine della storia. Sarebbe molto più facile da gestire e soprattutto non scatenerebbe questa rivoluzione.Perchè, diciamolo, la cosa che infastidisce è un cambio così radicale, se invece si rende più seria una situazione preesistente probabilmente si avrebbero risultati soddisfacenti sotto tutti i punti di vista.
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