Giovedì 24 Maggio 2012
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Cina: nessuna libertà per la Chiesa cattolica

3 Dicembre 2007

Il 3 dicembre Canton potrebbe tornare ad avere un Vescovo. Sempre che l’Associazione Patriottica – la Chiesa cinese controllata dallo Stato – non rimandi nuovamente la cerimonia di ordinazione. In una diocesi a 260 chilometri a nord di Pechino, intanto, un parroco è stato condannato senza appello a tre anni di detenzione per aver festeggiato con i suoi fedeli l’inaugurazione di una chiesa. Nel Paese che aspetta laborioso le Olimpiadi la strada verso la libertà religiosa non è nemmeno cominciata. 

Mons. Giuseppe Gan Junqiu attende da quasi un anno di essere ordinato Vescovo di  Guangzhou (Canton). Nonostante il presule, infatti, abbia sorprendentemente ricevuto l’approvazione “bipartisan” di Pechino e della Santa Sede, il Consiglio dei Vescovi, controllato dall’AP, tarda a fornire il suo consenso formale. Questo potrebbe dipendere dalla volontà del Consiglio di convocare per la cerimonia vescovi nominati senza l’accordo con il Vaticano. Intanto Mons. Gan ha dichiarato in un’intervista rilasciata al quotidiano inglese di Hong Kong South China Morning Post – che ha annunciato la data dell’ordinazione - di dover ancora discutere dell’argomento «con altre importanti organizzazioni». I media italiani annunciarono con giubilo la concordanza di Chiesa cinese e Chiesa di Roma sul nome di mons. Gan, a cui la Santa Sede ha ribadito la sua approvazione lo scorso settembre. Tirato un sospiro di sollievo per i segnali di una riapertura, che appare sempre più vicina, delle relazioni diplomatiche tra Repubblica Popolare e Vaticano, l’attenzione è tornata sulle Olimpiadi.

In vista dei Giochi olimpici la Cina si rifa il look. Costruiti nuovi stadi - rigorosamente nel centro delle città per poter essere meglio controllati - e nuovi hotel in avveniristici grattacieli. Le pagine dei giornali nostrani si riempiono delle immagini dei cinesi che, una volta a settimana, “imparano a fare la coda”. Ma nelle prime settimane di novembre, seppur per troppo poco, a rimbalzare sui media mondiali è la notizia che la Bibbia è stata inserita nell’elenco di oggetti pericolosi vietati nel Villaggio Olimpico. Esattamente come le telecamere. Le motivazioni riguardano ragioni di sicurezza. Vista l’ondata di reazioni provenienti da Occidente, dopo pochi giorni il Bocog – il comitato organizzatore dei Giochi - corregge la lista e precisa: ad essere vietato è il materiale promozionale usato per attività religiose o politiche. Vietati quindi i simboli religiosi, se non per stretto uso personale. Agli atleti è concessa una sola Bibbia a testa, ma il governo si è raccomandato che i Testi Sacri vengano messi a disposizione, negli Hotel, di tutti i turisti. Dei soli stranieri, quindi.

All’inizio dell’autunno il governo cinese ha garantito che verranno rispettate le libertà religiose ai Giochi, esattamente come accade in ogni sede olimpica. I sacerdoti si preparano a celebrare Messe in lingua straniera ed è stata promessa la costruzione di una nuova chiesa, pronta all’apertura delle Olimpiadi. Ma già dai primi mesi estivi erano aumentati i controlli sulle riunioni religiose convocate in abitazioni private, sulle letture comunitarie della Bibbia e sui battesimi. Le associazioni che supportano le Chiese perseguitate denunciano che la polizia ha avvisato i proprietari di immobili  che devono rifiutarsi di affittare le loro case a persone impegnate in attività religiose illegali. Attività che comprendono anche le feste parrocchiali non legate all’AP, come quella convocata da padre Wang Zhou per la consacrazione della nuova chiesa a Guyan. Il Governo ha giustificato la moltitudine di arresti come una campagna contro il crimine, il cui scopo è «colpire duro contro le attività religiose illegali e quelle legate al culto del male, eliminare elementi che minino la stabilità del governo delle città». Nella Repubblica Popolare sono oltre 100 mila i cristiani cinesi che praticano la loro fede al di fuori della Chiesa approvata dallo Stato. A partire dall’8 agosto, alle 8 di sera ora di Pechino, i partecipanti alla campagna “One Minute/One Year/One Country” pregano ogni giorno. E continueranno a farlo fino all’8 agosto 2008, data dell’inizio delle Olimpiadi, per chiedere la liberazione dei leader cristiani imprigionati e la libertà religiosa in Cina.

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