Giovedì 24 Maggio 2012
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Rapporto Usa misura
la libertà religiosa
nel mondo

18 Settembre 2007

Dal controllo del governo cubano sulle pubblicazioni religiose agli arresti di fedeli non-musulmani in Arabia Saudita, dalla richiesta di Ahmadinejad di porre fine allo sviluppo del Cristianesimo in Iran alla discriminazione della Germania nei confronti dei membri di Scientology Tom Cruise e John Travolta. Nella settimana di inizio del Ramadan islamico e del Rosh Hashanah ebreo, il Dipartimento di Stato americano ha diffuso il 9° Rapporto annuale sulla libertà religiosa internazionale. Una fotografia dettagliata e volutamente equilibrata delle condizioni di vita dei credenti di ogni confessione in 198 Paesi di tutto il mondo.

“La libertà religiosa è profondamente radicata nei nostri principi e nella nostra storia di nazione”, ha detto Condoleezza Rice presentando il rapporto. Non dimenticando di ricordare quanto la lotta all’intolleranza religiosa sia uno strumento indispensabile per combattere il terrorismo globale. Se in alcuni Stati occidentali - che pure non sfuggono alle rigide reprimende della relazione - alcuni movimenti nati oltreoceano faticano a guadagnarsi il pubblico riconoscimento, il dramma resta altrove.

Ci sono gli Stati totalitari, come la Corea del Nord, che hanno sancito nelle pagine della loro Costituzione un “diritto alla libertà religiosa” completamente inesistente nella realtà. Oppure quelli che, come l’Arabia Saudita, vietano pratiche differenti dalla religione di Stato e possiedono una polizia religiosa che costringe i fedeli non musulmani a vivere nell’ombra. Altri, come la Cina, una religione di Stato se la creano, gerarchie ecclesiali comprese, lamentando ingerenze straniere e reprimendo con la forza le voci dissidenti. Ed altri ancora, come l’Afghanistan e l’Iraq, dove il caos istituzionale e la debolezza dell’apparato giuridico non permettono una reale tutela delle minoranze.

Ondate di anti-semitismo hanno attraversato il Medio Oriente e l’America latina, ed in molti Paesi i missionari cattolici, dove non sono perseguitati, arrestati, torturati o uccisi, vengono espulsi. Eppure, nella sua severa denuncia globale, il rapporto sembra individuare fievoli raggi di luce. Ad esempio in Vietnam, dove è iniziato il riconoscimento legale di molte comunità religiose e, in particolare in seguito ai rapporti diplomatici con la Santa Sede, i cittadini possono praticare la loro religione con maggiore libertà. Ma lo spiraglio maggiore dell’anno appena trascorso è quello apertosi finalmente nella Repubblica Popolare Cinese. Dopo la nomina consensuale del vescovo di Guangzhou, in una lettera aperta indirizzata ai cattolici cinesi, Benedetto XVI ha chiesto rispetto e dialogo costruttivo. Ed in risposta il ministero degli Affari esteri cinese, sottolinea il rapporto americano, si è detto per la prima volta a favore dei miglioramenti nelle relazioni tra la Cina e il Vaticano. Piccoli grandi passi verso la libertà di credere senza rischiare la vita.

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