Giovedì 24 Maggio 2012
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale

Salari bassi e nepotismo portano i giovani italiani fuori strada

31 Ottobre 2007

Mentre il Paese discute con affanno le misure della prossima Finanziaria e si divide sul cosiddetto nuovo Welfare, le Agenzie di stampa riportano gli esiti di Rapporti sui giovani che fanno trattenere il fiato a chi si occupa e preoccupa del futuro delle giovani generazioni e che, al contrario, scivolano distrattamente nelle ultime pagine.

Infatti, l’Istituto IARD da un lato e il Consorzio Interuniversitario ALMALAUREA dall’altro ci hanno fatto sapere attraverso i loro Rapporti sulla condizione giovanile e occupazionale che i nostri ragazzi non se la passano per nulla bene. Per la verità, non si tratta di novità assolute, visto che già da qualche anno l’ISTAT, il Ministero del Lavoro e il CNEL ci hanno messo in guardia rispetto a fenomeni perversi quali quelli di considerare “giovani”, uomini e donne fino a 34 anni, età in cui, forse, i figli escono dalle famiglie di origine: gli ormai famosi “bamboccioni”, per usare l’infelice espressione di TPS.

Ma, quello che hanno affermato i Rapporti su richiamati e, sempre in questi giorni, il Governatore Draghi a proposito di “bassi salari” e di “produttività (dei giovani) meno adeguata al paradigma tecnologico corrente di quanto non lo fosse la produttività delle generazioni entrate nel mercato del lavoro nei decenni passati al vecchio paradigma”, aggiunge qualcosa di nuovo, poiché sotto accusa finisce per direttissima il sistema di istruzione e formazione.

Un sistema di istruzione e di formazione che non è più capace di creare classe dirigente e che è diventato, per questo, un sistema socialmente parassitario. Formare classe dirigente, in una società anche da noi ormai globalizzata, post industriale, multiculturale e della conoscenza dovrebbe significare, infatti, anzitutto, innalzare per tutti la qualità dell’istruzione e della formazione posseduta. Il tradizionale programma dell’elitismo gentiliano, quello dei pochi ma buoni non basta più. Abbiamo bisogno di almeno la maggior parte se non di tutti buoni, nei settori culturali e professionali in cui ciascuno può eccellere.

Dal Rapporto IARD emerge, invece, che i settori professionali sono per lo più protetti e/o a mandato quasi ereditario (i figli dei medici che fanno i medici, dei giornalisti che fanno i giornalisti, degli avvocati che fanno gli avvocati ecc.), e che, conseguentemente, alle professioni non si arriva attraverso il merito e la leale competizione ma attraverso le reti “amici” e “familiari” che garantiscono la ricerca del primo lavoro. Il IX Rapporto di ALMALAUREA non è meno inquietante quando punta l’indice, proprio come fa il Governatore Draghi, sulle retribuzioni dei giovani laureati. Infatti, dalla Ricerca emerge che non solo ad un anno dal diploma solo meno della metà dei giovani laureati del nostro Paese trova un’occupazione, ma che gli stipendi sono comunque da fame. Nel 2004 un giovane laureato di primo livello guadagnava circa 1042 euro al mese, dal 2005 si è scesi a 969 euro, 7% in meno e non è detto che la situazione non peggiori.

Insomma, la massa dei giovani laureati fino a 35 anni, se lavorano, e spesso svolgono un lavoro che non ha attinenza con la formazione ricevuta e per il quale non viene richiesto il titolo di studio di diploma o di laurea (una sorta di “sovraqualificazione dequalificata”), guadagnano quanto un operaio specializzato. Questa realtà dovrebbe far tremare i polsi ai decisori politici e a quanti, dalle forze sociali a quelle imprenditoriali, hanno sprecato con immobilismi e visioni conservatrici la grande opportunità che la cosiddetta “generazione mille euro”, rispetto alle generazioni precedenti, ha avuto: quella di studiare per 13 anni (fino alla conclusione degli studi superiori) o per 16 anni (fino alla laurea triennale) o addirittura per 18 anni (fino alla laurea quinquennale).

Ma allora, cosa non ha funzionato e non funziona? Perché, come sostiene il Governatore Draghi, la nostra classe dirigente non è competitiva e qualificata?
In primo luogo, i troppi e i tanti ritardi accumulati in questi anni per far sì che il sistema educativo nel suo complesso potesse essere all’altezza delle nuove sfide. E soprattutto, l’aver conservato l’handicap storico della nostra classe dirigente: quello per il quale i suoi appartenenti si sono per lo più vantati di non saper “avvitare una lampadina”, in quanto si realizzavano soprattutto nella coltivazione di utopie e di deliri ideologici.

In questo senso, i traguardi non più procrastinabili per dare un futuro alla nazione e ai giovani dovrebbero riguardare:
- la valorizzazione della migliore lezione della cultura occidentale, secondo la quale non può esistere cultura umanistica senza cultura scientifica e tecnologica, e viceversa, e che queste due dimensioni del sapere devono stare sempre insieme, autentiche e non semplificate da logiche scompositive ed alienanti (troppe discipline con troppi indirizzi nelle scuole superiori e troppi corsi di laurea nelle Università) per essere indispensabili per qualsiasi vera formazione umana;
- il superamento del pregiudizio per cui chi “sa” “non fa” e chi “fa” “non sa”, chi studia non deve lavorare, fare, operare con le mani e chi lavora, simmetricamente, non deve studiare;
- dimostrare, infine, che le due consapevolezze precedenti hanno la loro scaturigine e trovano la loro stessa condizione di praticabilità all’interno di una prospettiva personalista secondo cui c’è davvero istruzione e formazione e vero sviluppo quando si esalta il compimento di ogni persona, nella unicità della sua intelligenza, libertà e responsabilità.

Occorre, insomma, senza perdere altro tempo, rivoltare come un calzino il sistema educativo nazionale e garantire che:
- siano modernizzati i percorsi di studio e resi più flessibili e più attraenti rispetto alle attitudini e ai talenti di ogni studente, con un’attenzione particolare allo studio delle lingue, delle nuove tecnologie e delle scienze, come auspicato dal Processo di Lisbona;
- vi sia una revisione dei piani di studio secondari e universitari nella prospettiva di assicurare in tutti i percorsi che pur devono restare specifici (e valorizzare questa loro specificità) la presenza di quella circolarità tra dimensione tecnica, scientifica e umanistico-morale di cui si diceva;
- siano favoriti percorsi di eccellenza a livello secondario e terziario con incentivi e corsie preferenziali per superare l’uniformità nella formazione prima e nell’occupazione poi;
- vi sia pari dignità educativa e culturale tra percorsi formativi liceali e di istruzione e formazione tecnico-professionale di primo e di secondo livello, collegati con il mondo produttivo e quello della ricerca;
- si possa rendere sistematica la metodologia dell’alternanza scuola lavoro a livello secondario e superiore per legare sempre più formazione e territorio, teoria e pratica, perché abbiano cittadinanza anche nel nostro Paese il pensiero manuale e la cultura del lavoro, colpevolmente sviliti fino ad oggi nei percorsi formativi;
- si incoraggino, anche in questo caso attraverso incentivi e crediti formativi, i ragazzi fin da quando sono giovani davvero (entro i 18 anni e massimo entro i 24) a confrontarsi con le culture degli altri Paesi europei e non, attraverso i progetti europei Socrates ed Erasmus;
- siano, altresì, incoraggiati a ricercare, attraverso esperienze di lavoro temporaneo e flessibile, anche l’autonomia economica.

Fino a quando, tutte o in parte, queste innovazioni non rientreranno tra le caratteristiche del nostro sistema educativo non avremo fatto tutto ciò che i nostri giovani hanno diritto di aspettarsi dal loro Paese per il loro futuro e a nulla serviranno le “lacrime di coccodrillo”.



Valentina Aprea è Responsabile Nazionale Dipartimento Scuola di Forza Italia

 

l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2011 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl