Vuole lo show-down. O “l’onore delle armi” come dice il leghista Roberto Calderoli, rispolverando la vecchia estetica guerriera. Che sia l’uno o l’altra, Romano Prodi va in Senato per chiedere la fiducia al suo governo. L’ha comunicato dopo un incontro con il presidente della Repubblica e malgrado i consigli di Giorgio Napolitano. Non vuole arrendersi all’evidenza, il premier. Aspetta che sia l’aritmetica senatoriale a decretare la fine del suo mandato.
Ma è proprio così?
La situazione in realtà è un po’ migliorata per il Professore. Moral suasion o concussione (come denuncia l’opposizione), i frenetici colloqui del giorno e della notte iniziano a sortire qualche effetto. Per dire: ieri Prodi poteva contare soltanto sul voto di 151 senatori eletti e su quello di 6 senatori a vita. Totale, 157, troppo lontano dal quorum di 161 voti. Qualcosa, però, nelle ultime ore si sta muovendo. Domenico Fisichella dopo un colloquio a tu per tu con Francesco Rutelli sembra intenzionato a non partecipare alla seduta odierna. Ciò significa un voto in meno all’opposizione e l’asticella del quorum che si abbassa di una unità. Stesso discorso per Luigi Pallaro. Mentre a Palazzo Madama si decideranno le sorti del governo lui, il senatore italo-argentino, sarà altrove. Perché, spiega, “io sono un indipendente”.
C’è poi il dramma personale di Nuccio Cusumano ancora tutto da consumarsi. Il senatore dell’Udeur si dice incerto sul da farsi e, all’ultimo minuto, potrebbe decidere di soccorrere il governo. Gli altri mastelliani? L’ex guardasigilli è in autostrada. E annuncia che sta venendo a Roma per votare no. Come lui anche l’altro suo fedelissimo Tommaso Barbato.
Il risultato, al netto delle novità odierne, è che Prodi finirebbe comunque sotto, ma di uno al massimo due soli voti. Anche se è ancora tutta da verificare la posizione dei senatori Lamberto Dini, Giuseppe Scalera e Franco Turigliatto.
Nel corso del pomeriggio, Prodi sarà in Senato per le sue dichiarazioni. Seguirà dibattito. Lo show, quello vero e proprio, comincia invece alle 20. In prima serata.


Prodi si gioca tutto al Senato