Tutti abbiamo notato il silenzio
dei cattolici democratici sulle due grandi questioni che hanno tenuto banco in
questi ultimi giorni. Né sulla moratoria per l’aborto proposta da “Il Foglio”
né sull’intolleranza all’università La Sapienza si è sentito verbo da parte di
questa area cattolica impegnata nel Partito democratico. Nessuno di loro ha
espresso solidarietà al papa e nessuno di loro ha dichiarato di essere presente
all’Angelus di domenica scorsa in piazza San Pietro. Al massimo qualche
laconico intervento di Rosy Bindi sull’opportunità di non ricostruire le
barricate tra laici e cattolici e qualche accenno di Franco Monaco per dire che
la “194” è meglio non toccarla. Per il resto silenzio.
Il bello è che nel frattempo, dentro il Pd è nato un gruppo di “laici” – così si sono definiti e così ne parlano i giornali – sospinti da Gianni Cuperlo che hanno assunto una linea di apertura a ridiscutere di aborto ed altre questioni eticamente sensibili, accettando la sfida della moratoria. Costoro si dicono “laici” rispetto alla laicità ideologica del Partito democratico. I cattolici democratici, laici nei confronti della loro identità religiosa, sono però integralisti rispetto a questa laicità ideologica. Dentro nel Pd assistiamo quindi al “conflitto delle laicità”, con Rosy Bindi schiacciata tra la Binetti da un lato e Cuperlo dall’altro. La Binetti rivendica laicamente il proprio diritto ad essere dichiaratamene cattolica. Cuperlo rivendica il proprio diritto ad essere laico rispetto all’ideologia della sinistra apriori libertaria ed antireligiosa. E i cattolici democratici, cosa rivendicano?
Se nasce, come sta infatti nascendo, una nuova laicità, per i cattolici democratici non c’è più posto. Essi si sono sempre concepiti come l’avanguardia del mondo cattolico nell’accettazione della laicità. Hanno sempre combattuto qualsiasi forma di presenza in politica “in quanto cattolici”. Hanno sempre ritenuto sbagliato pretendere che i valori cattolici trovassero corpo tramite leggi ed istituzioni. Hanno sempre negato il valore pubblico del cristianesimo, che invece secondo loro deve fermarsi alla soglia della coscienza e non andare oltre. Hanno sempre pensato che il papa e il cardinale Ruini dovrebbero richiamare le coscienze e nulla più, meno che meno invitare a disertare un referendum, radunare a Roma un milione di persone per opporsi ad un disegno di legge governativo. Dentro di loro, i cattolici democratici avrebbero preferito che il papa non fosse invitato alla Sapienza, perché non c’è posto per le talari nei luoghi pubblici. Dentro di loro avrebbero preferito che Ferrara non avesse mai lanciato la proposta della moratoria, dando così l’idea che il decalogo abbia a che fare con la politica. Insomma dentro di loro non hanno mai messo in bilancio l’emergere di una nuova laicità.
Ora, invece, cosa sta succedendo? I laici più avveduti sostengono che la vera laicità non si chiude ad una presenza pubblica delle religioni, che sul terreno della ragione è possibile intendersi e collaborare perché tanti valori cattolici sono anche valori laici in quanto sono semplicemente valori umani, che la laicità ha interesse che i cattolici agiscano come tali, senza camuffarsi, e che la gerarchia stessa possa e debba dare il proprio contributo, che il papa dovesse andare alla Sapienza perché la vera laicità ascolta anche i ragionamenti teologici in quanto non si ritiene autosufficiente, che il popolo cristiano, anche contro ministri cattolici, possa radunarsi a piazza san Giovanni per ribadire pubblicamente la verità della famiglia e che tutto questo non è integralismo, ma dialettica democratica e confronto laico, e che sia giusto e laico porre “valori non negoziabili” proprio per non trasformare la politica in religione.
Questa è la laicità che spiazza i cattolici democratici e li rende superati ed inutili. Essi hanno bisogno che laicità e religione non si capiscano. Così hanno la possibilità di godere della rendita di posizione di chi è capace di dialogare, non vuole steccati, rifiuta le crociate e dà sempre ragione al mondo e sempre torto alla Chiesa. Ma se nasce una laicità che accetta che si parli di “peccato” nella cosa pubblica, che non ha paura di lanciare delle “crociate” per la difesa di diritti umani fondamentali come quello alla vita, che pubblica sui giornali laici le encicliche del papa in quanto patrimonio di riflessione utile a tutti e che si reca all’Angelus in piazza San Pietro per solidarietà con una voce di libertà cui è stato impedito di parlare, se nasce una laicità secondo cui il mondo non ha sempre ragione e la Chiesa sempre torto, allora i cattolici democratici cosa ci stanno a fare?
Il cardinale Bertone aveva
chiesto tempo fa che i cattolici dentro il Pd fossero rispettati, affermando
che ai tempi del vecchio PCI c’era più rispetto di adesso. Forse i primi a non
gradire questo richiamo sono stati proprio i cattolici democratici che di una
laicità non anticlericale non sanno che farsene.


I cosiddetti cattolici
demo-comunisti