Giovedì 24 Maggio 2012
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Parla il Segretario della Difesa Usa Bob Gates

Il modello per le rivoluzioni arabe è la democrazia irachena

25 Maggio 2011
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“Un fatto che non avremmo mai potuto prevedere cinque mesi fa è che l’Iraq sarebbe divenuta la più avanzata democrazia dell’intera regione. Per quanto gli eventi appaiano contorti, quando si ripensa ai mesi e mesi che ci sono voluti per formare un governo, non è possibile ignorare il fatto che lo scontro sia sempre rimasto sul piano politico e che la gente non sia mai scesa in strada per uccidersi a vicenda. Il governo non ha mai sparato contro il suo popolo".

Tali riflessioni sulla primavera araba non vengono da John McCain e Joe Lieberman. A pronunciarle è Bob Gates, che ha parlato presso l'American Enterprise Institute, in uno dei suoi ultimi discorsi importanti da membro dell'amministrazione Obama. Il quasi ex Segretario della Difesa, rispondendo ad una domanda sull'interesse statunitense in Iraq, ha riferito che l’intento di Washington consiste nel sostenere "un modello di società multi-etnica e multi settaria. Un modello che dimostra come la democrazia può funzionare anche nel mondo arabo."

I commenti di Mr. Gates su questo tema si rivelano particolarmente interessanti. Gates, infatti, è stato uno dei membri dell’Iraq Study Group, creato dal presidente George W. Bush nel 2006, che suggerì cosa comportasse un ritiro dalla scena rispetto a un aumento delle truppe. Un consiglio che Bush fece proprio e che condusse alla vittoria sugli insorti.

Nell’incontro di ieri, Gates è andato poi oltre parlando delle opportunità strategiche che l'Iraq ha aperto nell'autocratico Medio Oriente, soprattutto se considerato come un alleato contro le ambizioni iraniane. Nota "un interesse reciproco, in Iraq e negli Stati Uniti, nel mantenere vivo questo rapporto", dopo il ritiro di circa 50.000 soldati previsto per la fine dell'anno, con il sostegno della logistica militare Usa, del lavoro di intelligence e della difesa dello spazio aereo.

Secondo Gates questa collaborazione invierebbe "un segnale forte alla regione che non stiamo andando via, che continueremo a recitare una parte nello scenario. Penso che sarebbe rassicurante per gli Stati del Golfo. Penso che non sarebbe rassicurante per l'Iran e questa è una buona cosa".

Il capo del Pentagono avvertite che la decisone di collaborare o meno su questo punto spetta all’Iraq, ma "penso che accetterà. Come spesso accade in Iraq, ci vorrà del tempo affinché i leader politici riescano a trovare una via giusta per procedere. Quello che posso dire è che, sia dal punto del futuro dell'Iraq sia per il nostro ruolo nella regione, possano escogitare un modo per farlo. E credo che gli Stati Uniti saranno disposti a dire si, quando arriverà quel momento".

Il motivo principale che portò alla deposizione di Saddam Hussein fu quello di proteggere l'America da ciò che tutti credevano essere le armi di distruzione di massa, ma una ragione secondaria era quella di dare agli iracheni la possibilità di governare se stessi in un modo che sarebbe diventato un modello per la regione. E, forse, per renderli un alleato USA.

Ecco, Mr. Gates sta dicendo che l'Iraq è questo modello e che anche l'amministrazione Obama considera, oggi, un Iraq democratico come un baluardo potenziale per gli interessi americani nel Golfo. Il resto della stampa non lo riconoscerà, ma il signor Gates sta più o meno dicendo: missione compiuta. (Tratto dal Wall Street Journal)

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